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    Dopo Singapore, la Cina resta l’interlocutore principale della Corea del Nord

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    In 3 sorsiL’incontro tra il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il leader nordcoreano Kim Jong-un a Singapore il 12 giugno scorso non è solo una potenziale svolta nelle relazioni tra Stati Uniti e Corea del Nord, ma anche una grande opportunità per la Cina.

    1. LA SOLIDA RELAZIONE TRA CINA E COREA DEL NORD

    Isolata dal mondo occidentale, la Corea del Nord ha avuto da sempre come principale interlocutore, la Cina. Dagli anni Cinquanta i due Paesi hanno infatti mantenuto relazioni diplomatiche e commerciali solide, che hanno proiettato Pechino al primo posto come partner commerciale e come alleato strategico di Pyongyang.
    Tradizionalmente, il Governo di Pechino ha sostenuto in maniera pressoché incondizionata il regime nordcoreano; tuttavia, quando nel 2006 la Corea del Nord ha condotto il primo test nucleare, la Cina non ha esitato a sottoscrivere la risoluzione 1718 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, imponendo per la prima volta sanzioni economiche al suo vicino. Nel 2017, spinta dall’escalation di accuse tra il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il leader coreano Kim Jong-un, la Cina ha assunto un ruolo da mediatore tra le parti, richiamandole a toni più pacifici e invocando un ritorno ai Six Party Talks per eludere il confronto militare.

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    Fig. 1 – Il leader nordcoreano Kim Jong-un e il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump durante il meeting di Singapore

    2. IL RUOLO DELLA CINA COME MEDIATORE

    L’incontro tra Donald Trump e Kim Jong-un svoltosi a Singapore il 12 giugno è stato definito un traguardo storico e insoddisfacente allo stesso tempo. Dopo mesi di dichiarazioni ufficiali incandescenti e contraddittorie, i due leader si sono finalmente stretti la mano per la prima volta, ma l’accordo firmato lascia spazio a molti dubbi. Successo reale o millantato che sia, il vertice Kim-Trump ha raccolto commenti generalmente positivi da parte della comunità internazionale, in particolare dalla Cina. In occasione dell’incontro con il Segretario generale dell’ASEAN Lim Jock Hoi a Pechino il 14 giugno, il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha espresso piena soddisfazione per l’esito del vertice a Singapore. “La stabilità della penisola coreana interessa tutta la regione e non solo; pertanto la Cina intende facilitare le comunicazioni tra le parti e portare avanti la denuclearizzazione”, ha affermato il Ministro cinese. Wang Yi ha poi ribadito l’importanza del ruolo svolto dalla Cina nella preparazione delle trattative. Dal vertice bilaterale di Singapore, Donald Trump ha riportato un successo modesto ma senza precedenti; Kim Jong-un ha riabilitato, almeno parzialmente, l’immagine internazionale della Corea del Nord; e la Cina è emersa come promotore chiave dell’iniziativa. Non a caso, il 19 giugno il Presidente cinese Xi Jinping ha accolto di nuovo Kim a Pechino per discutere del “dopo-Singapore”.

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    Fig. 2 – Il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha espresso la propria soddisfazione circa l’esito dell’incontro a Singapore

    3. COSA SI ASPETTA LA CINA

    Ma le notizie riportate dalla Nbc sul proseguimento del programma nucleare nordcoreano mettono in discussione i pochi passi avanti compiuti. D’altronde, l’accordo firmato il 12 giugno non è particolarmente vincolante. Il testo si limita infatti ad uno scambio di promesse, in cui gli Stati Uniti si impegnano a garantire sicurezza alla Corea del Nord e, in cambio, la Corea del Nord si impegna alla completa denuclearizzazione della penisola. I dettagli sulle tempistiche, le modalità di verifica e controllo sul processo di denuclearizzazione non sono stati però inclusi. In questo scenario complesso e imprevedibile, Pechino spera che il processo avviato di denuclearizzazione avviato (o presumibilmente avviato) da Pyongyang non si arresti e che le sanzioni economiche imposte al regime di Kim vengano sospese. Pur condannando apertamente le ambizioni nucleari nordcoreane, la Cina non ha infatti mai appoggiato provvedimenti che mettessero a rischio i propri interessi economici o che creassero tensioni interne alla penisola con conseguenti ripercussioni lungo i confini sino-nordcoreani. La soluzione più desiderabile per Pechino contempla due Coree, alleggerite di ogni sanzione internazionale e, possibilmente, di ogni influenza statunitense; in questo senso, il ruolo di interlocutore privilegiato e il filo diretto con Pyongyang rimangono strumenti decisivi per raggiungere tale obiettivo.

    Sofia Biasin

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    Sofia Biasin

    Nata e cresciuta in provincia di Vicenza, mi sono laureata in Scienze Internazionali presso l’Università di Torino, dopo aver trascorso un periodo di studi a Pechino. Ho collaborato con diversi giornali e ho avuto l’opportunità di lavorare nel mondo dei think tanks e delle ONG cinesi. Mi interessano principalmente l’Oriente e la Cina, in particolare i temi della sicurezza e dello sviluppo sostenibile. Caffeinomane a livelli allarmanti, amo viaggiare con la mia inseparabile macchina fotografica e importunare le persone.

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