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sabato 31 Ottobre 2020
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    Speciale COVID-19

    Dottrina Monroe…in salsa di soia?

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    Puntuale come di consueto, il 15 aprile scorso lo Stato Maggiore cinese ha pubblicato il nuovo Libro Bianco della Difesa. A differenza del precedente, è un testo più snello, con la metà dei capitoli, ma molto incisivo. Già il titolo, “L’impegno diversificato delle Forze Armate della Cina” pur tra molte conferme lascia intuire alcune novità, che ricordano in qualche modo l’antica dottrina Usa dell’America “agli americani”. Vediamo insieme i punti chiave

     

     

    RAFFORZARE IL PAESE –  Il punto di partenza è che per rendere la Cina più prospera un efficace apparato militare sia indispensabile, anche e soprattutto per far partire la propria ascesa dal controllo di quelle aree che Pechino considera cruciali. E’ in questa direzione che si muoveranno gli sforzi del Drago, ed è in quest’ottica che è stato scelto il nuovo Ministro della Difesa. Il candidato prescelto, Chang Wanquan, è infatti un generale formatosi nelle aree più calde della regione, dal Tibet allo Xinjang, zone ad alta tensione e con forti pulsioni separatistiche. Il suo curriculum lancia quindi un chiaro messaggio verso tutte le questioni che Pechino considera d’importanza nazionale, soprattutto quelle riguardanti la sovranità, dove il confine tra politica interna ed estera diventa infatti labile.

     

    STRATEGIA DIFENSIVA  L’elezione del nuovo presidente Xi Jinping non ha infatti cambiato la strategia cinese nella regione, che rimane ufficialmente difensiva e volta alla collaborazione regionale, ma queste sono parole da soppesare con molta cautela. La Cina considera infatti questioni di sicurezza nazionale le controversie con diversi Stati dell’area, come con Giappone, Filippine e Taiwan, e Xi ha reso ben chiaro che essa conta sulla propria forza per proteggere “il sogno cinese” o, secondo le stesse parole del nuovo presidente, “il rinnovamento della nazione cinese”, a cui tutti i cinesi hanno il diritto ad aspirare. Parole familiari?

     

    Il nuovo Segretario di Stato USA, John Kerry, con Xi Jinping

    INTERESSI NAZIONALI – Ogni potenza emergente che si rispetti vuole difendere il diritto al proprio “destino manifesto”, anche quando questo vuol dire tenere potenziali competitors lontani dalla propria area d’influenza. Il principale di questi avversari sono gli Stati Uniti, vecchi conoscitori di questa politica con una presenza costante nel Pacifico. Tra le questioni di “interesse nazionale”, infatti, vi sono la sovranità sulle isole Senkaku/Diaoyu e su Taiwan, tutte questioni che vedono coinvolta Washington direttamente o attraverso interposti alleati. L’avversario storico non viene mai menzionato, ma i riferimenti sono chiari. Benchè nel Libro Bianco si affermi che non ci sia nessuna pregiudiziale ad un maggior coinvolgimento americano nell’area, si ribadisce anche la preoccupazione che “alcuni Stati” possano impedire la realizzazione del suddetto sogno cinese. Preoccupazione a cui Pechino è disposta a reagire con “fermezza”.

     

    PECHINO IMPARA DA WASHINGTON  Uno degli elementi che ha posto le basi per l’ascesa americana nel secolo scorso è stata la Dottrina Monroe, dottrina in cui si dichiarava l’America area di esclusiva competenza degli americani, e si diffidavano quindi le potenze europee ad intervenirvi. Pechino sa che, se vuole assurgere al ruolo di potenza globale, ha bisogno di qualcosa di simile. Tutti i tasselli strategici di cui necessita sono in aree contigue alle proprie coste, e contese con Filippine, Taiwan, Giappone ed altri alleati statunitensi, senza contare che il 60% della flotta americana sarà ricollocata nel Pacifico entro il 2020. Il nuovo Libro Bianco non porta quindi sostanziali novità dal punto di vista metodologico, ma è molto importante perché consolida la precedente linea politica e muove i primi passi nell’elaborazione di una “Dottrina Monroe” in salsa cinese, cercando di porre la base ideologica per un allargamento della propria sfera d’influenza ed un’erosione di quella a stelle e strisce. La Cina, tuttavia, non ha la fortuna di avere la Royal Navy a proteggere le proprie coste, anche se dotata comunque di notevoli risorse. La partita resta quindi aperta e tutta da seguire.

     


    Marco Lucchin

    Marco Lucchin
    Marco Lucchin

    Ho 27 anni, sono originario del Varesotto ed appassionato di diplomazia e geopolitica. Laureato in Scienze Politiche in Cattolica con una tesi sul ruolo geopolitico di Taiwan, ho lavorato alla sede regionale del WHO a Copenhagen e ora mi occupo di sviluppo di start up digitali e geopolitica.

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