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lunedì 28 Novembre 2022

Associazione di Promozione Sociale | Rivista di politica internazionale

Clean cooking, per uno sviluppo sostenibile e inclusivo dell’Africa

In breve

  • La scarsità di strutture efficienti per cucinare causa un numero elevato di vittime e importanti danni ambientali nell’Africa subsahariana.
  • L’instabilità dei Governi africani e i costi proibitivi della ricerca ostacolano l’implementazione di soluzioni alternative alle cucine a carbone e biomassa.
  • Diversi attori, sia privati che istituzionali, hanno avviato progetti per garantire l’accesso all’energia a tutti gli africani.

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In 3 sorsi – Ogni anno circa 490mila persone nell’Africa subsahariana muoiono a causa di cattivi impianti di cucina. Valide alternative ai fornelli a carbone e biomasse, molto diffusi nel Continente, sono in fase di studio. Recentemente il tema è stato inserito nell’agenda di diverse Organizzazioni internazionali e Stati che collaborano per lo sviluppo socio-economico dell’Africa.

1. LE VITTIME DELLA CATTIVA CUCINA

L’innalzamento delle temperature e le catastrofi climatiche che si sono abbattute sul nostro Pianeta negli ultimi anni hanno indotto i Governi a preoccuparsi per l’ambiente e a delineare obiettivi politici ed economici per uno sviluppo più sostenibile. Molta attenzione è stata data all’abbassamento delle emissioni di anidride carbonica dei veicoli. Un altro aspetto cruciale, sebbene meno popolare, è l’assenza di elettricità e, nello specifico, la mancanza di apparati culinari sicuri. I dati del rapporto della Banca Mondiale sono allarmanti: 2,6miliardi di persone nel mondo non hanno ancora accesso a strutture green per cucinare e l’Africa subsahariana è l’unica regione in cui il numero di coloro che cucinano usando biomasse e carbone continua ad aumentare. Qui si contano circa 490mila vittime premature all’anno e principalmente si tratta di donne e bambini, dal momento che passano più tempo all’interno delle mura domestiche. Oltre al dramma sociale è da considerare anche il danno ambientale a causa dell’assidua deforestazione e dell’alto tasso di emissioni di CO2. Secondo le previsioni delle Nazioni Unite nel 2050 l’Africa sarà il Paese con il più alto tasso di crescita demografica. Questo comporterà un aumento esponenziale di domanda di energia da parte della popolazione. È dunque necessario implementare le attività di elettrificazione, prestando più attenzione al settore domestico per “assicurare a l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni”, come recita l’obiettivo 7 dell’Agenda 2030, anche alle donne e ai bambini. Tale fine è complementare anche a una maggior uguaglianza di genere e a un più elevato tasso di scolarizzazione, poiché donne e bambini passerebbero meno tempo a raccogliere la legna da ardere.

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Fig. 1 – Le donne e i bambini sono tra le principali vittime in Africa degli impianti di cottura malfunzionanti

2. LE SFIDE PER IL FUTURO

La strada per un settore culinario più verde è lunga e ricca di ostacoli. Il problema principale è che questo mercato non offre ancora valide alternative ai sistemi di cottura tradizionali. Lo studio delle tecnologie stand-alone, ovvero le cucine solari o a biogas, è costoso e ancora allo stadio embrionale. Queste difficoltà logistiche si inseriscono all’interno dell’instabile quadro normativo in ambito energetico, cui si aggiunge una coscienza popolare diffidente. Anche la politica gioca un ruolo fondamentale. La corruzione e la mancanza di coordinazione e di stabilità scoraggiano infatti gli investimenti dei privati e degli attori internazionali. Alcune soluzioni però ci sono. Diversi Stati hanno iniziato a promuovere la transizione a stufe a biomassa, più convenienti sia per il costo che per i tempi di cottura, nell’ambito del progetto Global Alliance for Cleaning Cookstoves delle Nazioni Unite. L’alternativa più comune al momento è il combustibile fossile GPL, che in Africa è utilizzato dal 70% della popolazione. Secondo uno studio condotto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il GPL è l’unico idrocarburo le cui emissioni rientrano nei parametri di inquinamento indoor stabiliti. Le complicazioni del GPL però sono molteplici. Innanzitutto la diffusione di questo combustibile dipende dagli incentivi statali, che non sono sempre costanti. Inoltre il suo trasporto è una fase delicata e diventa particolarmente gravoso sulle strade accidentate africane. Infine la lavorazione di GPL richiede personale qualificato, di cui i Paesi del Continente spesso difettano.

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Fig. 2 – Migliorare l’efficienza degli impianti di cottura significa anche incrementare la sicurezza sociale

3. IL RUOLO DELLE ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI

L’obiettivo di clean coking in Africa Subsahariana è da qualche tempo al centro di molti tavoli di discussione e per questo vede coinvolti numerosi attori, privati e istituzionali, che cooperano per mezzo di strumenti di blended finance e leapfrogging. Le Nazioni Unite e l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica finanziano diversi progetti e promuovono soluzioni per cucinare in modo “pulito”. Significativo è anche l’impegno della Banca Mondiale, le cui principali iniziative sono Africa Clean Cooking Energy Solutions (ACCES) e il Programma di assistenza alla gestione del settore energetico. La Banca africana dello Sviluppo ha realizzato il New Deal of Energy e la strategia Africa 50 per garantire l’accesso universale all’elettricità agli africani entro il 2050. Anche alcuni Paesi terzi si stanno impegnando in questa impresa, ad esempio gli Stati Uniti con il Power Africa promuovono l’elettrificazione per mezzo di risorse rinnovabili e opportunità di lavoro per le donne africane. L’attività dell’Unione Europea invece non appare incisiva, tuttavia sono degne di nota le iniziative dell’Agenzia ENI per la produzione locale di fornelli sostenibili. La salute delle donne e dei bambini è fondamentale per lo sviluppo socio-economico del Continente e la sua tutela è un diritto prioritario.

Alessandra De Martini

Sorghum Porridge” by Rod Waddington is licensed under CC BY-SA

Alessandra De Martini
Alessandra De Martini

Classe 1996, mi sono laureata in Investigazione, Criminalità e Sicurezza internazionale presso l’Università degli Studi Internazionali di Roma. Sono appassionata di geopolitica, ma amo anche imparare nuove lingue e viaggiare. Durante il percorso universitario, ho cercato di combinare le mie passioni partecipando all’Erasmus, ad alcuni programmi di studio all’estero e ad un progetto di volontariato in Colombia. Nel tempo libero mi piace leggere thriller, fare jogging ma soprattutto giocare con il mio cagnolino!

 

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