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martedì 19 Ottobre 2021

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I brogli? Ci siano stati o no, ormai non è più importante. I fatti di questi giorni impongono di guardare oltre. Le questioni sono molteplici: il Paese darà governabile? Chi/cosa c'è dietro Ahmadi-nejad? Qual è il ruolo della Guida Suprema Khamenei? Quale futuro a breve periodo per l'Iran? Ecco quattro punti, rapidi ed essenziali, per capire cosa sta avvenendo e cosa potrebbe avvenire

1) COME SI PUO’ GOVERNARE ORA? – Il fatto ormai non è più se il Presidente Mahmoud Ahmadi-Nejad abbia vinto le elezioni in maniera regolare o, al contrario, facendo ricorso a dei brogli. La questione adesso è diventata un’altra: quale legittimità può avere un governo che, eletto democraticamente o meno, ricorre ad una così spietata repressione nei confronti di una popolazione che, pacificamente, esprime il proprio dissenso pubblicamente? E, dall’altra parte, cosa potranno fare i cittadini iraniani per non piegare la testa, continuare ad esprimere la loro contrarietà a questo governo e, allo stesso tempo, non offrire i loro corpi per lo scorrimento di quel sangue minacciato dalla Guida Suprema Ali Khamenei nel suo discorso durante la preghiera di venerdì scorso?

2) IL RUOLO DELLA DISOBBEDIENZA CIVILE – L’Ayatollah Hossein Ali Montazeri, uno degli uomini più influenti nella “Chiesa” iraniana, colui che ha affiancato Khomeini nella rivoluzione del 1979 e che ne era il successore designato, prima di cadere nelle sue disgrazie ed essere così estromesso dalla successione al ruolo di Guida Suprema, ha chiamato la popolazione ad osservare tre giorni di lutto per i morti durante le proteste. Già questo è un segnale forte di dissenso e sfida nei confronti del regime: non essendo il lutto proclamato istituzionalmente a livello nazionale e, dunque, non essendo autorizzato in via ufficiale, potrebbe trasformarsi in vere e proprie giornate di sciopero da parte della popolazione iraniana. Ciò porta davvero indietro al clima di disobbedienza civile che si respirava nel 1979 (gli scioperi furono un’arma fondamentale in quell’occasione).

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3) CHI COMANDA DAVVERO – Mai la Guida Suprema, fino ad ora, era arrivata a dare un sostegno così energico ad un candidato presidenziale o ad un Presidente, come d’altro canto non si era mai arrivati ad uno scontro frontale tra queste due cariche, neanche ai tempi in cui alla Presidenza sedeva il riformista Mohammad Khatami. La Guida Suprema ha sempre avuto, piuttosto, un ruolo di mediazione e di contro-bilanciamento del Presidente, qualora fosse stato il caso, proprio come accaduto più volte negli ultimi 4 anni con Ahmadi-Nejad e lo stesso Khamenei. Quella che con un felicissimo neologismo è stata nominata da Pepe Escobar la nuova “oligarchia teo-politica” (Khamenei/Ahmadi-Nejad/Guardiani della Rivoluzione), potrebbe andare a costituire, dunque, una nuova tipologia di classe dirigente, con i due elementi bisognosi ognuno dell’altro per la propria sopravvivenza e pronti a tutto per restare ancorati al potere. Da qui il pericolosissimo ricorso all’appellativo di terroristi nei confronti dei manifestanti repressi (pericoloso per la libertà di azione che teoricamente lascia alla repressione) e alle accuse ai governi occidentali, come tentativi estremi di giustificare e legittimare agli occhi della popolazione la propria azione violenta.

4) UNA NUOVA COREA? Se il regime continuerà a perseguire le strategie attuali nei confronti del dissenso interno e si dovesse saldare sempre di più, come sembra, l’alleanza tra il Capo dello Stato e i militari capeggiati da Ahmadi-Nejad, la comunità internazionale si troverà davanti un nuovo regime chiuso e poliziesco, stile Corea del Nord. In quel caso sarà difficile scendere a compromessi. Se invece le proteste dovessero portare (ipotesi per adesso più remota) ad un rovesciamento di regime, si assisterebbe ad un nuovo connubio tra Islam e democrazia.

Stefano Torelli Alberto Rossi [email protected]

 

Nella foto: Ahmadi-nejad assieme all’Ayatollah Kamenei, Guida Suprema del Paese iraniano

Alberto Rossi
Alberto Rossi

Classe 1984, mi sono laureato nel 2009 in Scienze delle Relazioni Internazionali e dell’Integrazione Europea all’Università Cattolica di Milano (Facoltà di Scienze Politiche). La mia tesi sulla Seconda Intifada è stata svolta “sul campo” tra Israele e Territori Palestinesi vivendo a Gerusalemme, città in cui sono stato più volte e che porto nel cuore. Ho lavorato dal 2009 al 2018 in Fondazione Italia Cina, dove sono stato Responsabile Marketing e analista del CeSIF (Centro Studi per l’Impresa della Fondazione Italia Cina). Tra le mie passioni, il calcio, i libri di Giovannino Guareschi, i giochi di magia, il teatro, la radio.

Co-fondatore del Caffè Geopolitico e Presidente fino al 2018. Eletto Sindaco di Seregno (MB) a giugno 2018, ha cessato i suoi incarichi nell’associazione.

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