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giovedì 29 Ottobre 2020
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    Le relazioni sino-americane: la variabile Taiwan

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    Il mese di dicembre 2016 ha mostrato un irrigidimento nelle relazioni tra Cina e Stati Uniti. Il destino della diplomazia tra questi due Paesi è inevitabilmente legato ai rapporti che gli Stati Uniti intrattengono con l’isola di Taiwan

    LA TELEFONATA – Il 2 dicembre 2016 il presidente Donald Trump ha ricevuto una telefonata da Tsai Ing-wen, la presidente di Taiwan. Lo scoop è stato riportato dal Tapei Times e successivamente è stato confermato dal Financial Times. La notizia è rimbalzata sui media di tutto il mondo e ha fatto scalpore: era dal 1979 che i rapporti diplomatici tra i leader dei due paesi erano interrotti. Attraverso Twitter il presidente statunitense ha chiarito che la telefonata derivava dalla volontà di Taipei di congratularsi per la vittoria elettorale. Nonostante il rapporto con Taiwan sia un pilastro fondamentale della diplomazia tra Cina e Stati Uniti, la risposta cinese è stata piuttosto ambigua. Da un lato con una nota del suo portavoce Geng Shuang il Ministero degli Esteri della Cina ha espresso una protesta formale chiarendo con l’establishment statunitense che la politica one China non può essere messa in discussione. Dall’altro lato il governo di Pechino ha accusato principalmente Taiwan per l’accaduto.
    Attraverso il portavoce Ned Price la Casa Bianca e l’amministrazione Obama hanno confermato il perseguimento della politica “one China” scongiurando un eventuale cambiamento nei rapporti con Pechino.
    Qualche giorno dopo la telefonata, due tweet di Donald Trump hanno riaperto la polemica. Il tycoon ha criticato la politica di svalutazione monetaria dello yen messa in atto dal governo cinese, le alte tasse imposte sui prodotti statunitensi e la costruzione di una base militare nel Mare Cinese Meridionale. In un’intervista a Fox News andata in onda l’11 Dicembre, il neo-presidente degli Stati Uniti ha anche ribadito la sua posizione nei confronti di Pechino: egli ha dichiarato di conoscere perfettamente la politica one China che il governo statunitense ha perseguito fino ad ora ma ha aggiunto la possibilità che quest’ultima venga messa in discussione durante il suo mandato. In questo caso la reazione della Cina è stata particolarmente dura: il Ministero degli Esteri si è dichiarato seriamente preoccupato e ha escluso qualsiasi cooperazione tra i due paesi in caso di un cambiamento reale dell’atteggiamento della Casa Bianca.
    La crisi del drone sequestrato dai servizi militari cinesi il 16 dicembre è un ulteriore prova che i rapporti tra i due paesi si stanno irrigidendo. Il drone statunitense è stato inviato per raccogliere informazioni nel Mare Cinese del Sud, la zona marittima su cui Trump aveva polemizzato su twitter e che riveste una cruciale importanza nelle relazioni tra i due paesi. Dopo un paio di giorni Pechino ha liberato il drone e membri dell‘establishment cinese hanno dichiarato che il clamore internazionale scatenato dagli Stati Uniti per questa vicenda è stato eccessivo.
    Alla luce di questi sviluppi è difficile sostenere che la telefonata con Taiwan sia stato un banale errore dettato dall’inesperienza del tycoon. La sensazione è che egli stia preparando il terreno per la svolta promessa in campagna elettorale nei rapporti con la Cina.

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    Fig.1 – La presidente di Taiwan Tsai Ing-wen.

    L’ISOLA CONTESA – L’isola di Taiwan si trova al largo delle coste della Cina tra il Mare Cinese Meridionale e il Mare Cinese Orientale. L’isola gode di un governo e istituzioni politiche proprie che rivendicano la proprietà di territori che attualmente sono sotto il controllo della Cina. Le nazioni che riconoscono Formosa come nazione indipendente sono 22 e tra queste mancano le potenze occidentali e il governo di Pechino.
    In passato, grazie alla sua posizione strategica per il commercio, questo territorio è stato particolarmente ambito dalle grandi potenze. Dopo la prima guerra sino-giapponese, 1894-95, il Giappone ne ottenne il controllo fino al termine della Seconda Guerra Mondiale. Nel 1942 dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor le truppe alleate, in particolar modo statunitensi, iniziarono a supportare l’esercito cinese che era in guerra contro il Giappone dal 1937. La Dichiarazione del Cairo successiva alla conferenza del 1943 tenuta tra Roosevelt, Churchill e Chiang Kai-shek riassegnava l’isola di Taiwan alla Cina. Nel 1945 la Repubblica di Cina riprese il controllo dell’isola. La guerra civile tra il Partito Comunista di Mao e le forze del Guomintang capitanate da Chiang modificò, nuovamente, le sorti di Taiwan.
    Durante la guerra gli Stati Uniti hanno esplicitamente appoggiato le forze nazionaliste con la speranza di non assistere alla nascita di un nuovo regime comunista. Nonostante il sostegno statunitense le forze di Mao riuscirono a trionfare e Chiang e i suoi uomini furono costretti a fuggire a Taiwan dove mantennero in vita la Repubblica di Cina.
    Negli anni successivi i governi di Truman ed Eisenhower continuarono a sostenere economicamente e militarmente i dissidenti di Taiwan. Nel 1954 venne siglato il Mutual Defense Treaty che inseriva l’isola Formosa nella diretta sfera d’influenza degli Stati Uniti e fu un chiaro strumento di difesa contro eventuali attacchi della Repubblica Popolare di Cina. Con il progressivo allontanamento della politica cinese dall’URSS anche il governo statunitense cambiò la sua strategia. Tra il 1971 e 1972 il presidente Nixon affermò che Taiwan era una parte della Cina egli inoltre favoriva la dipartita dei rappresentati taiwanesi dall’Assemblea Generale dell’Onu. Nel 1979 il presidente statunitense Jimmy Carter ha ufficializzato il perseguimento della politicaone China”. In base a questo provvedimento Washington s’impegnava a identificare il governo della Repubblica Popolare di Cina come unico governo legittimo e riconosceva che Taiwan ne facesse parte.

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    Fig.2 – Una foto che ritrae alcune leader nazionali in un incontro del forum dell’APEC.

    I RAPPORTI TRA USA E TAIWAN – Dopo la svolta compiuta dalla presidenza Carter i rapporti ufficiali diplomatici tra i due paesi si sono interrotti fino alla telefonata tra Tsai e Trump. Nonostante questa interruzione, gli scambi commerciali tra gli Stati Uniti e Formosa non si sono mai arenati. Analizzando il volume di beni scambianti al momento Washington è il secondo partner commerciale per Taipei mentre per gli Stati Uniti la relazione economica con Taiwan è la nona più proficua. Le aziende statunitensi investono 23,7 bilioni di dollari nell’economia taiwanese, esse rappresentano la seconda maggiore fonte d’investimento straniero. Microsoft, IBM, HP e Intel sono solo alcuni esempi di compagnie nordamericane che hanno sedi nell’isola asiatica e che sfruttano l’avanguardia taiwanese nel settore dell’high-tech per favorire la ricerca tecnologica. Le imprese taiwanesi presenti sul suolo statunitense sono più di 600: nella maggior parte dei casi hanno sede nella Silicon Valley e investono nell’economia di Washington un totale di 14,45 bilioni di dollari.
    Anche nei settori industriale ed energetico la cooperazione tra i due paesi è molto stretta. Sono presenti diversi accordi bilaterali che legano gli Stati Uniti e Taiwan, tra cui il TUSA (Triangle USA Petroleum Corporation) e il Clean Coal Cooperation. Taipei e Washington sono entrambi membri dell’Apec, Asian-Pacific Economic Cooperation.
    Le relazioni commerciali tra i due paesi hanno indubbiamente influenzato la politica estera degli Stati Uniti. Lo scandalo pubblicato dal New York Times qualche giorno dopo la telefonata tra i due presidenti lo dimostra. Il senatore Bob Dole, 93 anni, è stato accusato di aver favorito il riavvicinamento di Washington a Taiwan attraverso azioni di lobbying. La testata statunitense ha reso pubblici dei documenti che dimostrano che, tramite la compagnia legale Alston&Bird, il senatore abbia ricevuto 140mila dollari per far incontrare Trump e il suo staff con i rappresentati del governo di Taiwan. Gli incontri sono avvenuti durante la campagna elettorale del tycoon.
    Le relazioni politiche tra Cina e Stati Uniti sono irrimediabilmente legate alle sorti di Taiwan. Ogni variazione nei rapporti tra Taipei e Washington comporta un effetto a catena su Pechino, d’altronde basta vedere gli effetti che ha suscitato una telefonata. La sensazione è che Trump forzerà ancora la mano per poter contrattare nuovi accordi con il governo cinese da una posizione di forza.

    Luca Barani

    [box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un chicco in più

    La collaborazione commerciale tra Taiwan e gli Stati Uniti è molto stretta. L’isola Formosa ha sottoscritto degli accordi bilaterali con alcuni Stati delle federazione statunitense. Si tratta del Taiwan Oregon Energy Cooperation e del Taiwan-Idaho Green Energy[/box]

    Foto di copertina di futureatlas.com rilasciata con licenza Attribution License

     

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    Luca Barani
    Luca Barani

    Nato nel 1992 a Modena sono all’ultimo anno della triennale di Scienze Politiche Sociali ed Internazionali all’Università di Bologna. Dopo il conseguimento del diploma ho lavorato come perito chimico ma dopo un paio d’anni ho capito che la mia passione era ben altra!!

    Sono stato per un periodo in Belgio grazie all’Erasmus dove sono entrato a contatto con gli ambienti dell’Unione Europea. L’Erasmus e altri progetti multiculturali mi hanno formato come cittadino europeo, collaboro con Amnesty International a livello locale. Sogno una laurea magistrale all’estero e di poter diventare un esperto dei rapporti tra l’UE e i paesi del Nord Africa. Scrivere per il CaffèGeopolitico mi permette di poter coltivare due grandi passioni: la politica internazionale e la scrittura. Nel tempo libero mi piace viaggiare e praticare sport.

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