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    Il Pakistan dopo lo scandalo Sharif

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    Puoi leggerlo in 5 min.

    In 3 sorsi  Una delle vittime illustri dell’inchiesta dei Panama Papers è stato il Premier pakistano Nawaz Sharif, destituito dalla carica in seguito ad una decisione della Corte Suprema. Sharif, che si trovava nell’ultimo anno del suo mandato, dovrà adesso rispondere in tribunale alle accuse di corruzione e giustificare le ricchezze della sua famiglia.

    1. LA SENTENZA  Quando due anni fa l’inchiesta internazionale sui Panama Papers rivelò i dati di numerosi politici e celebrità collegati a conti offshore illeciti, lo scandalo toccò anche alcuni membri della famiglia del Premier pakistano Nawaz Sharif. In particolare, furono scoperti alcuni edifici residenziali di lusso a Londra di proprietà dei tre figli di Sharif. Dopo mesi di indagini e di processi, il giudice Ejaz Afzal Khan e gli altri membri della Corte Suprema pakistana hanno ritenuta incompleta e in parte falsa la documentazione presentata dagli avvocati della famiglia del Premier e hanno ritenuto ingiustificabile il tenore di vita di Sharif e dei suoi figli considerati i redditi da loro effettivamente dichiarati.

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    Fig.  1 – La sentenza della Corte ha obbligato Sharif a lasciare l’incarico di Premier

    Così lo scorso 28 luglio la Corte ha di fatto destituito dall’incarico il sessantasettenne Sharif, che perdendo l’immunità giuridica dovrà adesso rispondere delle accuse di corruzione. Nonostante l’ormai ex Premier si sia sempre dichiarato estraneo alla vicenda e ha definito l’indagine sulla sua famiglia una cospirazione, lo scandalo non poteva non investirlo. Anche cinque anni fa il Primo Ministro pakistano Yusuf Raza Gilani dovette dimettersi dopo una sentenza della Corte Suprema che lo accusava di oltraggio alla giustizia. A prendere il posto di Sharif è stato Shahid Khaqan Abbasi, fedelissimo dell’ex Premier e membro del suo stesso partito, la Lega Musulmana del Pakistan. Nonostante questo cambio al vertice, l’intero team di Sharif è rimasto al Governo, con l’aggiunta di alcune new entries suggerite dallo stesso ex Premier.

    2. LE PROSSIME MOSSE DI SHARIF  Nei giorni successivi alla decisione della Corte Suprema è arrivata la reazione ufficiale dello stesso Sharif, che ha annunciato un breve viaggio dalla capitale Islamabad alla sua città natale, Lahore. L’obiettivo è quello di dimostrare di non aver perso la sua forza politica e che il sostegno della popolazione nei suoi confronti è ancora grande. I dirigenti della Lega Musulmana si sono occupati di far arrivare al fianco dell’ex Premier interi pullman pieni di suoi sostenitori. Sharif non ha accettato la sentenza e ha intenzione di inviare una petizione alla Corte per ribaltare la decisione della sua destituzione. Nel frattempo è stato annunciato che Abbasi, inizialmente scelto come Premier ad interim per un periodo di 45 giorni, rimarrà alla presidenza del Governo fino alla fine naturale della legislatura e alle prossime elezioni che si terranno a metà 2018.

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    Fig. 2 – Sostenitori di Sharif manifestano contro la sentenza

    A sorridere dopo la sentenza è Imran Khan, leader dell’opposizione. Lo scandalo gli ha dato infatti una grossa opportunità per spingere l’indignazione della popolazione nei confronti di Sharif, un veterano della politica pakistana. Non a caso una petizione promossa dallo stesso Khan sembra aver esercitato una certa influenza sulla decisione finale della Corte Suprema. Il risultato del verdetto e la continua attività di denuncia nei confronti di Sharif potrebbero quindi aiutare Khan a catturare l’appoggio di alcuni settori della popolazione in occasione della prossima campagna elettorale. Rimane da vedere se questo basterà per avere la meglio su Sharif, che sembra intenzionato a ricandidarsi forte di alcuni importanti risultati ottenuti dal suo Governo. Primo tra tutti, una crescita del PIL nazionale del 5,2% ottenuta nel 2016. Anche la relativa diminuzione dell’attività terroristica nel Paese verrà utilizzata da Sharif per risalire alla guida del Governo per la quarta volta, dopo le vittorie elettorali del 1990, 1997 e 2003. Inoltre, bisognerà vedere in che modo Khan riuscirà a capitalizzare il modesto vantaggio nel Punjab, la più popolosa e ricca tra le quattro province del Pakistan, da sempre una roccaforte elettorale del partito di Sharif.

    3. TRUMP VS ISLAMABAD  Negli ultimi decenni gli Stati Uniti sono stati il maggiore partner politico del Pakistan, pedina fondamentale per la stabilità della regione asiatica, sia come contrappeso nucleare per l’India che come alleato nella lotta al terrorismo in Afghanistan. A cambio di ciò, la Casa Bianca ha garantito al Paese aiuti economici e militari. È stato stimato che dall’11 settembre 2001 il Pakistan abbia ricevuto dalle varie amministrazioni presidenziali americane più di 30 miliardi di dollari.

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    Fig. 3 – Le ultime dichiarazioni del Presidente Trump hanno provocato molta irritazione a Islamabad

    Ma nelle sue ultime dichiarazioni sulla strategia americana in Afghanistan, il Presidente Trump ha criticato duramente il Governo pakistano, accusandolo di aver supportato con continuità gruppi di estremisti islamici all’estero. Secondo la Casa Bianca, questo farebbe parte di una strategia per condizionare la situazione in Afghanistan e per fare pressione sull’India. Tra i gruppi supportati dai servizi di intelligence pakistani rientrerebbero i talebani e movimenti jihadisti come Jaish-e-Mohammed, Lashkar e-Taiba e Harakat-ul-Mujahidden. Trump ha annunciato che gli Stati Uniti non sono più disposti a tollerare il doppiogiochismo del Pakistan, e che potrebbero ritirare gli aiuti finanziari e l’appoggio politico al Paese. Islamabad ormai è vista come parte del problema, come “un porto sicuro per gli agenti del caos, della violenza e del terrore”, più che una possibile soluzione. Il Presidente americano ha proseguito annunciando che è arrivato il momento per il Pakistan di dimostrare il suo desiderio di ordine e pace nella zona. Nel frattempo la Casa Bianca sembra essere intenzionata a migliorare le relazioni con il Governo indiano, alleato fondamentale anche in chiave di contenimento alla Cina e alle sue iniziative marittime nel Mar Cinese Meridionale. Questa notizia arriva in un momento difficile per l’economia del Pakistan, già indebolita dallo scandalo corruzione. Dopo anni di crescita, l’indice di borsa KSE ha perso il 20 percento solamente negli ultimi tre mesi.

    In conclusione, la sentenza della Corte Suprema non sembra avere intaccato il potere di Nawaz Sharif nel Paese asiatico. Al Governo è arrivato un suo uomo di fiducia e il sostegno dimostrato da diversi settori della società pakistana dopo la sentenza fanno capire che il risultato delle prossime elezioni non è ancora scontato. Inoltre, Sharif continua a esercitare un’enorme influenza sul suo partito e sta concentrando i suoi sforzi per riorganizzare la Lega Musulmana in modo da migliorarne la popolarità in vista dell’appuntamento elettorale. Da monitorare saranno anche i rapporti di Sharif con i generali dell’esercito, danneggiati dalle critiche di alcuni leader politici riguardo la gestione e la neutralizzazione dei gruppi terroristi da parte delle forze armate. Per placare la reazione dell’alto comando dell’esercito l’ex Premier dovette destituire il Ministro dell’informazione e due suoi assistenti.

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    Fig. 4 – Il nuovo Premier pakistano Shahid Khaqan Abbasi

    Sharif e Abbasi avranno molto lavoro da fare nei prossimi mesi. Per quanto riguarda la politica interna, dovranno mantenere forte e stabile il Governo nazionale per reagire allo scandalo corruzione. Dall’altro lato, la priorità in politica estera sarà quella di ricucire lo strappo con gli Stati Uniti, un alleato troppo importante per il presente e il futuro del Paese.

    Antonino Clemente

    [box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un chicco in più 

    Nella storia del Paese nessun premier pakistano ha mai concluso la legislatura di cinque anni. La maggior parte ha dovuto interrompere il mandato per l’intervento dei militari o per interferenze della Corte Suprema, o ancora perché estromessi dal loro stesso partito o infine perché assassinati. [/box]

    Foto di copertina di Foreign and Commonwealth Office Licenza: Attribution License

    Antonino Clemente
    Antonino Clemente

    Nato a Palermo nel 1992, una volta compiuti diciotto anni mi sono trasferito a Roma, dove ho conseguito la laurea magistrale in relazioni internazionali presso l’università LUISS Guido Carli. Da sempre mi divido tra due grandi passioni: la cultura spagnola e quella cinese. Ho raggiunto il mio grande sogno di vivere in Asia nel 2014, quando ho studiato 6 mesi all’Università di Macau, nel sud della Cina. Questa esperienza mi ha formato a livello accademico e personale, lasciandomi con un’estrema curiosità per la geopolitica del Sud-Est Asiatico. Al momento vivo a Siviglia, in Andalusia, e nel tempo libero mi dedico alla fotografia, digitale ed analogica.

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