utenti ip tracking
domenica 20 Settembre 2020
More

    Speciale COVID-19

    Contagi, proteste e maltempo: i tanti guai della Corea del Sud

    In 3 sorsi - Il coronavirus sembra aver esacerbato...

    Il SURE dell’Unione europea a sostegno dell’occupazione

    In 3 Sorsi – La Commissione europea ha formalizzato...

    Il lungo inverno di Melbourne

    Analisi - Secondo appuntamento con un "Caffè agli antipodi"....

    Il Cile tra virus e nuovo patto sociale

    In 3 Sorsi – Il Cile si sta avviando...

    Da oggi in poi

    In breve

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    I brogli? Ci siano stati o no, ormai non è più importante. I fatti di questi giorni impongono di guardare oltre. Le questioni sono molteplici: il Paese darà governabile? Chi/cosa c'è dietro Ahmadi-nejad? Qual è il ruolo della Guida Suprema Khamenei? Quale futuro a breve periodo per l'Iran? Ecco quattro punti, rapidi ed essenziali, per capire cosa sta avvenendo e cosa potrebbe avvenire

    1) COME SI PUO’ GOVERNARE ORA? – Il fatto ormai non è più se il Presidente Mahmoud Ahmadi-Nejad abbia vinto le elezioni in maniera regolare o, al contrario, facendo ricorso a dei brogli. La questione adesso è diventata un’altra: quale legittimità può avere un governo che, eletto democraticamente o meno, ricorre ad una così spietata repressione nei confronti di una popolazione che, pacificamente, esprime il proprio dissenso pubblicamente? E, dall’altra parte, cosa potranno fare i cittadini iraniani per non piegare la testa, continuare ad esprimere la loro contrarietà a questo governo e, allo stesso tempo, non offrire i loro corpi per lo scorrimento di quel sangue minacciato dalla Guida Suprema Ali Khamenei nel suo discorso durante la preghiera di venerdì scorso?

    2) IL RUOLO DELLA DISOBBEDIENZA CIVILE – L’Ayatollah Hossein Ali Montazeri, uno degli uomini più influenti nella “Chiesa” iraniana, colui che ha affiancato Khomeini nella rivoluzione del 1979 e che ne era il successore designato, prima di cadere nelle sue disgrazie ed essere così estromesso dalla successione al ruolo di Guida Suprema, ha chiamato la popolazione ad osservare tre giorni di lutto per i morti durante le proteste. Già questo è un segnale forte di dissenso e sfida nei confronti del regime: non essendo il lutto proclamato istituzionalmente a livello nazionale e, dunque, non essendo autorizzato in via ufficiale, potrebbe trasformarsi in vere e proprie giornate di sciopero da parte della popolazione iraniana. Ciò porta davvero indietro al clima di disobbedienza civile che si respirava nel 1979 (gli scioperi furono un’arma fondamentale in quell’occasione).

    content_290_2

    3) CHI COMANDA DAVVERO – Mai la Guida Suprema, fino ad ora, era arrivata a dare un sostegno così energico ad un candidato presidenziale o ad un Presidente, come d’altro canto non si era mai arrivati ad uno scontro frontale tra queste due cariche, neanche ai tempi in cui alla Presidenza sedeva il riformista Mohammad Khatami. La Guida Suprema ha sempre avuto, piuttosto, un ruolo di mediazione e di contro-bilanciamento del Presidente, qualora fosse stato il caso, proprio come accaduto più volte negli ultimi 4 anni con Ahmadi-Nejad e lo stesso Khamenei. Quella che con un felicissimo neologismo è stata nominata da Pepe Escobar la nuova “oligarchia teo-politica” (Khamenei/Ahmadi-Nejad/Guardiani della Rivoluzione), potrebbe andare a costituire, dunque, una nuova tipologia di classe dirigente, con i due elementi bisognosi ognuno dell’altro per la propria sopravvivenza e pronti a tutto per restare ancorati al potere. Da qui il pericolosissimo ricorso all’appellativo di terroristi nei confronti dei manifestanti repressi (pericoloso per la libertà di azione che teoricamente lascia alla repressione) e alle accuse ai governi occidentali, come tentativi estremi di giustificare e legittimare agli occhi della popolazione la propria azione violenta.

    4) UNA NUOVA COREA? Se il regime continuerà a perseguire le strategie attuali nei confronti del dissenso interno e si dovesse saldare sempre di più, come sembra, l’alleanza tra il Capo dello Stato e i militari capeggiati da Ahmadi-Nejad, la comunità internazionale si troverà davanti un nuovo regime chiuso e poliziesco, stile Corea del Nord. In quel caso sarà difficile scendere a compromessi. Se invece le proteste dovessero portare (ipotesi per adesso più remota) ad un rovesciamento di regime, si assisterebbe ad un nuovo connubio tra Islam e democrazia.

    Stefano Torelli Alberto Rossi redazione@ilcaffegeopolitico.it

     

    Nella foto: Ahmadi-nejad assieme all’Ayatollah Kamenei, Guida Suprema del Paese iraniano

    Alberto Rossi
    Alberto Rossi

    Classe 1984, laureato nel 2009 in Scienze delle Relazioni Internazionali e dell’Integrazione Europea all’Università Cattolica di Milano (Facoltà di Scienze Politiche). La mia tesi sulla Seconda Intifada è stata svolta “sul campo” tra Israele e Territori Palestinesi vivendo a Gerusalemme, città in cui sono stato più volte, che porto nel cuore e in cui andrei domani a vivere (e sì, sembra assurdo, ma anche mia moglie Cristina verrebbe di corsa con me. Nostra figlia Anita invece, nata a maggio 2015, ancora non ci ha detto cosa ne pensa). Vivo a Milano, dopo 28 anni di Brianza, e sono Responsabile Marketing della Fondazione Italia Cina e analista del CeSIF (Centro Studi per l’Impresa della Fondazione Italia Cina). Tra le mie passioni, il calcio (portiere, allenatore, tifoso), la politica, i libri di Giovannino Guareschi, i giochi di magia, il teatro, la radio. Già, la radio: nel 2009 conducevo un programma di esteri su Bmradio.it, e con alcuni amici/colleghi appassionati di geopolitica e relazioni internazionali ci siamo detti: la radio non basta, dovremmo inventarci qualcosa di più per parlarne… Ecco, Il Caffè Geopolitico, di cui sono Presidente, è nato più o meno così.

    Articolo precedenteScontenti tutti
    Articolo successivoLegge ‘ad personam’, San Suu Kyi fuori

    Ti potrebbe interessareCORRELATI
    Letture suggerite

    LASCIA UN COMMENTO

    Inserisci qui il tuo commento
    Inserisci il tuo nome