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domenica 5 Dicembre 2021

Criptovalute in Corea del Sud: cosa cambia

In breve

  • Lo scorso 25 settembre è entrata in vigore in Corea del Sud la nuova e più severa normativa verso i fornitori di servizi delle valute virtuali, generando un vero e proprio terremoto per gli investitori locali.
  • La nuova legge è stata approvata a marzo e da allora solo quattro degli oltre 60 exchange si sono assicurati le partnership con le banche necessarie per essere registrati come fornitori di servizi di asset virtuali.
  • La nuova regolamentazione, pubblicamente rivolta a combattere il riciclaggio di denaro e rafforzare la trasparenza del settore finanziario, mira soprattutto ad arginare la speculazione montante dei privati che scommettono sempre di più sulle criptovalute.

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Analisi – Il Governo sudcoreano ha introdotto un regolamento più severo per contenere il rinvigorito mercato delle criptovalute, che, durante la pandemia, al contrario della maggior parte dei tradizionali prodotti finanziari, ha registrato una crescita esponenziale e contribuito all’aumento del debito.

CRIPTOMONETE PER UNA VITA MIGLIORE

Il mercato delle criptovalute della Corea del Sud sta vivendo un vero e proprio periodo di transizione con l’entrata in vigore della nuova normativa che potrebbe definitivamente cambiare la natura del settore.
Gli ultimi quattro anni sono stati un susseguirsi di rialzi e ribassi del prezzo per Bitcoin e simili, con caos e speculazione che l’hanno fatta da padroni. Nel 2017 la Corea del Sud rappresentava il terzo Paese al mondo per volume degli scambi, dietro solo a USA e Giappone, e offriva un premio in media del 30% superiore rispetto agli altri Stati, meglio noto come “kimchi premium”, termine utilizzato per indicare il fenomeno di arbitraggio che spingeva al rialzo il differenziale tra i prezzi delle criptovalute in Corea rispetto al resto del mondo. Oggi il won sudcoreano è la terza valuta più utilizzata al mondo per il trading di criptovalute e il volume giornaliero stimato del trading di criptovalute tende a superare il volume combinato degli scambi su KOSPI e KOSDAQ.
Una vera e propria “frenesia” che ha spinto negli ultimi anni moltissimi sudcoreani a puntare forte sulla valuta digitale di turno, in attesa di massicce manovre da parte degli americani, che nella notte coreana avrebbero fatto fluttuare i prezzi. Intuitive le ragioni: la prospettiva di un futuro migliore, l’occasione di elevare il proprio status quo, il sogno di acquistare un lussuoso appartamento ad Apgujeong (uno dei quartieri più esclusivi di Seul). Tutto alla portata di pochi semplici clic. Specialmente tra le giovani generazioni le valute digitali sono molto attraenti, in quanto permettono potenzialmente di ottenere guadagni considerevoli in breve tempo. Il Paese ha un’infrastruttura di prima classe per le reti IT e offre connessioni Internet molto veloci, che rendono le negoziazioni più facili e veloci. L’effetto è stato poi amplificato dallo stato dell’economia, che ha rallentato negli ultimi anni, e dall’aumento della disoccupazione, soprattutto tra i giovani. Non sorprende che un numero crescente di persone sia alla ricerca di nuovi modi per guadagnare denaro. Molti sono i sudcoreani desiderosi di soddisfare le proprie speranze e le aspettative finanziarie attraverso la valuta paritaria, considerata sinonimo di salvezza da un futuro poco attraente e, almeno per molti, già prestabilito.
La forte speculazione ha spinto fin da subito il Governo a prendere provvedimenti, limitandosi in una prima fase ad avvertimenti, per poi prescrivere linee guide, lavorando in direzione di un “soft landing volto ad arginare le enormi perdite potenziali che avrebbero potuto manifestarsi in caso di una bolla vera e propria. Solo lo scorso marzo il Regolatore ha deciso di passare all’azione, rendendo le raccomandazioni vincolanti, concedendo un periodo di grazia di 6 mesi a tutti gli operatori del settore.

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Fig. 1 – Prezzi delle criptovalute in mostra a Seul in uno degli store Bithumb, uno dei 4 grandi exchange sudcoreani, giugno 2018

NUOVE VECCHIE REGOLE

A partire dal 25 settembre è entrato in vigore l’Act on Reporting and Using Specified Financial Transaction Information, i cui effetti si sono estesi al mercato delle criptovalute con il chiaro intento di stabilizzare e inasprire i controlli in materia.
La normativa prevede che tutti i fornitori di servizi di gestione delle valute virtuali, meglio noti come “exchange”, per operare in Corea del Sud necessitino dell’approvazione delle autorità di vigilanza e degli istituti di credito sudcoreani, introducendo misure volte a rafforzare compliance e customer due diligence operate dalle banche proprio verso i nuovi partner. Gli exchange devono inoltre registrarsi presso la Korea Financial Intelligence Unit (KoFIU), unità della Financial Services Commission (FSC), autorità di vigilanza finanziaria responsabile in materia di antiriciclaggio e trasparenza delle transazioni finanziarie, e ottenere un certificato che attesti la sicurezza del loro sistema di gestione. Questo permette di rafforzare il controllo da parte della FSC, rendendo il monitoraggio delle attività illegittime proattivo. Le Autorità possono così controllare direttamente le transazioni sospette, senza richiedere i dati dopo la denuncia di un reato. Al fine di registrare tutte le transazioni, cosicché le Autorità possano avere accesso diretto ai dati degli investitori e ai dettagli delle operazioni, gli exchange possono accettare solo clienti con conti bancari “reali” (cioè un’identità univoca e verificata). Imprescindibile la collaborazione con gli istituti bancari sudcoreani, che costituiscono così un “secondo livello” di monitoraggio sulle transazioni finanziarie degli exchange. Evidente la scomoda posizione delle banche, “costrette” ad assumersi la responsabilità di emettere conti con nomi reali e a segnalare transazioni sospette.
Le piattaforme dovranno inoltre dimostrare livelli adeguati di assicurazione sui depositi per coprire le perdite dovute a eventuali hacking, misura chiaramente volta a emulare il sistema di garanzia dei depositi bancari. Tali obblighi si estendono anche agli scambi di criptovalute con sede all’estero, ma che utilizzano valuta sudcoreana o si rivolgono a investitori coreani.

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Fig. 2 – Uno schermo a Seul mostra l’andamento dei prezzi delle valute virtuali, dicembre 2017

VALUTE DIGITALI E ASCESA DEL DEBITO PRIVATO

Malgrado le “nuove” misure siano state ripetutamente annunciate, si stimano perdite per $2,6 miliardi. Soltanto 4 piattaforme sono riuscite in tempo ad adeguarsi alle nuove direttive, mentre altre 25 continuano la propria attività senza poter scambiare valuta coreana, poiché non dotate di conti bancari reali, e altri 37 operatori sono usciti dal mercato. Non è un caso che solo i quattro principali exchange (Upbit, Bithumb, Coinone, Korbit), che rappresentano oltre il 90% del volume totale degli scambi del Paese, siano riusciti a superare i controlli del Regolatore e a siglare una partnership bancaria, de facto istituendo un vero e proprio oligopolio anche in questa industria, che replica la struttura economica del Paese dominata dai conglomerati.
L’uscita forzata dal mercato degli exchange più piccoli porterà con buone probabilità anche all’eliminazione delle criptovalute più piccole e meno liquide, sviluppate e scambiate dai coreani, note come “monete kimchi”, che costituiscono circa il 90% del trading di criptovalute sudcoreane, evidenziando la natura altamente speculativa del mercato. Gli esperti ritengono che la loro scomparsa avrà effetti positivi nel lungo periodo per l’industria delle criptovalute, aiutando a legittimare lo spazio crittografico e a semplificarne l’uso per i potenziali investitori e che le regole più restrittive in Corea del Sud potrebbero rappresentare una nuova opportunità per gli operatori internazionali.
La nuova regolamentazione, che mira a eliminare la speculazione legata alle criptomonete, va a inserirsi in uno scenario più ampio, che vede come termine ultimo l’arduo compito di arginare il debito delle famiglie sudcoreane, che continua a crescere e non accenna ad arrestarsi. I dati del Financial Supervisory Service rivelano che il debito privato è aumentato del 9,5% su base annua, e in particolare quello dei cittadini nati dagli anni Ottanta in poi, che si sono tuffati nell’acquisto di azioni e criptovalute, registra l’aumento più marcato.

Jacopo Genovese

Photo by cryptostock is licensed under CC BY-NC-SA

Jacopo Genovese
Jacopo Genovese

Romano, laureato in scienze economiche per poi scoprire di essere appassionato di geopolitica, che ora studio nel tempo libero. Durante il mio percorso accademico ho sviluppato un marcato interesse per il mercato asiatico studiando l’inesorabile ascesa delle Quattro Tigri Asiatiche e gli aspetti macroeconomici su cui è stato costruito il miracolo asiatico.

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