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sabato 15 Agosto 2020
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    Gli Occhi nel Jihad: 9 marzo – 22 marzo

    In breve

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 7 min.

    Miscela Dark Gli avvenimenti principali riguardanti la galassia jihadista in queste due settimane

    USA

    • Arrestato un minore nella cittadina di St. George, Utah, con l’accusa di aver lasciato all’interno della sua scuola un ordigno esplosivo fatto in casa con il chiaro intento di farlo deflagrare. Le autorità non hanno rilasciato ulteriori dettagli sull’identità dell’arrestato sul quale però pende anche l’accusa di aver issato, all’interno di un altro istituto, una bandiera dello Stato Islamico. L’ordigno esplosivo non ha provocato nessun ferito e nessuna vittima, essendo rimasto inesploso. Resta comunque preoccupante la facilità con la quale lo Stato Islamico riesca a diffondere istruzioni per la fabbricazione di bombe fatte in case o di veleni per i potenziali lone wolf.

    Esempio del titolo di un pdf. diffuso sui canali telegram, legati allo Stato Islamico, adibiti alla diffusione di istruzione per la costruzione di ordigni esplosivi fatti in casa.

    FILIPPINE

    • Rommel Banloi, presidente del CINSS (Center for Intelligence and National Security Studies), ha lanciato l’allarme sulla presunta fusione di 23 gruppi jihadisti filippini che avrebbero dato vita alla nuova filiale dello Stato islamico nelle Filippine. La notizia deve ancora essere confermata dall’esercito filippino, ma tra i gruppi individuati troviamo anche quelli che si resero protagonisti dell’assedio di Marawi e il Bangsamoro Islamic Freedom Fighters.
    SIRAQ

    • L’operazione Ramo d’Ulivo lanciata dalla Turchia nel nord della Siria, con il conseguente ricollocamento di parte delle milizie curde nei pressi del cantone di Afrin, ha in parte alleviato la pressione di quest’ultime sulle sacche dello Stato Islamico presenti ancora nel nord dell’Iraq. Nelle due settimane in cui l’operazione militare voluta dal presidente Erdogan ha raggiunto il suo apice, abbiamo assistito ad un nuovo aumentare delle operazioni di guerriglia, da parte dei miliziani di Daesh, concentrate soprattutto nei settori di Kirkuk, nell’Anbar, nella provincia di Ninive e di Salahuddin, alle porte di Baghdad. Solo negli ultimi cinque giorni si contano circa 70 morti tra milizie popolari sciite, milizie tribali pro-governative ed esercito iracheno. Questo dimostra come lo Stato Islamico, nonostante non possa più contare su mezzi e territori che aveva a disposizione fino a qualche mese fa, resti una minaccia persistente per il Paese. Il gruppo, inoltre, sembra cogliere immediatamente qualsiasi occasione che il nemico gli presti, dimostrando una notevole resilienza e ancora una notevole capacità letale nell’eseguire le operazioni mordi e fuggi che stanno contrassegnando questa nuova fase operativa del gruppo. Tutto questo mentre l’Iraq si appresta a tornare alle urne.
    • Stessa situazione dell’Iraq sembra riproporsi in Siria. Con le truppe governative impiegate nell’assedio di Gohuta Est e nel proseguo delle operazioni contro il gruppo HTSHayat Tahrir al Sham – nel governatorato di Idlib, abbiamo assistito all’offensiva dello Stato Islamico che partendo dal campo profughi di Yarmouk – periferia di Damasco – ha preso il controllo dei sobborghi di al Assali, al Qadam e di al Madhinia, provocando numerose perdite tra le milizie assadiste.
    • Naufragato definitivamente il cessate il fuoco tra il gruppo JTSJabhat Tahrir Suriya – e HTSHayat Tahrir al Sham. Se i secondi, al momento, possono contare su una notevole superiorità di mezzi e di uomini, i primi potrebbero godere, nel breve giro di posta, dell’aiuto e della sponsorizzazione turca. Una volta concluse le operazioni contro i curdi siriani sul confine settentrionale del Paese, ci sono buone ragioni di credere che Erdogan possa spostare le sue mire sul cantone ribelle di Idlib, al fine di consolidare la zona d’influenza turca nel nord della Siria. Visti i buoni rapporti che il governo turno ha da sempre intrattenuto con il gruppo Ahrar al Sham, ora facente parte di JTS, il mancato accordo tra Turchia e HTS nel periodo in cui, a Settembre, si provarono ad imbastire delle trattative tra i due, non è difficile immaginare chi dovrebbe essere l’attore di riferimento privilegiato dalla Sublime Porta quando si riapriranno i negoziati sul futuro del nord della Siria.

    Infografica diffusa da Amaq sulle operazioni nei sobborghi di Damasco e poi tradotta in Italiano dal canale Ghulibati a Rum

    AFGHANISTAN

    • Un raid aereo condotto da un drone US nella provincia di Kunar ha colpito un centro d’addestramento del TTP Tehrik Taliban e Pakistan. Sembra che il centro avesse la funzione di addestrare i futuri attentatori suicidi del gruppo. Tra i venti morti del raid risulta anche il figlio sedicenne del leader del TTP, Mullah Fazlullah, Abdullah.
    • Lo Stato Islamico nel Khorasan ha rivendicato l’attentato perpetrato a Kabul contro la comunità sciita Hazara, mentre questa era intenta ha commemorare la morte di Abdul Ali Mazari, leader locale ucciso dai Taliban nel 1995. L’azione suicida del gruppo ha provocato 9 morti e d12 feriti.
    • Tramite l’agenzia mediatica Amaq, lo Stato Islamico nel Khorasan ha rivendicato l’attentato suicida che ha colpito Kabul durante i festeggiamenti del Nowruz, il capodanno persiano. Molte delle 29 persone uccise sono appartenenti alla comunità sciita del Paese. Gli attacchi settari sono in preoccupante aumento nell’ultimo periodo, soprattutto da quando lo Stato Islamico ha accentuato il suo focus sulla regione. Questo tipo di strategia, un remake di quella già vista agli albori del gruppo nel Siraq, mira a disarticolare il tessuto sociale del Paese, a seminare l’odio tra le sue varie componenti etniche e ad accrescere la sfiducia della popolazione nei confronti del governo.
    PAKISTAN

    • Gli Stati Uniti hanno alzato a 5 milioni di dollari il premio per chi fornisse informazioni su Mullah Fazlullah, leader di Tehrik Taliban e PakistanTTP. Entrano inoltre nella lista anche le taglie di 3 milioni di dollari ciascuno per Abdul Wali, leader di Jamaat ul Ahrar – fazione interna del TTP, e per Mangal Bagh, che guida il gruppo Lashkar i Islam – attivo nel traffico di droga ed affiliato anche esso al TTP.
    • Il TTP, per mano del suo portavoce Mohammad Khurasani, reclama l’attentato suicida che ha ucciso 7 persone, di cui 4 poliziotti, nella città di Lahore. L’attacco è stato condotto a bordo di una moto imbottita di esplosivo. Una tattica che il TTP ha ripreso dai cugini afghani dell’Emirato Islamico dell’Afghanistan.
    UK

    • Nel 2017 sono aumentati del 57% gli arresti correlati al terrorismo in Gran Bretagna. Si è passati, infatti, dai 261 arresti effettuati nel 2016 ai 412 del 2017.
    YEMEN

    RUSSIA

    • Imponente operazione d’antiterrorismo condotta dal FSB nella regione di Mosca. Con 60 arresti e la perquisizione di 17 appartamenti è stata una cellula appartenente allo Stato Islamico che si occupava di reclutare aspiranti foreign fighters per poi inviarli a combattere sia in Siria che in Afghanistan. Gli arrestati sono tutti provenienti dalle ex repubbliche sovietiche centro-asiatiche e sono stati sequestrati, nelle abitazioni perquisite, enormi quantità di denaro in contante, documenti falsi, timbri statali e cartelle mediche.
    • Lo Stato Islamico nel Caucaso – Wilaya al Qawqaz – rivendica la responsabilità dell’attacco all’ufficiale di polizia ferito a Grozny. L’attentatore è stato ucciso dallo stesso ufficiale.
    ITALIA

    • Arrestato in provincia di Viterbo Denis Illarionovs, italiano di origine lettone, che aveva postato su facebook degli apprezzamenti per l’attentatore di New York Sayfullo Saipov. Dentro l’abitazione sono stati rinvenuti materiali utilizzabili per la fabbricazione di esplosivi, due pistole ad aria compressa ed un fucile.
    KASHMIR

    • Nelle ultime due settimane abbiamo assistito ad una disputa mediatica di primo livello tra ISKJ  Stato Islamico nel Kashmir e nel Jammu – e Ansar Ghazwatul Hind, gruppo autoproclamatosi filo al Qaeda nel Kashmir. Tutto ha avuto inizio con un’operazione antiterrorismo indiana che ha portato alla morte dei tre mujahidin Mohammad Tawfeeq, Eesa Fazili e Syed Owais. Il giorno dopo la loro morte, subito dopo i loro funerali, al Husam Media, una delle due agenzie mediatiche collegate allo Stato Islamico nel Kashmir e nel Jammu insieme ad al Qaraar, ha rivendicato l’appartenenza dei tre al gruppo di seguaci di al Baghdadi. Immediata, nel pomeriggio, è arrivata l’informativa del bollettino al Nasr, diffuso da al Hurr Media che è il ramo mediatico del gruppo Ansar Ghazwatul Hind, che a sua volta rivendicava l’appartenenza di Mohammad Tawfeeq al branch qaedista nel Kashmir. La mancata menzione degli altri due martiri, anche se solo in parte, conferma il comunicato diffuso da al Husam Media ma conferma come i concetti di appartenenza e fedeltà ad un determinato gruppo nel Kashmir siano molto flebili e fluidi. Questo rende la galassia jihadista kashmira di difficile comprensione e studio, anche a causa delle notevoli difficoltà che i due gruppi stanno riscontrando ad affermarsi nella regione, schiacciati da una parte dal governo indiano e dall’altra dai gruppi jihadisti pro-pakistani come Jaish e MohammadJeM – e Lashkar e TaibaLeT. Sull’appartenenza di Eesa Fazili, aka Abu Yayha al Istashadi, non ci sono dubbi, considerano che già nei mesi scorsi molte sue foto, con altri mujahidin fedeli allo Stato Islamico, erano state diffuse da al Qaraar. Il gruppo ISKJ, inoltre, sembra ricadere sotto l’ombrello del ben più solido ed affermato Stato Islamico nel Khorasan, che ha aiutato i primi nell’opera di rivendicazione del martirio del loro sodale diffondendo una sua foto contrassegnata con il nome della provincia che conferisce il nome al ramo asiatico di Daesh. Per quanto riguarda il gruppo Ansar Ghazwatul Hind, questa disputa mediatica intercorsa con i rivali dello Stato Islamico, potrebbe velocizzare il processo di riconoscimento da parte della leadership centrale di al Qaeda, che ancora manca, per lo meno pubblicamente, sin da quando il gruppo nel Kashmir è stato fondato dal suo leader Zakir Musa.

    Foto di Eesa Fazili diffusa da Amaq

    JIHADIMEDIA

    • Az Zallaqa Media, canale mediatico del gruppo JNIMJamaat Nasr al Islam tal Muslimin – ha diffuso un audio messaggio del suo vice comandante, Yahya Abu al Hamam, dove incita i suoi a resistere perché “..la pazienza porterà infine alla vittoria”, si condanna l’intromissione della Francia nelle politiche dei Paesi del Sahel e si invita quest’ultimi a non diventare dei proxies francesi.
    • As Sahab Media ha diffuso un nuovo video di Ayman al Zawahiri, leader di al Qaeda, dove si invita i musulmani a riconoscere gli Stati Uniti come il loro nemico principale e a colpirli ovunque. Siamo in netto aumento, nel 2018, con le apparizione di al Zawahiri, anche se probabilmente si tratta di registrazioni pubblicate postume. Comunque sia è evidente lo sforzo, da parte di al Qaeda, di colmare il vuoto, anche mediatico, che lo Stato Islamico sta lasciando all’interno della galassia jihadista, riproponendosi al mondo come vero campione del jihad globale.

    A cura di Valerio Mazzoni

    [box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un chicco in più 

     Qui potete consultare le precedenti uscite degli Occhi nel Jihad [/box]

    Valerio Mazzoni

    Nato, cresciuto e residente a Roma classe 1989, laureando in Scienze politiche per le Relazioni Internazionali presso l’Università Roma Tre. Formato accademicamente da nottate passate a giocare ad Age of Empire e Risiko, nutre da sempre una smodata passione per la storia e per le relazioni internazionali, con particolare interesse per il fondamentalismo islamico, i servizi segreti e la loro controversa storia. Per il Caffè Geopolitico si occupa della Russia e delle ex Repubbliche Sovietiche. I viaggi e la Lazio sono le sue passioni più grandi, anche se non disdegna rapide incursioni nel mondo NBA.

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