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     Cosa accade quando la fabbrica del mondo incontra la miniera del mondo? La vertiginosa ascesa degli investimenti cinesi in Africa, mentre l'Occidente rimane alla finestra

    LA CINA IN AFRICA – La penetrazione cinese nel continente africano e le implicazioni politiche, economiche e strategiche di tale fenomeno rappresentano un tema fondamentale per il futuro dell'Occidente. L'Africa infatti, in pochi anni, è diventata il laboratorio politico nel quale il governo di Pechino ha affinato la sua strategia di proiezione politica globale ed è, ad oggi, il banco di prova per analizzare le peculiarità del modello cinese e testarne l'efficacia nei paesi in via di sviluppo. Le relazioni tra Cina ed Africa hanno il loro punto di svolta nel 1993 anno in cui la Cina, sospinta dallo straordinario tasso di crescita economica, si trasforma da paese esportatore a importatore di petrolio. L'Africa dei primi anni '90 è un continente immobile, chiuso tra un paternalismo occidentale «di maniera», che non ha più interesse a coltivare i rapporti con i regimi neopatrimoniali in chiave anti-sovietica, e i tentativi degli organismi internazionali di imporre riforme economico-sociali in contesti del tutto inadeguati ad assimilare gli standard occidentali.  

    LA STRATEGIA DI PECHINO – I cinesi al contrario, affamati di risorse energetiche, individuano nel continente nero un partner strategico e cominciano a pianificare la loro agenda in base a quattro priorità: assicurarsi un canale di rifornimento stabile di materie prime e di cibo (cereali e altri beni primari), garantirsi l'appoggio del blocco di voto dei paesi africani nelle istituzioni internazionali e conquistare nuovi mercati. Per raggiungere gli obiettivi prefissati i cinesi fondano da subito la propria politica africana su due pilastri: una strategia comunicativa che adotta un linguaggio modellato sui principi di mutuo beneficio e di non-interferenza, e la concessione ai governi africani di enormi linee di credito a tassi di interesse bassissimi (debiti poi spesso cancellati). Così, in pochi anni, la maggiore fonte di prestiti all'Africa è diventata la Exim Bank cinese. Basti pensare che da metà degli anni '90 al 2004 gli aiuti cinesi all'Africa sono aumentati da 100 milioni a 2,7 miliardi di dollari annui. A differenza di quelli occidentali, i fondi cinesi sono erogati senza condizioni politiche, ma a patto che i progetti finanziati vengano appaltati, di solito nella misura del 70%, a imprese cinesi che utilizzano perlopiù manodopera importata dalla madrepatria.  

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    L’OCCIDENTE GUARDA ALTROVE – L'attacco alle Torri Gemelle del 2001 ha favorito ulteriormente questa colonizzazione silenziosa. In Occidente i riflettori dei media si sono orientati quasi esclusivamente sul Medio Oriente, e l'Africa è stata relegata alla rappresentazione classica del «luogo da salvare» e affidata ai ritornelli della retorica terzomondista. I cinesi invece, privi dei sensi di colpa del colonialismo, si sono accorti che guerre, carestie e malattie sono fattori che definiscono solo marginalmente l'Africa. Il continente nero per il governo di Pechino è una straordinaria opportunità di business e le stime prevedono che entro il 2010 la Cina diventerà il primo partner commerciale dell'Africa. La costante crescita demografica di una popolazione giovane, un Pil in continua espansione (nonostante la crisi) e un mercato potenziale di quasi un miliardo di persone fanno dell'Africa un contenitore ideale per le merci cinesi a basso costo. Inoltre è soltanto grazie all'appoggio africano che la Cina ha bloccato l'adesione di Taiwan all'OMS, ha evitato di essere condannata presso la Commissione Onu per i diritti umani e si è aggiudicata le Olimpiadi del 2008 e l'Expo del 2010. Il governo di Pechino ha creato appositamente un organismo sovranazionale per incontrare i leaders africani, il Focac, i cui meeting hanno grande rilievo sui media cinesi e sono l'occasione per concludere accordi commerciali e commesse industriali di prim'ordine. Gli occidentali perdono importanti fette di mercato e, privi di qualsiasi strategia politica, assistono impotenti.  

     VANTAGGI PER L’AFRICA? – I cinesi, tuttavia, accanto al modello di un'economia di sviluppo, che teorizza la necessità di un processo di riforme fatto per gradi con priorità riservata alle riforme economiche rispetto a quelle politiche, esportano tutte le proprie contraddizioni di un capitalismo fatto di bassi standard di governance, ambientali e lavorativi. È un destino auspicabile per l'Africa? 

    Stefano Gardelli redazione@ilcaffegeopolitico.it 22 giugno 2009

    Foto: in alto, manodopera cinese e africana a stretto contatto

    Sotto: una visita ufficiale di Hu Jintao in uno Stato africano

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    Il Caffè Geopolitico è una Associazione di Promozione Sociale. Dal 2009 parliamo di politica internazionale, per diffondere una conoscenza accessibile e aggiornata delle dinamiche geopolitiche che segnano il mondo che ci circonda.

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