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domenica 1 Agosto 2021

Il Cile e la crisi idrica

In breve

  • La Costituzione cilena del 1980 prevede la privatizzazione di alcuni beni essenziali, tra cui l’acqua.
  • La privatizzazione idrica, insieme alla crisi climatica, sta rendendo l’acqua un bene sempre più conteso tra le comunità locali e gli interessi economici di grande aziende.
  • Alla nuova Assemblea Costituente spetta il compito di modificare la precedente Costituzione e rendere l’acqua un bene accessibile a tutti.

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In 3 sorsi – L’aumento delle temperature, insieme a un sistema fortemente incentrato su principi neoliberali, sta creando criticità per quando riguarda le risorse idriche in Cile. La nuova Costituzione dovrà favorire una gestione pubblica ed equa dell’acqua.

1. L’ATTIVISMO IDRICO E LA NUOVA COSTITUZIONE

Il 15 e il 16 maggio 2021 il Cile ha scelto i 155 membri che andranno a scrivere nei nove mesi successivi la nuova Costituzione del Paese. Tra i temi che più hanno trovato spazio nel dibattito politico c’è stato quello ambientale, in particolare le problematiche legate all’acqua. Nonostante infatti la sua posizione geografica sull’Oceano Pacifico e le sue caratteristiche morfologiche, il Cile deve fare ormai da diversi anni i conti con gravi carenze idriche causate soprattutto dalla crisi climatica. Ad aggravare ulteriormente gli effetti dei cambiamenti climatici ci pensa la politica: il Cile è l’unico Paese al mondo la cui Costituzione sancisce la proprietà privata dell’acqua. Ecco dunque che si è sviluppato un vero e proprio attivismo idrico nel Paese andino, le cui rivendicazioni hanno trovato spazio anche nelle proteste di fine 2019, chiedendo una gestione equa e pubblica dell’acqua. Le speranze ora sono riposte nella nuova Assemblea Costituente, pronta a rivedere il sistema neoliberista che caratterizzava la precedente Costituzione e che ha favorito la privatizzazione di tanti settori essenziali.

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Fig. 1Proteste cilene a dicembre 2019 per chiedere azioni urgenti contro la crisi climatica. Nello stesso periodo, a Madrid, i leader mondiali erano impegnati al vertice COP25

2. LA CRISI CLIMATICA

La causa principale di questa situazione è il cambiamento climatico. Le temperature stanno aumentando costantemente, mentre le piogge e le nevicate stanno diminuendo. Il Cile, normalmente considerato un Paese ricco d’acqua, soprattutto nelle regione del sud, sta così vedendo le proprie risorse idriche diminuire velocemente. Dal 2010 al 2014 le temperature medie e massime del Cile sono state tra 0,5 e 1,5 gradi Celsius superiori a quelle registrate nel periodo che va dal 1970 e al 2000. L’aumento delle temperature porta a una maggiore evaporazione delle acque e a uno scioglimento più rapido dei ghiacciai delle Ande. Un ecosistema che si regge su un fragile equilibrio e le cui conseguenze ricadono inevitabilmente sull’attività produttiva dell’uomo. I ghiacciai infatti sono un meccanismo importante per immagazzinare l’acqua, in quanto riforniscono fiumi, laghi e sorgenti di acque sotterranee. La diminuzione dei ghiacciai fa sì che interi bacini idrografici risentano delle conseguenze. Questo poi influenza anche le attività economiche e commerciali che hanno a che fare con le risorse idriche, in particolar modo l’agricoltura e l’allevamento. Lo stesso Presidente Sebastián Piñera è consapevole della drammaticità del problema e nel 2020 ha annunciato piani per la costruzione di 26 nuovi bacini idrici, impianti di desalinizzazione dell’acqua e progetti di irrigazione innovativi. Il Cile ha proclamato zone di emergenza agricola in sei delle sue 16 regioni.

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Fig. 2Nella regione di Petorca gran parte delle riserve idriche viene utilizzata per coltivare avocado, creando problemi di disponibilità d’acqua alle comunità di quest’area

3. LE CRITICITÀ DI UN SISTEMA NEOLIBERALE

La Costituzione del 1980, redatta sotto la dittatura militare di Augusto Pinochet, ha posto le basi per il sistema neoliberista tuttora in vigore in Cile, favorendo la privatizzazione di molti settori essenziali della vita pubblica, come appunto anche l’acqua. Il Codice idrico del Cile del 1981, che fa riferimento proprio alla Costituzione dell’anno precedente, stabilì il diritto di proprietà sull’acqua e fece sì che i diritti idrici, fino ad allora garantiti gratuitamente dallo Stato, venissero privatizzati, con le società pubbliche che gestivano i servizi idrici e sanitari vendute a privati. L’idea era che un mercato liberalizzato avrebbe attirato gli investitori esteri e avrebbe favorito una naturale allocazione delle risorse. Oggi i servizi idrici del Cile sono di proprietà di grandi multinazionali, tra cui Suez Group, Aguas de Barcelona e Marubeni. L’acqua in questo modo, sotto la gestione dei privati, viene impiegata per agricolture intensive ad alta rendita economica, come l’avocado, a discapito dell’attività delle comunità indigene e dei piccoli agricoltori. Esempi sono il progetto Alto Maipo a Santiago e il business dell’avocado a Petorca. L’emergenza climatica, insieme a politiche che favoriscono le privatizzazioni, sono le cause di questa crisi idrica nel Paese andino, laddove gli interessi economici privati sembrano venir prima delle necessità e dei bisogni essenziali delle comunità locali. Alla nuova Assemblea Costituente il compito di segnare un’inversione di tendenza.

Matteo Barbanera

Chilean Andes” by kasio69 is licensed under CC BY

Matteo Barbanera
Matteo Barbanera

Laurea magistrale in Relazioni Internazionali conseguita presso l’Università degli Studi di Perugia.
Due Erasmus, entrambi in Germania. Un’esperienza di volontariato in Brasile. Sport, libri e tanti
viaggi. Nono sono bravo a scrivere le bio! Qui per parlare soprattutto di Sud America.

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