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    È stato la rivelazione dell’ultima notte degli Oscar: il film argentino ha infatti vinto la statuetta come miglior film straniero. Una storia avvincente, a metà strada tra vari generi cinematografici, ai quali fa da sfondo il periodo della dittatura militare argentina

    PIU’ FILM IN UNO – Un po’commedia, un po’thriller, e anche un po’sentimentale. Diversi generi cinematografici si intrecciano in “El secreto de sus ojos”, pellicola argentina che si è imposta come rivelazione del 2010 per aver trionfato all’ultima edizione degli Oscar vincendo la categoria riservata ai film stranieri. Un premio meritato quanto inatteso, che apre però una breccia su una realtà poco conosciuta dell’America Latina, ovvero quella del cinema, capace di raggiungere altissimi livelli anche a livello internazionale.

    La trama del film sembra abbastanza semplice: un assistente pubblico ministero in pensione, interpretato da Ricardo Darín (uno dei più famosi attori argentini), decide di riprendere individualmente le indagini sull’omicidio di una ragazza avvenuto trent’anni prima. L’assassino della donna, arrestato in collaborazione con una collega di cui è da sempre innamorato (Soledad Villamil), venne infatti liberato dopo poco tempo e assoldato negli squadroni che si occupavano di arrestare i perseguitati politici durante il buio periodo della dittatura militare (foto a destra).

    Il protagonista chiede aiuto alla collega, con la quale ha anche un riavvicinamento personale, e ripercorre l’intera storia di trent’anni prima per cercare finalmente di giungere alla verità e scoprire che fine abbia fatto, a distanza di tanto tempo, il colpevole di quel terribile delitto.

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    L’ARGENTINA SULLO SFONDO – “El secreto de sus ojos” (che in Italia uscirà nelle sale solo a partire dal prossimo 4 giugno) è prima di tutto un ottimo noir, girato in maniera esemplare dal regista Juan José Campanella e interpretato con grande intensità dai protagonisti, davvero bravi nel conferire intensità ai personaggi. L’abilità del regista sta però anche nel parlare della storia argentina senza praticamente mai nominarla, ma lasciandola sullo sfondo (l’unico richiamo esplicito è la scena in cui alla televisione viene mostrata la destituzione di Isabelita Perón, Presidente per un breve arco di tempo dopo la morte del marito Domingo). Uno sfondo terribile, che è quello della dittatura della Giunta Militare guidata da Jorge Videla e che caratterizzò l’Argentina dal 1976 al 1983, con pagine tristemente famose come quella dei desaparecidos, i prigionieri politici arrestati e uccisi senza lasciare traccia. Il film è dunque anche un’interessante occasione di riflessione sulla storia e sulla società argentina, anche in relazione al funzionamento del suo sistema giudiziario.

    Insomma, in due ore non c’è veramente modo di annoiarsi. E c’è pure un finale a sorpresa…

     

    Davide Tentori

    redazione@ilcaffegeopolitico.it

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    Il Caffè Geopolitico è una Associazione di Promozione Sociale. Dal 2009 parliamo di politica internazionale, per diffondere una conoscenza accessibile e aggiornata delle dinamiche geopolitiche che segnano il mondo che ci circonda.

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