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    La Corea del Sud sta attraversando una congiuntura molto delicata del proprio percorso democratico, caratterizzata da una frammentazione politica in crescita e da una forte sfiducia verso l’attuale Presidente, Park Geun-hye.

    IL PARTITO DEL POPOLO, NUOVO AGO DELLA BILANCIA – L’anno 2016 ha rappresentato un punto di rottura nei confronti del tradizionale equilibrio politico sudcoreano, che per oltre vent’anni è stato caratterizzato da un bipartitismo sostanziale e dal predominio del gruppo parlamentare conservatore. Le recenti elezioni legislative, tenutesi il 13 aprile 2016, hanno infatti visto emergere un terzo polo all’interno dell’Assemblea Nazionale (organo legislativo della Repubblica di Corea, monocamerale, con 300 seggi), costituito dal Partito del popolo, formazione liberale, centrista e anti-establishment, fondata da Ahn Cheol-soo, un imprenditore in campo informatico. Il Partito del popolo è andato ad affiancarsi ai due partiti storici, che più volte hanno cambiato nome, ma in sostanza sono rimasti gli stessi, ovvero il partito della Presidente Park Geun-hye,  Saenuridi orientamento liberal-conservatore, e Minjoo, la controparte liberal-progressista, perennemente all’opposizione. L’emersione del Partito del popolo, nato da una scissione dal partito Minjoo, è avvenuta soprattutto ai danni del partito predominante Saenuri, che per la prima volta dal 2004 è stato sconfitto alle elezioni del 13 aprile, ottenendo 122 seggi contro i 123 di Minjoo e i 38 dello stesso Partito del popolo. I restanti seggi sono stati ottenuti dal partito Giustizia e dagli indipendenti, ma tali formazioni detengono una scarsa influenza all’interno dell’aula. A distanza di sette mesi i rapporti di forza sono cambiati in seguito ad alcuni cambi di casacca: Saenuri è tornato ad essere il partito di maggioranza (relativa) con 128 seggi, ben lungi dalla maggioranza assoluta di 152 seggi che aveva nel 2012, mentre Minjoo è calato a 121 e il Partito del popolo è rimasto stabile a 38. Le recenti elezioni non solo hanno dato al sistema dei partiti della Corea del Sud un aspetto tripartitico,  ma hanno anche delineato un nuovo equilibrio, dove il Partito del popolo rappresenta l’ago della bilancia: con i suoi 38 seggi tale formazione detiene infatti un grande potenziale di coalizione, perché, nel campo delle ipotesi, esso permetterebbe sia a Saenuri sia a Minjoo di creare una coalizione capace di raggiungere la maggioranza assoluta. Nonostante ciò, il Partito del popolo non è interessato a formare coalizioni, ma è orientato a massimizzare la propria capacità di ricatto, e per questo motivo ha bisogno che l’Assemblea Nazionale rimanga spaccata in tre, fatto sottolineato ad aprile, quando il Partito del popolo rifiutò la richiesta da parte di Minjoo di compiere un’alleanza elettorale prima delle elezioni.

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    Fig. 1 – La Presidente sudcoreana Park Geun-hye vota durante le elezioni legislative dell’aprile scorso, segnate dall’affermazione inaspettata del Partito del popolo

    L’OMBRA DELLO STALLO ISTITUZIONALE – In un regime politico come quello sudcoreano, di stampo presidenziale, dove l’organo legislativo non può sfiduciare l’esecutivo, mentre l’esecutivo non può sciogliere la camera, si raggiunge la massima stabilità quando un solo partito (o gruppo parlamentare) riesce ad ottenere sia la presidenza che la maggioranza assoluta alla camera, situazione verificatasi per Saenuri nel 2008 e nel 2012, cosa che permette al partito di maggioranza di attuare tranquillamente il suo programma politico. Poiché Saenuri non arriva più alla maggioranza assoluta, ma solo a quella relativa, non si trova più nella posizione di poter sostenere efficacemente il programma della Presidente Park Geun-hye. Il rischio peggiore è che l’impasse parlamentare possa bloccare l’esecutivo e portare il Paese allo stallo istituzionale. Il Partito del popolo potrebbe trarre grandi vantaggi da questa situazione, per il fatto che, con i suoi 38 seggi, può compiere atti di ostruzione a livello legislativo, in modo da screditare il partito Saenuri e bloccare il programma politico della Presidente. Saenuri, invece, per aggirare il blocco del Partito del popolo, può tentare la strada della politica del compromesso, cercando di ottenere l’appoggio di politici esterni al proprio gruppo parlamentare per soluzioni bipartisan, strategia che potrebbe essere fattibile per alcuni motivi: 1) la breve distanza ideologica tra i tre poli (accomunati da un orientamento liberale), fattore che rende il panorama politico coreano molto fluido e possibilmente aperto a soluzioni del genere; 2) su un totale di 300 membri dell’Assemblea Nazionale, ben 253 sono eletti con sistema maggioritario plurality in collegi uninominali, sistema che garantisce una maggiore connessione elettorale tra il rappresentante e gli elettori, e che assicura una notevole libertà per i singoli rappresentanti dal dirigismo partitico. In ogni caso è necessario sottolineare che la situazione rimane abbastanza incerta, quindi non è detto che tali supposizioni possano avere riscontro.

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    Fig. 2 – Una sessione dell’Assemblea Nazionale sudcoreana poco prima delle ultime elezioni legislative

    2017: L’INCOGNITA DELLE ELEZIONI PRESIDENZIALI – Il 20 dicembre 2017 il corpo elettorale sarà chiamato a eleggere il nuovo Presidente della Repubblica di Corea, che assumerà il ruolo di capo dello Stato e di Governo fino al 2022. L’attuale Presidente, Park Geun-hye, in carica dal 2012, non può essere rieletta (Art.70 […] the President shall not be reelected), e sta attraversando le settimane più difficili della sua presidenza, in quanto coinvolta nello scandalo che la vede influenzata nelle proprie decisioni politiche dalla sciamana Choi Soon-sil. Lo scandalo, che ha messo luce sull’elevata corruzione e sui rapporti clientelari che intercorrono tra i conglomerati economici (Chaebol) e il mondo della politica, è stato seguito da una forte reazione di discredito popolare (Gallup Korea afferma che la popolarità della presidente è calata al 4%) e che rischia di coinvolgere il partito Saenuri, che inizia ad accarezzare l’idea di poter perdere le prime elezioni presidenziali dal 2002. Manca però ancora più di un anno alle elezioni, e in un anno (come dimostrano le presidenziali statunitensi) possono cambiare davvero molte cose. L’esito delle elezioni dipenderà in primo luogo dai candidati , e proprio su questo terreno i partiti arriveranno a giocare le carte più importanti : mentre Ahn Cheol-soo ha intenzione di candidarsi per il Partito del popolo, Saenuri pone le sue speranze in Ban Ki-moon, Segretario Generale ONU, assai popolare in Corea, che potrebbe candidarsi alle presidenziali proprio tra le fila di questo partito, ma, non essendoci ancora la certezza assoluta, non bisogna escludere una possibile candidatura di Ban Ki-moon come indipendente. Per ora un solo fattore pare essere certo: il prossimo Presidente, chiunque esso sia, si ritroverà a interagire con un’Assemblea Nazionale divisa in tre, e che rimarrà tale fino al 2020, anno delle prossime elezioni legislative, aprendo per la Corea del Sud una fase di instabilità e di incertezze a livello politico, dove forse l’unica soluzione per attuare almeno parte del programma politico promesso sarà una buona dose di ricerca del compromesso tra le parti.

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    Fig. 3 – Una recente manifestazione a Seul contro la Presidente Park Geun-hye, che rischia l’impeachment per un grave scandalo politico

    Simone Munzittu

    [box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un chicco in più   

    L’Assemblea Nazionale, con una maggioranza qualificata dei 2/3, può iniziare un processo di impeachment nei confronti della Presidente Park Geun-hye: poiché l’opposizione raggiunge i 172 seggi, sarà necessario anche il voto di alcuni rappresentanti Saenuri (almeno 28) per far passare la mozione. In caso di passaggio della mozione sarà la Corte Costituzionale coreana a processare la Presidente ed eventualmente allontanarla dalla carica. Sarebbe la prima volta nella storia della Corea del Sud. La Costituzione della Corea del Sud prevede che in caso di fine anticipata del mandato presidenziale sia il Primo Ministro ad assumere provvisoriamente l’incarico di capo dello Stato fino all’inaugurazione del nuovo Presidente, che deve essere scelto tramite elezioni anticipate da tenersi entro 60 giorni dal termine del mandato del suo predecessore. [/box]

    Foto di copertina di mariosp Rilasciata su Flickr con licenza Attribution-ShareAlike License

    Simone Munzittu

    Sono nato in Sardegna nel 1996, a Cagliari. Presso l’ateneo di questa città ho conseguito con lode una laurea in Scienze Politiche, con una tesi sull’ascesa della partisanship nel Congresso degli Stati Uniti. Le mie più grandi passioni sono di natura economico-politica, e proprio di questo mi occupo all’interno del Caffè Geopolitico, nell’area dell’Asia-Pacifico. La Cina è il Paese che mi appassiona e che caratterizza i miei studi: attualmente vivo a Pechino, nell’ambito di un programma di laurea specialistica double degree tra l’Università di Torino e la Beijing Foreign Studies University. Inoltre, amo la storia, la musica, i giochi di strategia, la Formula 1 (da ferrarista convinto)… e anche il caffè.

     

     

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