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martedì 7 Dicembre 2021

Nell’Afghanistan dei talebani, quale futuro per la Durand Line?

In breve

  • Creata dai britannici nella fase finale del Grande Gioco, la Durand Line ha delimitato drasticamente il confine tra Afghanistan e Pakistan, distruggendo i progetti di autodeterminazione dei Pashtun.
  • Per tale motivo il confine afghano-pakistano è rimasto uno spazio privo di autorità e soggetto a fenomeni estesi di violenza e criminalità.
  • L’arrivo dei gruppi jihadisti nella regione negli anni Ottanta ha avuto conseguenze drammatiche per la popolazione locale.
  • Anche i talebani hanno sfruttato le condizioni particolari della Durand Line per rifornirsi di armi e ingrossare le fila dei propri adepti.
  • Il ritorno al potere dei talebani a Kabul rischia di portare a un’escalation di violenze nella regione e minaccia di destabilizzare profondamente anche il Pakistan.

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Analisi Mentre l’Afghanistan, giorno dopo giorno, cade sotto il giogo dei talebani, la Durand Line — la linea di confine con il Pakistan — sembra essere diventato un luogo ancora più pericoloso in cui criminalità e terrorismo si mischiano a un pericoloso “nazionalismo talebano”. 

LA QUESTIONE DELLA DURAND LINE 

La questione della Durand Line nasce nella fase finale del Grande Gioco, ovvero la lunga competizione tra Russia zarista e Impero britannico per il controllo dell’Asia Centrale nel XIX secolo. A seguito del fallimento delle guerre anglo-afghane del 1839-42 e del 1878-80, Londra decise di trasformare l’Afghanistan in uno “Stato cuscinetto” di cui avrebbe controllato la politica estera allo scopo di consolidare il proprio dominio in India e difenderlo dalle mire espansionistiche russe. Parte fondamentale del progetto britannico era la delimitazione dei confini afghani. Il 12 novembre 1893 l’emiro Abdur Rahman e Mortimer Durand firmarono un trattato che delineava un confine che partiva dalla catena montuosa di Sarikol e arrivava al confine iraniano. L’istituzionalizzazione del confine distrusse il progetto politico originario dei Pashtun di creare uno Stato-nazione. A partire dagli anni Trenta, sotto Zahir Shah, le Autorità centrali afghane, spinte da un nazionalismo molto acceso, rivendicarono per il gruppo etnico il diritto all’autodeterminazione. Successivamente nel 1946, quando Londra annunciò di voler lasciare l’India, il Governo afghano chiese che gli venisse restituita la fascia di terra sottratta sostenendo che con il ritiro britannico l’accordo decadeva immediatamente. Il Governo britannico però rifiutò, temendo una balcanizzazione dell’Asia meridionale a favore dei sovietici, e affermò che all’area sarebbe spettata o l’annessione all’India o al Pakistan. Ai Pashtun afghani non fu garantita la possibilità dell’autodeterminazione e le loro rivendicazioni rimasero inascoltate. Non fu dato loro nemmeno la possibilità eventuale di rifugiarsi in Afghanistan. Per questo motivo l’Afghanistan non riconobbe mai la Durand Line

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Fig. 1 – Manifestazione di protesta dei Pashtun pakistani a Karachi nel 2018

LA VITA NELLA DURAND LINE

Oggi la vita nella Durand Line è molto dura. I diritti delle donne sono praticamente inesistenti e l’intera amministrazione generale è affidata agli uomini. L’educazione dei ragazzi si sviluppa all’interno della madrasa, la scuola religiosa, e l’economia si regge su contrabbando, vendita di armi e criminalità internazionale. Tutto questo è in gran parte il frutto e il lascito del colonialismo britannico che ha distrutto e cancellato quel minimo di omogeneizzazione sociale che teneva unita una fascia di territorio già di per sé di difficile gestione. L’intervento britannico destabilizzò l’intera struttura tribale dei Pashtun che, nonostante alcune differenze tradizionali, rispondevano allo stesso codice tribale di comportamento: il pashtunwali. Questo, nonostante quanto comunemente si crede, dettava regole e norme molto precise non solo rispetto alla vita quotidiana dei singoli, ma anche riguardo all’amministrazione generale delle dispute e della giustizia. Se per esempio non si riusciva ad arrivare a un accordo, allora interveniva la jirga, un’assemblea comune che cercava di raggiungere un compromesso. Tutto questo venne spazzato via con l’imposizione da parte delle Autorità britanniche di un modello statale europeo che per sua natura non seppe tenere conto della stratificazioni sociali e delle differenze socio-territoriali. 
Oggi la Durand Line si ritrova a essere un pezzo di terra senza né uno Stato, perché l’Afghanistan non ha mai riconosciuto quella delimitazione territoriale e non si è mai fatto carico della popolazione Pashtun residente in quelle zone, né un sistema tribale funzionante che perlomeno avrebbe tenuto insieme un tessuto sociale complesso secondo le proprie regole. 

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Fig. 2 – Afghani in attesa di passare il confine con il Pakistan, settembre 2021

ESCALATION DI VIOLENZA 

La guerra civile afghana che ha distrutto il Paese negli ultimi decenni ha avuto come conseguenza la riorganizzazione della Durand Line sia in termini di scopi che in termini di importanza.
Alla fine degli anni Settanta, con l’emergere e l’insediamento dei gruppi jihadisti, le tribù pashtun videro il loro sistema tribale e il loro potere politico indebolirsi ancora di più. Sia in Afghanistan che in Pakistan, il ruolo dei gruppi estremistici fu molto importante e influenzò molto le tribù su entrambi i lati della Durand Line. Gli anni Ottanta sono stati il periodo che ha favorito il consolidamento della cooperazione tra organizzazioni jihadiste afghane e pakistane lungo la Durand Line. A causa della sua permeabilità e porosità, queste organizzazioni hanno avuto la possibilità di rifugiarsi, riorganizzarsi e addestrarsi in questa zona, scegliendola come “base” per lanciare incursioni militari.
Una delle possibili spiegazioni al perché questo luogo sia particolarmente soggetto a violenza e evidentemente adatto a operazioni di tipo terroristico risiede nella conformazione geografica del territorio. La Durand Line, più che essere un confine netto, è una frontiera, un luogo molto particolare che se non amministrato correttamente finisce per ospitare gruppi armati e organizzazioni terroristiche. La Durand Line, non è, come molto spesso si pensa, una mera striscia di territorio che si trova nelle vicinanze del confine tra due Stati, e che rappresenta il luogo di espatrio e rimpatrio, ma è un luogo in divenire dove forze opposte si interconnettono e si confrontano: un vero e proprio spazio di interferenze lungo 2. 670 chilometri.

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Fig. 3 – Bambini in un campo profughi a ridosso della Durand Line, settembre 2021

IL RUOLO DEI TALEBANI NEGLI SPAZI DI INTERFERENZA 

È proprio in questi spazi che i Talebani si muovono e agiscono con più facilità, in quei luoghi in cui il potere nei suoi interstizi è invisibile, in cui non si riesce mai a capire chi lo detiene veramente. Nella Durand Line i talebani agiscono per rifornirsi di armi, attrezzature e basi militari, lì dove nessuno ha più la forza o la possibilità di resistenza. I Pashtun afghani sono delusi da Kabul che mai è riuscita ad attuare politiche favorevoli nei loro confronti, mentre i Pashtun pakistani accusano Islamabad per le violente incursioni militari sul territorio giustificate dalla lotta contro il terrorismo afghano lungo la linea di confine. I talebani continuano a infilarsi in questo malcontento generale e ad approfittarne per ingrossare le fila dei loro adepti sfruttando anche il recente ritiro USA dall’Afghanistan. 

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Fig. 4 – Un militante talebano sorveglia il flusso di persone al confine con il Pakistan, settembre 2021

UN FUTURO INCERTO

Sulla Durand Line il ritiro USA ha avuto un impatto enorme. Da una parte le truppe USA hanno lasciato in mano dei talebani il controllo della regione agevolando i loro progetti politici, che però potrebbero scontrarsi con quelli di altre organizzazioni terroristiche e quindi aumentare conflitti e violenze. A questo proposito dall’altra parte c’è il Pakistan, la cui preoccupazione principale è proprio il rischio di una nuova escalation di violenze. Il Paese — che appoggia i talebani perché crede siano l’unica forza in grado di combattere al-Qaida e l’ISIS-K e di ridare all’Afghanistan una certa stabilità — ha già sofferto di molti attacchi terroristici al proprio confine e non intende più cedere ai ricatti degli estremisti. Il Pakistan inoltre teme una crisi di rifugiati. A oggi ospita 3 milioni di rifugiati afghani e con un’economia in crisi pensa di non potercela più fare. Una situazione politica in bilico quindi in cui a farne le spese, alla fine, è la popolazione locale che già da anni combatte contro violenza e povertà. 

Desiree Di Marco

DSC_6153” by NATO Training Mission-Afghanistan is licensed under CC BY-SA

Desiree Di Marco
Desiree Di Marcohttps://europeanpeople.org/chi-siamo/

Nata a Roma nel 1995, ho scelto Roma, Milano, Vienna e Rabat come sedi per i miei studi. Sono laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso la LUISS Guido Carli di Roma e ho conseguito un Master di Primo Livello in “Middle Eastern Studies” preso ASERI (Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano). Ho ottenuto un diploma in Affari Internazionali Avanzati all’Accademia Diplomatica di Vienna e attualmente sto conseguendo la Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali. Ho concluso due tirocini entrambi presso l’OSCE e le Nazioni Unite di Vienna lavorando presso l’Ambasciata di Malta e presso la Missione Permanente e l’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Afghanistan. La mia bevanda preferita è il caffè e non solo “the italian Espresso”!

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