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lunedì 20 Settembre 2021

Namibia, Berlino riconosce ufficialmente il genocidio degli Herero

In breve

  • Il Governo tedesco ha riconosciuto il genocidio perpetrato durante l’occupazione coloniale dell’attuale Namibia nei confronti del popolo Herero, impegnandosi a investire ingenti risorse nel Paese.
  • Il genocidio è stato a lungo ai margini della memoria collettiva, ottenendo un reale riconoscimento solamente a distanza di più di un secolo.
  • Gli investimenti promessi dai tedeschi in Namibia non sono considerati da tutti come una vittoria.

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In 3 Sorsi – Dopo più di un secolo la Germania ha riconosciuto ufficialmente le atrocità commesse durante l’occupazione coloniale in Namibia con lo sterminio del popolo Herero.

1. UN RICONOSCIMENTO A LUNGO ATTESO

Per la prima volta la Germania ha riconosciuto ufficialmente i crimini commessi in Namibia nei confronti del popolo Herero tra il 1904 e il 1908. Il Ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, in un discorso senza precedenti ha definito le atrocità perpetrate nel Paese come genocidio, richiamando l’obbligo morale di Berlino di riconoscere le brutali persecuzioni messe in atto e, per quanto possibile, di porvi rimedio.
Ammettendo i crimini commessi durante il dominio coloniale, la Germania si è impegnata a supportare economicamente programmi di ricostruzione e sviluppo in Namibia per un totale di 1,1 miliardi di euro, somma che verrà stanziata in un arco temporale di 30 anni. Nonostante non siano formalmente definite come riparazioni, gli investimenti tedeschi mirano a beneficiare maggiormente il popolo Herero, promuovendo progetti per lo sviluppo di infrastrutture, energie rinnovabili, viabilità e riconciliazione tra i popoli.

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Fig. 1 – Il Ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, ha confermato durante una conferenza stampa del 28 maggio 2021 che Berlino avrebbe riconosciuto il genocidio degli Herero

2. UN GENOCIDIO DIMENTICATO

Colonia tedesca dal 1884 con la denominazione di Africa del Sud-Ovest, la Namibia rimase sotto il controllo di Berlino fino alla fine della Prima Guerra Mondiale. La colonizzazione del territorio e i progressivi insediamenti tedeschi portarono grandi tensioni in particolare con l’etnia Herero, che crebbero progressivamente fino a sfociare in un conflitto. Nel 1904, infatti, gli Herero, seguiti dal popolo Nama, iniziarono una rivolta contro i coloni. La Germania non esitò a rispondere con il pugno di ferro, mettendo in atto una serie di crimini che avevano l’obiettivo di sterminare l’etnia: esecuzioni di massa, esilio nel deserto, detenzione in campi di concentramento. Così almeno 60mila Herero, l’80% del popolo, morirono di stenti, insieme a 10mila Nama. 

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Fig. 2 – Un’immagine dall’edizione 2019 della Reparation Week, la marcia che si tiene ogni anno dal 2007 in Namibia, a Swakopmund, per il riconoscimento del genocidio degli Herero

3. UNA VITTORIA PER TUTTI?

Nessun Governo tedesco aveva mai riconosciuto fino ad oggi le atrocità perpetrate durante il dominio coloniale in Namibia, rendendo i rapporti tra i due Paesi complessi per lungo tempo. Questo passo di riconciliazione deriva da lunghe negoziazioni tra i due Stati, iniziate in particolare nel 2015, quando Berlino e Windhoek hanno iniziato a discutere formalmente un accordo, mantenendo però per anni posizioni opposte e apparentemente inconciliabili. L’accordo, alla fine, è stato raggiunto, ma non senza polemiche.
Se il Governo di Windhoek ha accolto positivamente il mea culpa tedesco, e l’accordo economico a esso seguito, diversa è stata la reazione degli Herero. Alcuni loro rappresentanti hanno infatti definito l’accordo come una svendita, un passo insufficiente per compensare le perdite subite dalle comunità Herero e Nama, ritenendolo inoltre un fallimento del Governo in carica e un segnale di debolezza che potrebbe influenzare negativamente il futuro del Paese. Bisognerà attendere i primi investimenti tedeschi in Namibia per valutare il reale impatto che essi avranno sulla condizione delle etnie colpite dal genocidio di inizio Novecento.

Alessia Rossinotti

Herero woman” by Gusjer is licensed under CC BY 

Alessia Rossinotti
Alessia Rossinotti

Classe 1994, da sempre appassionata di politica internazionale e diritti umani, con un particolare focus sul continente africano. Laureata in World Politics and International Relations presso l’Università di Pavia, ho svolto esperienze di tirocinio alla Rappresentanza Permanente d’Italia all’OSCE, e per una ONG che si occupa di pace e conflitti.

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