Analisi – Dopo un anno di campagna elettorale caratterizzata da caos e violenza per mano dei gruppi ribelli, la RCA affronta una nuova crisi politica in seguito al crollo del Governo guidato dall’ex Primo Ministro Ngrebada, in un momento in cui anche i rapporti internazionali del Paese stanno cambiando direzione. I prossimi cinque anni di presidenza TouadĂ©ra, da poco rieletto, saranno decisivi per le sorti della RCA.
THE “WAR-WEARY COUNTRY”, IL PAESE STANCO DELLA GUERRA
Nella Repubblica Centrafricana (RCA) la lotta al potere sembra non avere tregua. Perennemente devastata dal 2013 dai conflitti interni perpetrati dai numerosi gruppi armati che oggi controllano una parte considerevole del territorio, la RCA continua a raccogliere gli orrendi frutti derivanti dalle ostilità mai sanate fra fazioni opposte nel Paese: prima, quelle fra il gruppo di milizie a maggioranza islamica del Nord del Paese, noto come Seleka e le coalizioni anti-Balaka, composte soprattutto da combattenti cristiani del Sud; poi, quelle che oggi vedono come protagonisti, da una parte, l’ex Presidente Bozizé, ufficialmente a capo del raggruppamento delle milizie di ribelli nella Coalizione di patrioti per il cambiamento (CPC) e, dall’altra, l’attuale Presidente Faustin Archange Touadéra e i suoi sostenitori. Bozizé deve affrontare un mandato di cattura internazionale per crimini contro l’umanità e istigazione al genocidio e le sanzioni delle Nazioni Unite per il suo presunto sostegno, in passato, alle attività delle milizie anti-Balaka, motivi per i quali non gli è stato permesso di presentarsi alle elezioni di dicembre 2020. La CPC, di cui Bozizé è a capo, ha l’obiettivo specifico di rovesciare il Governo centrale guidato da Touadéra, il quale, diventato Presidente per la prima volta nel 2016, è stato rieletto il 5 gennaio 2021 dopo una tornata elettorale caratterizzata da un’affluenza alle urne pari a meno di un elettore su tre. In vista delle elezioni, infatti, da inizio 2020 i ribelli hanno tentato più volte di conquistare la capitale Bangui e alcune provincie ancora in mano al Governo centrale, disseminando caos e violenze fra i civili, la maggior parte dei quali, al momento del voto, si è sentita troppo minacciata per recarsi alle urne.
Embed from Getty ImagesFig. 1 – Il Presidente della RCA, Faustin Archange TouadĂ©ra
DENTRO I CONFINI
Le Nazioni Unite sono presenti sul territorio dal 2013 con la missione MINUSCA, composta da circa 12mila unitĂ e con l’obiettivo di riportare l’ordine e la sicurezza nella regione (seppur con esigui risultati). Il recente rapporto redatto dalle truppe ONU sulle condizioni in cui verte la societĂ civile in seguito alla spirale di violenza in periodo di campagna elettorale è allarmante, denunciando numerose violazioni del diritto internazionale umanitario sia da parte dei gruppi ribelli sia da parte delle forze di sicurezza della Repubblica Centrafricana. Nello specifico, da luglio 2020 a giugno 2021 sono stati documentati 526 casi di abusi e violazioni di diritti dell’uomo, per un totale di 1.221 vittime (847 uomini, 146 donne, 59 bambine, 32 bambini e 137 persone di cui non è stato possibile definirne i dati anagrafici). La conferma della rielezione di TouadĂ©ra a gennaio 2021 non ha migliorato la situazione, inasprendo la lotta dei ribelli contro il Governo centrale e costringendo molti civili a spostarsi nella confinante Repubblica Democratica del Congo. Nel corso degli ultimi mesi ulteriori eventi hanno aggiunto instabilitĂ al Paese. Sul fronte politico lo scorso 10 giugno Firmin Ngrebada, primo ministro della RCA, ha rassegnato le proprie dimissioni, decretando così il crollo del Governo. Nonostante il Presidente TouadĂ©ra abbia giĂ nominato un nuovo Primo Ministro (l’economista ed ex ministro delle Finanze Henri-Marie Dondra), la popolazione attende, ora, di conoscere i nomi dei nuovi membri del Governo, auspicando un esecutivo in grado di rispondere all’attuale crisi interna. Sul fronte opposto, sei civili sono morti durante un attacco condotto il 31 luglio da un gruppo di ribelli in un villaggio nel Nord-Est della RCA, dopo che il 29 luglio le Nazioni Unite hanno deciso di prolungare per un anno l’embargo sulle armi e il regime di sanzioni nei confronti del Paese introdotti fra il 2013 e il 2014 per tentare di impedire ai gruppi armati attivi sul territorio di acquisire armi.Â
Embed from Getty ImagesFig. 1 – Il nuovo Primo Ministro centrafricano Henri Marie Dondra (a destra) a fianco del predecessore Firmin Ngrebada
LE TENSIONI CON PARIGI
Dal punto di vista geopolitico la RCA non vanta forti legami diplomatici con i Paesi stranieri, soprattutto ora che gli storici rapporti con la Francia si sono incrinati. Il giorno antecedente le dichiarazioni dell’ormai ex Primo Ministro Ngrebada, il Ministero della Difesa francese ha annunciato la sospensione degli aiuti e della cooperazione militare al Governo di Bangui, accusandolo di non essere in grado di mettere fine alla campagna di disinformazione contro le autoritĂ francesi. Negli stessi giorni le autoritĂ della Repubblica Centrafricana hanno accusato di spionaggio, cospirazione e minaccia alla sicurezza dello Stato un cittadino francese arrestato un mese fa dopo essere stato trovato in possesso di armi da guerra. Non è chiaro se questi avvenimenti e le dimissioni del Primo Ministro siano collegati.Â
Embed from Getty ImagesFig. 3 – Il Presidente francese Emmanuel Macron e l’omologo centraficano Faustin Archange Touadera a Lione per la fondazione del Global Fund to Fight AIDS, Tuberculosis and Malaria, nel 2019
L’AVVICINAMENTO A MOSCA
Contro una Francia che perde sempre piĂą terreno e influenza in RCA, la Russia si muove per diventare un attore di primo piano. Gli interessi in gioco sono molteplici, a partire dal controllo delle miniere di oro e diamanti nella regione, fino all’opportunitĂ di presentarsi alla comunitĂ internazionale come garante della stabilitĂ in Africa. Ottenendo l’esenzione dall’embargo delle Nazioni Unite, dal 2018 la Russia presta sostegno all’esercito nazionale della RCA fornendo armi di piccolo calibro e, di recente, ha inviato un gruppo di 600 istruttori militari per addestrare l’esercito e la polizia locali. Nonostante il merito riconosciuto ai paramilitari russi di aver respinto le offensive ribelli a fianco dei caschi blu e delle forze ruandesi durante il periodo elettorale, al Governo di Mosca sono state rivolte da parte delle Nazioni Unite numerose accuse di violazioni di diritti umani sul territorio africano. In particolare, i militari russi e le truppe della RCA sono accusati di abusi contro i civili attraverso un uso eccessivo della forza, uccisioni indiscriminate, occupazione di scuole e saccheggi su larga scala. Il Cremlino ha respinto ogni tipo di accusa. In questo clima di tensione su piĂą livelli, il Presidente TouadĂ©ra, forte sostenitore della presenza russa in RCA, si è mostrato aperto al dialogo con le milizie, rendendo verosimile, seppur con molte incognite, la possibilitĂ di un Governo di unitĂ nazionale per ricostruire un Paese dove la sete di potere e l’escalation di violenza hanno distrutto ogni speranza di pace.Â
Francesca Carlotta Brusa
“School children in the Central African Republic” by hdptcar is licensed under CC BY-SA