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    Netanyahu e la politica dello struzzo

    In breve

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    L’attentato a Gerusalemme non è, molto probabilmente, opera dell’ISIS come indicato dal Premier Israeliano Benjamin Netanyahu. E notare la matrice differente non è errato, né complicità. E’ semplicemente l’analisi di fenomeni diversi, con origine diversa, che comunque sfociano in un atto terrorista, per il quale non c’è comunque giustificazione.
    Netanyahu però prova ad accusare l’ISIS perché altrimenti dovrebbe ammettere il fallimento della sua politica di sicurezza nei confronti della questione palestinese, che continua a ribollire anche se non è più sulle prime pagine dei giornali. Quando le situazioni non vengono risolte, non migliorano da sole: di solito peggiorano. E nel caso della questione palestinese il continuo fallimento dei negoziati e il sentimento di “essere ignorati” sta portando sempre più giovani palestinesi verso la radicalizzazione violenta – perché loro lo percepiscono come l’unico modo per ottenere giustizia. Non importa che sia sbagliato, per loro così è.
    Un atto terroristico, come quello a Gerusalemme, è sempre da condannare. Sempre. Chi fa queste scelte sbaglia sempre. Ma è anche necessario ricordarsi che non era inevitabile. C’è però chi ha voluto chiudere gli occhi. E, invocando l’ISIS, prova a chiuderli ancora.

    Lorenzo Nannetti

    Foto di copertina di xiquinhosilva rilasciata con licenza Attribution License

    Lorenzo Nannetti

    Nato a Bologna nel 1979, appassionato di storia militare e wargames fin da bambino, scrivo di Medio Oriente, Migrazioni, NATO, Affari Militari e Sicurezza Energetica per il Caffè Geopolitico, dove sono Senior Analyst e Responsabile Scientifico, cercando di spiegare che non si tratta solo di giocare con i soldatini. E dire che mi interesso pure di risoluzione dei conflitti… Per questo ho collaborato per oltre 6 anni con Wikistrat, network di analisti internazionali impegnato a svolgere simulazioni di geopolitica e relazioni internazionali per governi esteri, nella speranza prima o poi imparino a gestire meglio quello che succede nel mondo. Ora lo faccio anche col Caffè dove, oltre ai miei articoli, curo attività di formazione, conferenze e workshop su questi stessi temi.

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