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domenica 17 Ottobre 2021

Mercosur alle prese con la crisi dei 30 anni

In breve

  • Dopo 30 anni il Mercosur non ha ancora raggiunto il proprio obiettivo iniziale: essere un mercato unico.
  • La stagnazione del commercio intra-blocco ha favorito la formulazione di proposte per flessibilizzare e aprire l’unione.
  • Il Mercosur nasce da un asse di cooperazione argentino-brasiliano, da cui dipende lo stato di salute del blocco e la sua sopravvivenza per il futuro.

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In 3 sorsi A trent’anni dalla nascita il Mercosur rimane un mercato unico solo di nome. Le attuali divisioni interne impongono una scelta per i prossimi anni: procedere nel processo di integrazione, oppure fermarsi a un’area di libero scambio.

1. UN PROCESSO DI INTEGRAZIONE INCOMPIUTO

Il trattato di Asunción del 1991, firmato da Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay, prevedeva la formazione del Mercato comune del Sud (Mercosur) entro il 31 dicembre del 1994. Dopo trent’anni il Mercosur non ha ancora raggiunto l’obiettivo iniziale: essere un mercato unico. Mentre in materia di libera circolazione delle persone ci sono stati dei passi avanti, il fattore capitale risulta più problematico a causa degli squilibri macroeconomici tra le diverse economie e dei controlli sui cambi per evitare fughe di capitali. Una politica commerciale comune è difatti assente. Il Mercosur non è un membro dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e ciò comporta che non negozi con una voce unica ai tavoli delle trattative a Ginevra, ma è riconosciuto come un’unione doganale. Tuttavia, ad oggi, il Mercosur rimane un’unione doganale imperfetta, perché esistono eccezioni alla libera circolazione delle merci e dei servizi, sia dentro la stessa area di libero scambio che nei confronti di Paesi terzi. La tariffa doganale esterna comune è in media del 12,5% e può arrivare fino a un 35% per alcuni prodotti. In casi eccezionali si può chiedere un azzeramento tariffario per un anno su determinate merci. Questo meccanismo di “perforazione” transitoria viene ampiamente usato dai membri del blocco, Brasile in primis.

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Fig. 1 – Palazzo del Mercosur a Montevideo, Uruguay

2. DIVISIONI INTERNE E PROBLEMI ATTUALI

Sin dalle origini le divisioni interne al Mercosur sono dipese dalle asimmetrie esistenti tra le quattro economie, che si traducono spesso in interessi divergenti. I dazi elevati servivano a proteggere le industrie nazionali argentine e brasiliane, poco competitive con il resto del mondo. Diversa era invece la posizione di Uruguay e Paraguay, prive di industrie locali da difendere. La stagnazione del commercio intra-blocco, fermo a quota 15% da diversi anni, ha favorito la formulazione di proposte per flessibilizzare e aprire l’unione. Da un lato la proposta del Governo Bolsonaro di ridurre la tariffa esterna comune a una media del 7%, nonostante le ripercussioni per l’industria e i beni capitali, tanto argentini quanto brasiliani. Dall’altro la possibilità che ogni Stato membro possa negoziare per proprio conto accordi commerciali con terze parti, senza ricevere il consenso degli altri. Sul punto si battono da tempo Paraguay e Uruguay. Quest’ultimo in particolare ha recentemente annunciato che inizierà a conversare su possibili accordi commerciali con nuovi partner extra-zona, ignorando le regole dell’accordo.

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Fig. 2 – Paulo Guedes, Ministro dell’economia del Brasile, fautore di una flessibilizazione del blocco

3. L’ASSE ARGENTINO-BRASILIANO E IL FUTURO DEL MERCOSUR

Malgrado i problemi attuali il Mercosur rimane il più importante processo di integrazione del Cono Sud. La sua nascita si deve alla creazione di un asse di cooperazione argentino-brasiliano a partire dalla metà degli anni Ottanta, da cui dipende lo stato di salute del blocco e la sua sopravvivenza per il futuro. Argentina e Brasile insieme costituiscono il 96% dell’interscambio del Mercosur e il Brasile da solo pesa per tre quarti del totale. Negli ultimi vent’anni le scelte del Mercosur sono oscillate in base ai Governi di turno insediati a Buenos Aires e a Brasilia. Osservando tali esecutivi emerge che le fazioni politiche di sinistra sono più inclini a proteggere gli interessi degli industriali, mentre i gruppi politici di destra mirano a favorire le lobbies del settore agricolo, più competitive a livello globale. La parentesi liberista Bolsonaro-Macri, che aveva permesso di avanzare nell’accordo con l’Unione Europea (ora fermo per volontà europea), si è conclusa con l’arrivo di Fernández alla Casa Rosada. Un’eventuale vittoria elettorale di Lula in Brasile nel 2022 potrebbe segnare un ritorno al protezionismo. La sfida per il futuro sarà quindi decidere se avanzare nel processo di integrazione, oppure fermarsi a un’area di libero scambio.

Alberto Mazzuca

z210707a-11” by Cancillería Argentina is licensed under CC BY

Alberto Mazzuca

Alberto Mazzuca è laureato in Storia e in Scienze politiche presso l’Università di Roma Tre e si è specializzato sui temi del commercio internazionale e dello sviluppo all’Università di Tor Vergata (Roma) e presso l’Universidad de Chile (Santiago). Per Il Caffè Geopolitico scrive di America Indo-Latina.

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