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sabato 31 Ottobre 2020
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    Elezioni in Costa Rica, una corsa sorprendente tra diritti civili ed economia

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    In 3 sorsi – Il candidato di centrosinistra Carlos Alvarado Quesada, del Partito Azione Cittadina, ha vinto il ballottaggio per le presidenziali del Costa Rica, che hanno visto un risultato tutt’altro che scontato. Al centro della campagna, il tema delle nozze gay. 

    1. LE ULTIME ORE PRIMA DEL VOTO IN COSTA RICA

    Il vantaggio raccolto da Quesada nei confronti del proprio avversario, il candidato conservatore Fabricio Alvarado, è consolidato a circa il 60%. 38 anni, un incarico come ministro del Lavoro nel governo uscente del Partito Azione Cittadini, Quesada ha ribaltato il risultato del primo turno delle elezioni tenutosi il 4 febbraio, il quale aveva visto vincitore l’evangelico Fabricio Alvarado con il 25% dei voti – contro il 22% ottenuto da Quesada –. Non essendo stato raggiunto il 40% necessario per ottenere la Presidenza, i due sfidanti hanno dovuto sostenere un secondo giudizio elettorale il 1 aprile, giorno in cui il centrosinistra ha conquistato nuovamente il Governo del Paese contro i pronostici che davano un sostanziale testa a testa fra i due avversari.

    La partecipazione alla tornata elettorale ha riscontrato valori insolitamente bassi considerando anche la concomitanza delle feste pasquali: il tasso di astensionismo è infatti attestato al 32,97% – dati del 1 aprile alle ore 21, fonte il Tribunal Supremo de Elecciones), un segnale positivo tenendo conto del record del 43,5% nel 2014 – con Luis Guillermo Solís contro Johnny Araya – e del 39.8% nel 2002 – con Abel Pacheco contro Rolando Araya –.

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    Fig. 1 – Carlos Alvarado Quesada, nuovo presidente della Costa Rica.

    2. LO SFIDANTE 

    A contendersi il titolo di presidente della Costa Rica è stato un candidato capace di far leva su una delle due anime politiche preponderanti della piccola Nazione latinoamericana: sebbene essa vanti una serie di traguardi incoraggianti sul tema dei diritti umani, anche a fronte delle esperienze dittatoriali vissute nel secolo scorso, la Costa Rica è anche un Paese fortemente evangelico e ciò diviene un fattore politicamente rilevante soprattutto all’interno delle sue aree rurali.

    Fabricio Alvarado, giornalista e cantante candidato per il partito Restaurazione Nazionale, ha puntato fin dall’inizio su questa peculiare sensibilità religiosa presentandosi come il difensore dei valori tradizionali. Il suo partito, definito come uno dei più conservatori del panorama politico nazionale, ha conseguito un risultato elettorale interessante, passando da un deputato eletto per la legislatura 2014-2018 a 14 per la legislatura 2018-2022. Argomenti economici, accordi politic, riforme istituzionali sono stati temi trattati ma non come lo spartiacque dei diritti civili.

    Nonostante il risultato finale che ha visto la sconfitta del fronte conservatore, Fabricio Alvarado ha dichiarato di essere pronto ad aiutare il nuovo presidente ed ha rassicurato i propri sostenitori affermando che: “Non siamo tristi, perché abbiamo fatto la storia, perché il nostro messaggio ha toccato le fibre più profonde della società di questo Paese”.

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    Fig. 2 – Fabricio Alvarado, candidato conservatore, uscito sconfitto al ballottaggio.

    3. LA QUESTIONE DEI MATRIMONI GAY IN COSTA RICA

    Come anticipato, il tema che ha maggiormente influenzato le scelte degli elettori è legato al riconoscimento legale del matrimonio omosessuale. La controversia è nata a seguito della decisione della Corte Interamericana dei Diritti Umani, la quale lo scorso gennaio ha risposto alla richiesta presentata dalla Costa Rica di pronunciarsi sul riconoscimento, da parte della Convenzione Americana, del diritto al cambio di nome delle persone in base all’identità di genere e i diritti derivati dall’unione fra persone dello stesso sesso senza coinvolgere il parlamento. A tal proposito, la Corte ha risposto che la Convenzione non protegge un unico modello di famiglia, non essendo la sua definizione legata al concetto di due persone di sesso diverso.

    La sentenza era stata emessa a seguito di un appello presentato dal Governo Solís, suscitando reazioni molto forti all’interno dell’opinione pubblica, tanto da dare lo slancio elettorale al partito di Restaurazione Nazionale. Durante la campagna, Fabricio Alvarado ha parlato di “dittatura” delle politiche di genere che sarebbero state imposte forzosamente dalla Corte. Dal canto suo il presidente eletto ha espresso il desiderio di cercare di rendere più facile la vita dei suoi compatrioti ed ha promesso un piano di opere pubbliche infrastrutturali per dare impulso alla vita economica del Paese. Ma dovrà fare attenzione ai conti pubblici, dato che il debito pubblico, secondo la Banca Mondiale, ha già raggiunto il 65% del pil nazionale.

    Riccardo Antonucci

    [box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””] Un chicco in più

    Alla base della sconfitta di Fabricio Alvarado, tuttavia, vi sarebbe ben più del mancato appoggio del riconoscimento dei matrimoni omosessuali. In primis, il candidato conservatore avrebbe avuto posizioni contraddittorie su questioni come l’uscita della Costa Rica dall’Organizzazione Interamericana per i Diritti umani, sostenuta prima delle votazioni del 4 febbraio con forza per poi essere mitigata in vista del ballottaggio. Simile destino ha subito la sua proposta di chiudere l’Istituto Nazionale per le Donne, intenzione che Alvarado ha, successivamente, persino negato di aver mai dichiarato. Per una visione più ampia degli errori strategici commessi dal candidato alle elezioni presidenziali, clicca qui. [/box]

    Riccardo Antonucci
    Riccardo Antonucci

    Sono nato a Roma il  29 gennaio 1996.Ho studiato presso la LUISS Guido Carli Scienze Politiche indirizzo Politics, Philosophy and Economics. Attualmente studio Energy Security Studies presso la Masaryk University. Ho diretto il giornale universitario Globe Trotter presso la LUISS e svolto l’attività di speaker per The International Newsroom (programma di approfondimento di geopolitica su RadioLuiss). Alla passione per la geopolitica unisco la mia personale mania per la scrittura (nel 2016 è stato pubblicato il mio primo saggio E – Politics. Riflessioni per una nuova dialettica politica), nonché il desiderio di intraprendere la carriera accademica o comunque legata alla ricerca.

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