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mercoledì 5 Agosto 2020
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    Elezioni in Albania: il bivio europeo

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    Il 23 giugno gli albanesi andranno ad eleggere il governo che li guiderà per i prossimi quattro anni.  Le elezioni, mai come questa volta, hanno una grande valenza dal punto di vista internazionale: sono diventate un banco di prova per la futura integrazione dell’Albania nell’Unione Europea. Inoltre, da un punto di vista interno, l’Albania si trova di fronte ad una crisi istituzionale dovuta al problema che si è creato con la Commissione Centrale delle Elezioni.

     

    L’ALBANIA AL VOTO 2013 – Le elezioni in Albania questa volta coincidono con il suo percorso d’integrazione europea. L’Unione Europea è stata chiara con i leader politici albanesi: senza elezioni  democratiche l’UE respingerà ancora una volta la candidatura dell’Albania. Uno dei criteri chiave che l’UE chiede all’Albania di rispettare è quello del consensus politico. Senza questo criterio non si può avere quell’equilibrio tra governo e opposizione. Senza un dialogo tra i leader politici non si può avere quella stabilità istituzionale che garantisce la democrazia e lo stato di diritto, criteri indispensabili per definire uno stato democratico.

    L’ambiente a Tirana è teso come non mai. Da una parte i due schieramenti si scontrano in un momento critico all’interno dei loro stessi partiti. Il Partito Democratico (PD) di Sali Berisha è al governo da otto anni e con una eventuale sconfitta in queste elezioni potrebbe perdere il suo leader, che da molti anni guida la destra albanese in maniera incontrastata. Dopo essere stato prima Presidente e poi Primo Ministro dell’Albania sarebbe difficile vederlo in altre funzioni minori.

    Il candidato Edi Rama
    Il candidato Edi Rama

    Dall’altra parte Edi Rama, dopo aver guidato la Capitale per undici anni, ha perso le ultime due elezioni da quanto è il leader del Partito Socialista (PS): quelle amministrative nel 2011, dove era ancora candidato sindaco di Tirana per il quarto mandato consecutivo come sindaco; quelle governative nel 2009, il cui esito non è stato riconosciuto dal Partito Socialista. In quell’occasione Edi Rama aveva promesso che in caso di sconfitta avrebbe dato le dimissioni da leader del partito, ma per come andarono le elezioni, piene di contestazioni, rimase alla guida del partito non riconoscendo la vittoria della destra. Un’ulteriore sconfitta farebbe crollare la sua leadership all’interno del Partito.

    L’ago della bilancia per creare la maggioranza in Parlamento nelle ultime elezioni del 2009 è stato il movimento socialista per l’integrazione (LSI in albanese). Il 3 aprile di quest’anno il suo leader, Ilir Meta, dichiara conclusa la sua collaborazione con il Partito Democratico di Berisha al governo insieme dal 2009  e riabbraccia il Partito Socialista di Edi Rama.

     

    FRAGILITA’ ISTITUZIONALE – Questa mossa ha avuto le sue conseguenze nei due poli. Berisha aveva corteggiato a lungo Meta, ma quest’ultimo, dopo qualche riflessione, ha deciso di sostenere il Partito Socialista. Questo cambio di fronte del LSI ha spinto il Partito Democratico a chiedere al Parlamento la sostituzione di un membro della Commissione Centrale delle Elezioni con un candidato della sua coalizione. Questo tipo di decisione dimostra tutta la fragilità delle istituzioni albanesi di fronte alla pressione politica.

    Infatti, la Commissione Centrale delle Elezioni (CCE) è un organo indipendente dalla politica. I suoi  membri sono nominati dai partiti, ma una volta eletti sono tenuti ad operare in modo indipendente. Dei sette membri dell’organo, tre sono scelti dalla maggioranza e tre dall’opposizione con un presidente indipendente che deve avere il consenso di tutti e due gli schieramenti. Il loro mandato dura sei anni e non possono essere rimossi per motivi politici. Possono essere messi sotto accusa dal Parlamento solo in caso di qualche crimine, nel caso rifiutino l’esercizio del loro mandato o siano coinvolti in attività politica.

    L'attuale Primo Ministro Sali Berisha
    L’attuale Primo Ministro Sali Berisha

    Il Partito Democratico ha però chiesto al Parlamento la revoca del mandato di Ilirjan Mujo come membro del CCE. Infatti Mujo era stato nominato nel 2012 dal LSI. La giustificazione addotta è che Mujo era stato proposto dal LSI e con lo schieramento di quest’ultimo con il PS si perderebbe “l’equilibrio politico” all’interno del CCE.

    La revoca del mandato di un membro del CCE non può avvenire se non per i motivi sopraelencati, e in segno di protesta hanno presentato le loro dimissioni altri due membri del CCE. A questo punto qualunque sia l’esito delle elezioni in Albania, senza il suo organo giudicante nella pienezza delle funzioni, il rischio di creare caos è concreto. Con soli quattro membri la CCE non può svolgere il suo ruolo chiave di istituzione d’appello per le contestazioni. Infatti, secondo la legge elettorale albanese, sono richiesti cinque voti all’interno del CCE per assumere decisioni.

     

    LA COMUNITA’ INTERNAZIONALE – Rispetto a questa situazione di stallo, le voci internazionali sono intervenute senza particolare incisività, lasciando che siano i politici albanesi ad affrontare in maniera autonoma i problemi. L’unico a criticare in maniera decisa l’intromissione del PD nel CCE è stato l’ambasciatore degli USA in Albania, Alexander Arvizu, il quale prima della seduta in Parlamento dove si decideva la rimozione di Mujo aveva dichiarato:

    la CCE ha un mandato ben definito e chiaro. E’ l’istituzione responsabile di supervisionare il processo elettorale e, come tale, è importante che l’indipendenza di tale istituzione venga rispettata. La CCE dovrebbe essere libera da interferenze di qualunque individuo e qualsiasi istituzioni e tra queste anche il parlamento albanese

    Di tono un po’ minore l’intervento di Edoard Kukan, Capo della delegazione del Parlamento Europeo per l’Albania, il quale sottolinea che il Parlamento Europeo e le altre Istituzioni europee si aspettano dall’Albania delle elezioni democratiche, che rispettino il Codice Elettorale e il conteggio dei voti. Sarebbe importante per l’Albania, continua Kukan, che queste elezioni si svolgano in maniera democratica, che non ci siano contestazioni e tutte le parti accettino il verdetto. Kukan ha concluso la sua dichiarazione dicendo che rimaneva scettico riguardo al dialogo tra i due schieramenti nella situazione attuale, e questo non aiuta sicuramente l’Albania a raggiungere gli obiettivi prefissati dall’UE.

     

    LA POSTA IN GIOCO – Questa volta va oltre la guida del paese: i due schieramenti sono di fronte all’UE. Ma sono anche di fronte al popolo albanese, il quale aspetta desideroso di vedere l’UE non solo più come un sogno ma come una realtà più vicina. Se queste elezioni non saranno giudicate democratiche secondo gli standard internazionali, allontaneranno ancora una volta l’Albania dall’UE. Sarà pronta l’Albania per elezioni democratiche e secondo standard internazionali, l’ultimo treno verso l’integrazione europea? Lo vedremo il 23 Giugno.

     

    Juljan Papaproko

    Juljan Papaproko
    Juljan Papaproko

    Juljan Papaproko è nato a Tirana. Laureato in Scienze Politiche a Torino con una tesi sulla Guerra del Kosovo. Collabora con diverse testate giornalistiche in Italia e in Albania. Il suo centro di interesse è l’Europa e i Balcani, binomio difficile ma affascinante. Diverse esperienze di vita a Torino, Firenze, Parigi, Bruxelles e Berlino. Condivide con il Caffè la stessa passione per la geopolitica.

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