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lunedì 20 Settembre 2021

Il grattacapo afghano di Biden

In breve

  • I tragici eventi in Afghanistan evidenziano gli errori nelle aspettative dell’Amministrazione Biden circa la capacità dell’esercito afghano di respingere i talebani.
  • In un discorso dalla Casa Bianca, Biden si è rivolto al popolo americano provando a sottolineare le responsabilità del Governo afghano e dell’Amministrazione Trump.
  • Alcuni commentatori hanno accostato le immagini della presa di Kabul ad alcuni passaggi negativi della storia americana. È possibile che questo abbia un’influenza sulla popolarità del Presidente e sulle elezioni di metà mandato.

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Caffè lungoI recenti eventi in Afghanistan hanno smentito le previsioni dell’Amministrazione Biden su un possibile ritorno al potere dei talebani. Il Presidente ha cercato di spostare la responsabilità sull’esercito afghano e l’Amministrazione Trump, ma potrebbe non essere sufficiente per rispondere alle critiche. La gestione e le ragioni del ritiro delle truppe USA saranno sicuramente oggetto di discussioni in vista delle elezioni di metà mandato.

LA SOTTOVALUTAZIONE DELLA SITUAZIONE IN AFGHANISTAN

Il discorso di lunedì di Biden non ha placato le polemiche circa la gestione dell’Amministrazione USA del ritiro delle proprie truppe dall’Afghanistan. Oltre ai giudizi contrastanti per la decisione di porre fine alla presenza USA nel Paese (è ancora presto per valutarne gli effetti a lungo termine), numerose critiche sono state sollevate per la scarsa preparazione del ritiro e per l’erronea previsione degli avvenimenti delle ultime settimane. Errori di valutazione da parte della Casa Bianca e dell’intelligence si sono susseguiti quantomeno da luglio. Allora, infatti, Biden, incalzato dai giornalisti, riteneva “non inevitabile” una presa del potere dei talebani, dal momento che il Governo afghano contava su “300mila soldati ben equipaggiati come ogni esercito del mondo”. Nello stesso mese, secondo il New York Times, i briefings dell’intelligence ritenevano sarebbe passato almeno un anno prima di una minaccia talebana su Kabul. Fino a venerdì l’Amministrazione sosteneva che la capitale non fosse sotto “minaccia imminente”. E invece, domenica 15 agosto, mentre il Segretario di Stato e il Segretario della Difesa cercavano di spiegare la situazione ad alcuni importanti membri del Congresso, i talebani entravano nella capitale, il Presidente Ghani lasciava il Paese e Biden autorizzava l’invio di 6mila soldati per aiutare nelle operazioni di evacuazione dei cittadini e funzionari statunitensi rimasti nel Paese. La decisione del completo ritiro dall’Afghanistan è stata fortemente voluta da Biden, anche contro il parere dell’establishment militare. È una posizione nota del Presidente, che già si era convinto durante gli anni da Vicepresidente dell’impossibilità di un’efficace nation-building, anche per l’alto livello di corruzione governativa. Da qui l’insistenza dell’Amministrazione nel rimarcare il vero obiettivo originario della guerra: colpire Al-Qaeda ed evitare attacchi terroristici sul suolo USA. Il nation-building non era l’obiettivo, quindi la missione può dirsi conclusa da tempo.

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Fig. 1 – Il Presidente Biden durante il suo intervento sulla situazione in Afghanistan dalla East Room della Casa Bianca

LA DIFESA DEL PRESIDENTE

Lunedì sera il Presidente ha difeso le sue scelte in un discorso rivolto quasi esclusivamente al popolo americano e a un elettorato sempre più stanco dei lunghi interventi militari in Paese distanti e poco conosciuti. Anche se ha risposto più alle critiche circa il ritiro in sé, piuttosto che a quelle sulla sua gestione. Dopo aver riconosciuto uno sviluppo degli eventi più rapido di quanto previsto ha puntato il dito contro le Forze Armate afghane e il Presidente Ghani, accusandoli di aver “gettato la spugna e abbandonato il Paese”. In realtà alcuni funzionari USA avrebbero ammesso una sottovalutazione dell’effetto di un repentino abbandono del Paese sul morale dei militari afghani. Proprio il Governo afghano, a detta di Biden, avrebbe chiesto di aspettare a evacuare i collaboratori degli americani per non dare l’impressione di una situazione in rapida degenerazione. In un tentativo di respingere le critiche interne il Presidente ha evidenziato le responsabilità della precedente Amministrazione, che aveva stipulato un accordo con i talebani bypassando il Governo di Kabul, il quale a sua volta prevedeva il ritiro dei militari USA entro il 1° maggio 2021 in cambio della (debole) promessa di non permettere ad Al-Qaeda di progettare attacchi dal Paese. Inoltre, su richiesta dell’Amministrazione Trump, nel 2018 era anche stato liberato dal Pakistan Abdul Ghani Baradar, già vice del Mullah Omar, oggi possibile guida del ri-costituendo Emirato Islamico dell’Afghanistan. A detta di molti commentatori tale accordo ha effettivamente rafforzato la posizione dei talebani ed è una delle ragioni che ha permesso loro di riconquistare il Paese in così poco tempo. Biden ha aggiunto che un ulteriore rinvio oltre il 1° maggio avrebbe esposto i militari statunitensi a possibili attacchi e non avrebbe migliorato la situazione: se le Forze Armate afghane non sono state in grado di resistere dopo 20 anni, altro tempo non sarebbe servito.

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Fig. 2 – La precipitosa fuga nei pressi dell’ambasciata USA a Saigon nel 1975 è stata spesso accostata alle immagini della caduta di Kabul dei giorni scorsi

EFFETTO VIETNAM PER BIDEN

È ancora presto per determinare gli effetti che questi ultimi eventi avranno sulla presidenza Biden. Molto dipenderà da cosa accadrà nelle prossime settimane e quante persone Washington riuscirà a far evacuare. Il Presidente può però trarre conforto dal fatto che la maggioranza degli americani (circa il 70% secondo i sondaggi) è favorevole al ritiro e alla fine della “forever war. D’altronde lo stesso ritiro era stato fortemente voluto e iniziato da Trump, a conferma della popolarità dell’iniziativa anche tra gli elettori repubblicani. A questo va poi aggiunto che da anni ormai gli Stati Uniti hanno l’intenzione più generale di ritirarsi da tutti gli impegni diretti nel cosiddetto Medio Oriente allargato. Tuttavia alcune immagini del 15 agosto sono state accostate a eventi traumatici nella storia americana, come la caduta di Saigon nel 1975. Ad esempio Leon Panetta, già direttore della CIA e Segretario della Difesa con Obama, ha definito gli eventi recenti come la Baia dei Porci di Joe Biden, paragonandoli al fallito tentativo di invasione di Cuba nell’aprile 1961 da parte dell’Amministrazione Kennedy. Sono eventi che hanno segnato profondamente intere generazioni di americani, che hanno compromesso l’immagine e la credibilità americana nel mondo. Gli eventi di questi giorni in Afghanistan saranno sicuramente oggetto di dibattiti in vista delle elezioni di metà mandato del 2022. Insieme alla recrudescenza della pandemia, i timori per l’economia e l’aumento della criminalità, essi hanno aggiunto una freccia all’arco dei Repubblicani, che hanno già iniziato a incalzare l’Amministrazione. Il senatore Graham, ad esempio, ha chiesto, ricevendo una risposta positiva, al Capo dello Stato Maggiore Congiunto Milley se intendesse rivedere in peggio le previsioni di rischio circa un ritorno di gruppi terroristici in Afghanistan. Un recente sondaggio ha mostrato che la popolarità del Presidente è al punto più basso dalla sua elezione, per la prima volta sotto al 50%. Bisognerà ora vedere se la vicenda afghana avrà effetto anche in questo ambito. Se è vero che la politica estera conta sempre meno per un elettorato più concentrato sull’economia, resta da vedere se eventi di portata storica come quelli recenti possono nuovamente influenzare le scelte elettorali statunitensi.

Roberto Bordoni

Foto di copertina: “Humanitarian Aid Delivered to Afghan Village” by NATO Training Mission-Afghanistan is licensed under CC BY-SA

Roberto Bordoni
Roberto Bordoni

Sono nato a Brescia nel 1995 e dopo la triennale a Milano, mi sono laureato in International Security Studies a Trento. Sono appassionato di politica internazionale e storia contemporanea, soprattutto europea e americana. Amo i dibattiti e discutere di attualità e cinema.

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