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domenica 17 Ottobre 2021

I timori per la presidenza slovena del Consiglio UE

In breve

  • Il semestre sloveno di presidenza del Consiglio UE è un’occasione per riflettere sul meccanismo di rotazione previsto dai Trattati.
  • Il premier sloveno Janez Jansa è su posizioni politiche tendenzialmente illiberali e si temono atteggiamenti divisori.
  • Nel mirino del Governo Jansa ci sono state recentemente sia la libertà di stampa che la nuova Procura europea anti-frodi.

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In 3 Sorsi – La Slovenia ha assunto la Presidenza del Consiglio per il periodo luglio-dicembre, tra le preoccupazioni di molti per gli atteggiamenti del premier Jansa, sostenitore delle posizioni illiberali dominanti in alcuni Paesi europei.

1. LA PRESIDENZA A ROTAZIONE DEL CONSIGLIO DELL’UE: UN SISTEMA EFFICACE?

La rotazione semestrale della Presidenza del Consiglio UE, introdotta dal Trattato di Lisbona nel 2009, è una delle atipicità del sistema di governo dell’Unione che derivano dalla sua incompiutezza istituzionale. Da un lato la supposta eguaglianza che il principio della rotazione assicurerebbe a ciascun Paese non può annullare l’effettivo peso politico maggiore di alcuni membri rispetto ad altri, dall’altro il ruolo guida offerto ai vari capi di Governo sulla sola base del calendario espone ciascuno alle inevitabili intermittenze degli indirizzi politici derivanti dalle diverse posizioni di coloro che via via si succedono nell’incarico, nonostante gli obiettivi a lungo termine siano coordinati a gruppi di tre Stati alla volta.
Il turno di presidenza che ha avuto inizio questo mese e durerà fino a dicembre è un esempio del rischio che un tale meccanismo rappresenta, con il premier sloveno Janez Jansa contestato come simpatizzante illiberale all’interno del suo Paese e, si teme, possibile interprete di atti o dichiarazioni non in linea con i valori fondativi dell’Unione.

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Fig. 1 – Il Primo Ministro sloveno a Bruxelles

2. IL SEMESTRE SLOVENO E LE POSIZIONI DI LJUBLJANA

L’agenda politica ufficiale del semestre sloveno dovrebbe in realtà essere centrata sul processo di avvicinamento all’Unione Europea dei Balcani occidentali, con l’auspicato avvio ufficiale dei negoziati per l’adesione di Albania e Macedonia del Nord, e sull’attuazione dei piani di ripresa di Next Generation EU. Ma non sono semplici pregiudizi i timori di molti politici e analisti di atteggiamenti sopra le righe da parte del premier sloveno: amico di Orbán e Trump (con il quale condivide l’uso smodato e provocatorio di Twitter), sostenitore dei tentativi ungheresi e polacchi di blocco del bilancio pluriennale UE al fine di evitare la condizionalità al rispetto dei principi dello Stato di diritto dei fondi per la ripresa post-Covid, responsabile di un generale deterioramento della libertà di stampa nel suo Paese, smaccatamentecontrario alla nuova Procura europea incaricata di perseguire le frodi al bilancio UE.
La Slovenia dovrebbe tra l’altro essere responsabile per la discussione sulla Relazione sullo Stato di diritto nei Paesi UE che la Commissione pubblicherà in estate.
I timori di Bruxelles per la possibile “sponda” di Jansa alle posizioni illiberali del suo sodale Orbán sono stati ben rappresentati dall’intervento di Ursula von der Leyen durante la cerimonia inaugurale del primo luglio a Ljubljana, durante la quale peraltro il primo ministro ungherese si è reso protagonista di una spiacevole provocazione: nel corso del proprio intervento si è spinto a mostrare alcune fotografie di giudici sloveni in compagnia di deputati socialdemocratici, accusando la magistratura slovena di legami con il passato regime comunista, suscitando tra l’altro lo sdegno del vicepresidente della Commissione Frans Timmermans (che si è rifiutato di apparire sulle foto ufficiali dell’evento).

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Fig. 2 – Jansa con Ursula von der Leyen

3. I TIMORI PER LA RADICALIZZAZIONE

Più che atti o iniziative specifiche, la preoccupazione di molti osservatori è proprio rivolta al possibile uso di quel linguaggio divisivo e di quelle provocazioni che tipicamente caratterizzano un certo tipo di discorso politico populista e reazionario. E che spacciano per indipendenza politica il non allineamento ai valori UE che non si condividono, pretendendo di limitare l’adesione all’Unione ai soli benefici finanziari. Quando il rispetto dei Trattati nella loro interezza e dei ruoli istituzionali imporrebbero invece condivisione dei valori fondativi e unità nel rispettarli.
Contrariamente a quanto sostengono alcuni, non si tratta di limitare le sovranità nazionali in nome di una presunta dittatura europea. Al contrario, la questione è evitare che l’intera Unione (libera associazione di Stati che vi hanno aderito firmando trattati internazionali) sia prigioniera dei ricatti di pochi o di singoli.

Paolo Pellegrini

Photo by milesz is licensed under CC BY-NC-SA

Paolo Pellegrini

Nato a Terni nel 1967, laureato in Giurisprudenza, sono un funzionario della Commissione europea. Prima di diventare un euroburocrate ho svolto vari lavori ed attività, tra cui l’editore e l’istruttore di paracadutismo sportivo, ma la cosa di cui sono più fiero è l’essere stato, per un breve periodo della mia vita, operaio metalmeccanico.

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