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    Ucciso Al Qadari, emiro del branch caucasico dell’ISIS

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    La morte di Abu Mohammed al Qadari è un serio colpo alla strategia dello Stato Islamico che si appresta a spostare le sue azioni fuori da Siria e Iraq

    Abu Mohammed al Qadari, al secolo Rustam Asildarov, è stato ucciso il 5 dicembre in un’operazione antiterrorismo condotta dalle forze speciali del FSB in Daghestan. La notizia, oltre ad essere confermata dagli stessi vertici del FSB, è stata divulgata dall’agenzia di stampa russa TASS. Al Qadari era noto da molto tempo alle autorità russe, essendo stato in passato a capo della wilayah dagestana di Imarat Kavkaz. Ma il nome di al Qadari balza soprattutto agli onori della cronaca quando nel giugno 2014 l’emiro viene nominato direttamente da Abu Muhammad al Adnani – defunto portavoce di Daesh – come capo della provincia nord caucasica dello Stato Islamico, Wilayat al Qawqaz . Lo split sancito tra le due compagini terroristiche caucasiche certifica l’ormai assodata inimicizia tra al Qaeda e ISIS, entrambe alla ricerca della leadership del jihad mondiale. La morte di Asildarov segue in ordine cronologico altre importanti dipartite tra i ranghi di IS, tra le quali spiccano quelle di al Adnani e di Abu Omar al Shishani. Proprio mentre lo Stato Islamico si appresta a spostare il grosso delle sue operazioni, sia terroristiche sia belliche, al di fuori del Siraq, è venuto a mancare quello che sarebbe dovuto essere uno dei cardini più importanti su cui basare la nuova “vita” del Califfato senza stato. La scomparsa di al Qadari, oltre a privare l’ISIS del capo del suo branch caucasico, può rappresentare una minaccia anche in ottica della nuova verve che al Qaeda sta assumendo. Nel dualismo che vede contrapposti i due pesi massimi del jihad risulta difficile pensare che lo Stato Islamico lasci scoperta per tanto tempo la posizione di leader della sua filiale caucasica, anche alla luce della sensibilità che la regione ha sempre dimostrato verso al Qaeda sin dai tempi di Shamil Basayev e dell’insurrezione cecena. Nel giro di qualche mese dovrebbe seguire l’annuncio del nuovo spokesman del Califfato, Abu Hassan al-Muhajir, in cui si sancirà l’erede di al Qadari. Con questa mossa al Baghdadi proverà a non disperdere l’importante “patrimonio” di uomini su cui può fare affidamento nella regione. Nel mentre le operazioni nel Caucaso non termineranno, tutt’altro.

    Foto di copertina di quapan Rilasciata su Flickr con licenza Attribution License

    Valerio Mazzoni

    Nato, cresciuto e residente a Roma classe 1989, laureando in Scienze politiche per le Relazioni Internazionali presso l’Università Roma Tre. Formato accademicamente da nottate passate a giocare ad Age of Empire e Risiko, nutre da sempre una smodata passione per la storia e per le relazioni internazionali, con particolare interesse per il fondamentalismo islamico, i servizi segreti e la loro controversa storia. Per il Caffè Geopolitico si occupa della Russia e delle ex Repubbliche Sovietiche. I viaggi e la Lazio sono le sue passioni più grandi, anche se non disdegna rapide incursioni nel mondo NBA.

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