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    Il combattimento urbano e l’evoluzione del Close Quarter Combat

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    Miscela strategica – La Seconda Guerra Mondiale è stata il punto di partenza per lo sviluppo tecnologico e dottrinale di nuovi sistemi d’arma (aerei e carri armati in primis), il cui ingresso sul campo di battaglia ha favorito nuove strategie ancora attuali, che coinvolgono la popolazione civile e i centri abitati. Vediamo come

     

    DAL BLITZKRIEG AL RATTENKRIEG I tedeschi sono stati i primi a rendersi conto dell’importanza di ricorrere alla guerra di manovra, elaborando la tattica del blitzkrieg che prevede lo sfondamento delle linee nemiche con una rapida azione in profondità delle forze corazzate e meccanizzate – sostenute da artiglieria e aviazione – per accerchiare il nemico e chiuderlo in sacche di resistenza sempre più piccole, fino alla loro eliminazione.

    Il blitzkrieg, però, non è stato concepito dagli ufficiali della Wehrmacht per essere utilizzato nelle città, quanto piuttosto nelle battaglie campali. Il combattimento urbano, infatti, presenta delle criticità tali da rallentare l’azione dell’attaccante: presenza di civili, pericolo di fuoco amico (friendly fire), edifici e strade minate, tiratori scelti occultati tra le rovine, imboscate (vedi un chicco in più).

    Paradossalmente, proprio i tedeschi, consapevoli di questi rischi, hanno innescato una delle più importanti e sanguinose battaglie urbane della seconda guerra mondiale: quella per la conquista di Stalingrado (estate 1942-febbraio 1943).

    La città rivestiva un’importanza strategica per le sue risorse industriali e per i collegamenti con i bacini petroliferi del Caucaso, ma una volta distrutte le relative infrastrutture, la sua conquista non era necessaria. Tuttavia Hitler la ordinò per il significato simbolico che avrebbe rivestito, portando il nome del leader dell’URSS. Ebbe inizio quindi una battaglia tra le macerie che nulla aveva a che fare con le classiche tattiche della Wehrmacht, i cui ufficiali con disprezzo chiamarono rattenkrieg (guerra dei topi).

     

    DALLA PORTA? NO GRAZIE – A Stalingrado sia tedeschi che russi affinarono le tattiche del combattimento urbano, evitando il più possibile di entrare negli edifici dagli ingressi principali – spesso trappolati – preferendo le brecce sulle pareti causate dalle armi (mouse holing). L’avanzata delle truppe attaccanti tendeva a non essere lineare, cercando di sfruttare i ripari disponibili e l’appoggio di artiglieria e aviazione. Non sono mancati, però, assalti che ricordavano la guerra di trincea, come quelli per la conquista della collina Mamaev Kurgan passata di mano diverse volte prima della fine della battaglia. Inoltre, queste circostanze hanno esaltato l’importanza dei tiratori scelti, visto che un solo uomo ben nascosto era in grado di infliggere gravi perdite e rallentare l’avanzata del nemico. Emblematico il caso di Vasilij Zajcev, il “padre” della scuola russa di cecchinaggio, a cui sono state attribuite circa 225 uccisioni, alcune però non confermate e frutto della propaganda.

    La lezione appresa alla fine della WWII ha spinto l’Unione Sovietica, sebbene vittoriosa, ad elaborare una strategia che prevedeva l’aggiramento delle aree densamente abitate in caso di conflitto con le forze NATO e l’uso tattico delle armi nucleari per l’invasione dell’Europa.

     

    DALLA GUERRA FREDDA… – Anche gli USA adottarono una dottrina prudente, che comunque non li favorì nella guerra di Corea (1950-1953) e soprattutto nel successivo conflitto vietnamita (1965-1975).

    Proprio in Vietnam, le forze statunitensi subirono l’iniziativa di irregolari – i vietcong – che condussero una guerra asimmetrica ricorrendo a tattiche della guerriglia in grado di infliggere gravi perdite. E’ questo il caso dell’offensiva del Tȇt (capodanno locale), organizzata dal generale Giap il 30 gennaio del 1968, che vide forze dell’esercito nordvietnamita e dei vietcong sferrare simultaneamente attacchi in 31 capoluoghi di provincia.

    Esempio di mouse holing. Soldati USA, Afghanistan 2011
    Esempio di mouse holing. Soldati USA, Afghanistan 2011

    Le truppe USA furono duramente colpite da un nemico che in alcune città, come Huế, riuscì ad annullare il vantaggio tecnologico, costringendo gli americani a una lotta casa per casa.

    Le operazioni a Huế terminarono il 3 marzo 1968, causando moltissime vittime tra civili e militari USA che, a causa del pericolo di contatto (danger close) con truppe amiche, utilizzarono con attenzione il fuoco indiretto (artiglieria) e il supporto aereo per evitare il friendly fire.

    Durante la Guerra Fredda, quindi, i due blocchi contrapposti “congelarono” lo sviluppo di tattiche efficaci di quello che oggi è definito Close quarters combat (CQC), il combattimento ravvicinato della guerra urbana, in base al quale i soldati apprendono tecniche per affrontare nemici in edifici, strade e vicoli ricorrendo anche al corpo a corpo. Questo tipo di operazioni, infatti, rimasero per anni appannaggio delle forze speciali, delle unità tipo SWAT (Special Weapons And Tactics) della polizia e dei reparti antiterrorismo.

     

    …ALL’ORDINE INTERNAZIONALE MULTIPOLARE – La situazione è radicalmente cambiata con la fine della Guerra Fredda e la ricerca di un nuovo equilibrio internazionale che ha favorito, dagli anni ’90 ad oggi, la partecipazione di numerosi Stati in missioni multinazionali spesso sotto l’egida dell’ONU.

    Le aree di conflitto hanno coinvolto sempre più zone urbane, si pensi a Vukovar e Sarajevo durante la guerra dei Balcani (1991-1995), spesso in scontri asimmetrici in cui forze più o meno regolari ricorrevano a tattiche di guerriglia.

    In questo contesto lo sviluppo di tecniche CQC è diventato prioritario, come dimostrato dalla disastrosa condotta delle due guerre cecene (1991-1996 e 1999-2006) da parte del Cremlino, che ha dimenticato la lezione della WWII. Durante gli scontri nella capitale Grozny, infatti, l’esercito russo e le truppe con addestramento al CQC del ministero dell’Interno, gli Omon, sono caduti in imboscate organizzate dalle forze cecene che hanno annientato interi reparti.

    Oggi, quindi, si assiste a un continuo affinamento delle tattiche del CQC –  di cui sono maestri il BOPE (Batalhão de Operações Policiais Especiais) della polizia militare di Rio de Janeiro e le Forze di Difesa Israeliane (IDF) – e tra le principali spiccano lo “swarming” e il controllo dei tetti.

     

    LO “SWARMING”Tattica affinata dalle IDF (Israeli Defence Forces), si ispira al comportamento collettivo di alcuni insetti, come formiche e calabroni: consiste nell’avanzare e attaccare come uno sciame muovendosi in un gruppo compatto e dileguandosi dopo aver distrutto l’obiettivo. Questo tipo di azione è efficace in un campo di battaglia non lineare, contro un nemico privo di una catena di comando strutturata, che basa la sua difesa su “nodi” indipendenti. Questo era il caso di Hamas in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, per questo gli israeliani con l’operazione Defensive Shield (marzo 2002) ricorsero a questa tattica per sopraffare un nemico poco organizzato. Un elemento di debolezza dello “swarming” è il fatto che non si mantiene il controllo delle posizioni liberate, quindi la zona può essere rioccupata dall’avversario. Inoltre questa tattica deve essere utilizzata contro obiettivi specifici indicati dall’intelligence, poiché un suo utilizzo alla cieca sarebbe un suicidio.

     

    IL CONTROLLO DEI TETTI – Anche gli USA hanno innovato il loro approccio durante la “stabilizzazione” dell’Iraq. Infatti la seconda battaglia di Falluja, avviata con  l’operazione Phantom Fury (2004), è stata condotta dalle forze americane circondando come di consueto la città per prevenire fughe o l’arrivo di rinforzi e avanzando poi in modo sistematico, ricorrendo a tattiche della guerra di movimento.

    In particolare, alcune unità della Task Force 2/2 della prima divisione di fanteria entrarono in città con i carri armati M1A1 Abrams e veicoli corazzati M2 Bradley sparando a tutto ciò che si muoveva, a volte preceduti dal fuoco di artiglieria, da bulldozer e da dispositivi antimine. I fanti si spostavano di tetto in tetto, evitando la bonifica delle case che attraversavano. Raggiunto in un giorno la posizione prevista all’interno di Falluja, alcune unità la consolidarono, altre invece tornarono indietro effettuando rastrellamenti e bonifica IED (Improvised Explosive Device). In questo modo gli americani azzerarono il vantaggio dei guerriglieri che avevano previsto di effettuare imboscate alla fanteria per strada o di far esplodere interi edifici minati in precedenza.

     

    CONCLUSIONI – Il combattimento urbano, da sempre l’incubo principale per un comandante, è al centro di numerosi studi – sia tattici che tecnologici – per ridurne i rischi. Le crisi internazionali del futuro coinvolgeranno sempre più aree densamente abitate, emblematico il caso della Siria, quindi disporre di strategie e strumenti bellici adeguati potrà fare la differenza nel fronteggiare sia nemici dello stesso livello tecnologico che quelli  dotati di un equipaggiamento inferiore ma disposti in battaglia secondo i principi della guerriglia.

     

    Francesco Tucci

    Francesco Tucci
    Francesco Tucci

    Sono un giornalista professionista laureato in Scienze politiche. Specializzato in diritto parlamentare, ho lavorato alla Camera dei deputati dopo essere approdato ad alcune agenzie stampa. Da sempre interessato alle dinamiche geopolitiche e militari estranee “all’orticello di casa”, ho collaborato con il Centro Studi Internazionali (Ce.S.I) e con il Caffe’ Geopolitico per cercare di svelare le strategie dei principali attori internazionali.

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