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domenica 26 Settembre 2021

Trump Presidente: appunti sparsi post nottata elettorale

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Alcune riflessioni a caldo dopo la sorprendente vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali statunitensi

Il vero punto delle nostre reazioni incredule, dei nostri sondaggi sbagliati, della nostra incapacità di analisi e di previsioni che spesso sono solo un azzardo (già lette adesso su “cosa succederà ora”, quando nessuno praticamente credeva a quanto accaduto fino a 10 ore fa), è che utilizziamo strumenti e metodi di un mondo vecchio per giudicare un mondo nuovo, che sfugge alle logiche cui siamo abituati. Non è che “sono tutti matti”: è che non abbiamo ancora trovato gli strumenti per capire cosa succede. Si può pensare che sia un aspetto tipico dei grandi cambiamenti d’epoca.

Le proteste contro l’establishment nascono anche dal fatto che quest’ultimo per anni non ha fornito risposte a una certa fascia di popolazione che dalla globalizzazione ha ricevuto danni, spesso percepiti come più tangibili rispetto ad altri vantaggi. E le proteste sono spesso bollate come “ignoranti” o “disinformate” dallo stesso establishment. Il punto è che quella stessa fascia di popolazione continua comunque a cercare delle risposte e non appena pensa di averne trovata una la segue con forza e determinazione – indipendentemente dal valore reale della stessa – soprattutto se farlo implica anche tirare un “calcio nel sedere” a chi rappresenta quello stesso establishment che lo ha finora ignorato. Capire le ragioni della protesta e fornire risposte vere è ovviamente il primo vero passo per influenzare tale dinamica, e non semplicemente esserne sorpresi.

Davanti a questo cosa fare dunque, e come, anche a casa nostra? Non abbiamo alcuna ricetta da proporre, ma nel piccolo sottolineiamo due cose, a noi stessi per primi: a) studiare, non accontentarsi dell’analisi superficiale o del titolone, andare in profondità: più ci si va, più si capisce che le cose sono complicate, che non tutto è bianco e nero, che non tutto il mondo ragiona con i nostri criteri, figli di una nostra cultura. Così si può iniziare a intuire qualcosa in più; b) altrettanto importante: non chiudersi nella propria torre d’avorio, noi e quei pochi che la pensano come noi, convinti che il mondo giri in base alle nostre certezze. Stare in mezzo alla gente, anche a quelli che non la pensano come noi. Ce ne sono parecchi anche tra gli amici. Parlare, ascoltare, discutere (si, fuori dai social è possibile farlo in maniera costruttiva e utile), comprendere… vivere. Altrimenti oltre il nostro naso ci lamenteremo e basta di un mondo che non gira più come vogliamo e che è ammattito. Possiamo farlo, certo, ma serve a pochino, e in fondo vuole anche dire un po’ fregarsene senza giocarcisi.

Alberto Rossi, Lorenzo Nannetti

Foto di copertina di Gage Skidmore Rilasciata su Flickr con licenza Attribution-ShareAlike License

Redazione
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Il Caffè Geopolitico è una Associazione di Promozione Sociale. Dal 2009 parliamo di politica internazionale, per diffondere una conoscenza accessibile e aggiornata delle dinamiche geopolitiche che segnano il mondo che ci circonda.

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