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martedì 7 Dicembre 2021

Squid Game: uno specchio sulla realtà

In breve

  • Squid Game è ormai diventata la serie più vista di Netflix.
  • La serie esplora e critica diversi aspetti della società sudcoreana, concentrandosi soprattutto sulla crisi del debito, che colpisce moltissime famiglie, in particolare di classe media. Il tema sara certamente al centro delle elezioni presidenziali del 2022.
  • Da un lato i giovani sono sottoposti a enormi pressioni da parte dei genitori e della società, mentre il tasso di disoccupazione aumenta; dall’altro, migranti e rifugiati nordcoreani vengono spesso sfruttati e sottopagati e fanno fatica a integrarsi nella società.
  • La critica non si limita però alla società sudcoreana, perché è l’intero sistema capitalista occidentale ad essere accusato di aver creato la società diseguale, competitiva e individualista di adesso.

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AnalisiL’industria dell’intrattenimento sudcoreana ormai domina il mondo, dalla musica al cinema, passando per il piccolo schermo (non più solo quello della TV, ma sempre più spesso quello dei nostri computer). Il 2019 ha visto la vittoria di Parasite di Bong Joon-ho agli Oscar, ma nel 2021 è un cosiddetto “K-drama” a farla da padrone. Squid Game, o in italiano il “Gioco del calamaro”, è ormai sulla bocca di tutti ed è già diventato il telefilm più visto di Netflix.

LA NUOVA SERIE CULT

Squid Game è una serie televisiva prodotta da Netflix che racconta la storia di circa 500 persone (indebitate, disoccupate ed emarginate) coinvolte in una serie di giochi – semplici ma mortali- organizzati da personaggi misteriosi coperti da maschere. L’obiettivo del gioco: vincere il premio di 40 miliardi di won (circa €30 milioni). In una recente intervista il regista Hwang Dong-hyuk ha parlato dell’inaspettato successo globale della serie e di ciò che lo ha ispirato: “Ho voluto scrivere una storia che fosse un’allegoria o una fiaba [che parlasse] della società capitalistica moderna, qualcosa che mostrasse l’estrema competizione, quasi fosse una lotta per la vita, ma volevo usare il tipo di personaggi che possiamo incontrare tutti nella vita reale”. L’idea per Squid Game viene infatti dalla stessa storia personale del regista che, nel 2009, a causa della crisi finanziaria, rimase senza lavoro e si trovò costretto a chiedere onerosi prestiti alla banca.

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Fig. 1 – Younghee, la gigantesca bambola robotica di Squid Game, viene esposta all’Olympic Park di Seul, 26 ottobre 2021

IL LATO ‘NASCOSTO’ DELLA COREA DEL SUD

Similmente a quanto fatto da Parasite, Squid Game ci offre un triste ritratto della società sudcoreana, soffocata dalla crisi del debito, che colpisce un numero sorprendente di famiglie, soprattutto della classe media: il livello di debito privato nel Paese è circa il 90% del PIL (in Italia, pre-Covid, era del 41% del PIL). L’allargamento della forbice sociale è poi esacerbato dalla crescente disoccupazione giovanile e dai prezzi immobiliari astronomici delle grandi città. Le condizioni economiche, la competizione, il rischio di finire in povertà: questi sono tutti fattori con cui la popolazione, in particolare i più giovani, i migranti e le minoranze di ogni tipo, si devono confrontare. L’idea che Squid Game sia un inquietante specchio della società sudcoreana (e più in generale sul capitalismo di stampo occidentale) è stata ironicamente ripresa anche da una testata online nordcoreana. Secondo loro infatti il telefilm avrebbe fatto capire alle persone “la triste realtà della bestiale società sudcoreana, nella quale gli esseri umani sono spinti all’estremo per competere tra di loro e la loro umanità è spazzata via”.
La serie ha, in diversi punti, preso ispirazione da alcuni eventi accaduti in Corea del Sud negli ultimi 20 anni. Per esempio nel 2009 la casa automobilistica Ssangyong Motors licenziò, a causa della crisi, più di 2.600 persone dal suo impianto principale di Pyeongtaek. In risposta circa un migliaio di persone scioperò per 77 giorni, occupando la fabbrica e scontrandosi con le forze dell’ordine. Per anni gli ex dipendenti cercarono di essere riassunti o di ottenere una compensazione dal tribunale, ma senza successo, portando alcuni di loro a togliersi la vita.
La serie ha avuto poi un tempismo perfetto, uscendo pochi mesi prima delle elezioni presidenziali del 2022: sia Lee Jae-myung, candidato del Partito Democratico (quello dell’attuale Presidente Moon), che Yoon Seok-youl, il leader dell’opposizione e della destra sudcoreana, sono stati più volte accusati di corruzione. La reazione della popolazione, soprattutto su internet, è stata rapida e in poche ore sono apparsi numerosi meme che utilizzavano proprio riferimenti a Squid Game per esporre la corruzione della classe politica. 

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Fig. 2 – Manifestazione di protesta dei sindacati sudcoreani contro le politiche economiche del Governo, 20 ottobre 2021

LA DIFFICILE VITA DI GIOVANI, MIGRANTI E RIFUGIATI NORDCOREANI

I giovani in Corea del Sud sono sottoposti a livelli di stress altissimo: bisogna eccellere in ogni fase del percorso educativo e accedere a un’ottima università per potersi garantire un futuro di successo. Sono tre le università in cui tutti lottano per entrare: la Seoul National University, la Korea University e la Yonsei University (anche note come S.K.Y). Quello che all’apparenza sembra una meritocrazia, però, inganna. Nel 2019 un’altra serie, chiamata proprio S.K.Y Castle, narrava le vicende di alcune ricche famiglie e di tutto ciò che sono disposte a fare per garantire un futuro di successo ai propri figli. In quel mondo tutto può essere comprato con i soldi e non è raro che genitori meno abbienti s’indebitino per pagare un’educazione eccellente ai propri figli. Non sorprende quindi scoprire che la Corea del Sud ha il tasso di suicidi più alto dei Paesi OCSE, con 24 suicidi ogni 100mila morti. 
Rappresentati in Squid Game ci sono poi i migranti e rifugiati nordcoreani. Da un lato spesso si pensa alla Corea del Sud come ad un Paese relativamente omogeneo dal punto di vista etnico, anche se ormai ci vivono però quasi 2 milioni di stranieri, molti dei quali impiegati come manodopera, sfruttata e sottopagata, per svolgere quei lavori che i sudcoreani non sono più disposti a fare. Molti di questi migranti non hanno alcun modo di ottenere la cittadinanza sudcoreana e sono costretti a lasciare il Paese dopo poco meno di 5 anni. D’altro canto, esemplificati nel personaggio di Sae-byeok, i rifugiati nordcoreani sono un gruppo spesso similmente emarginato, che fa fatica a essere integrato in una società come quella sudcoreana, dove l’università che hai frequentato determina tutto il tuo futuro. I rifugiati stessi spesso dicono di non poter vivere in Corea del Nord a causa della paura e di non poter vivere in Corea del Sud a causa dell’ignoranza. Per le donne nordcoreane la situazione è ancora più difficile, poiché spesso, nel viaggio dalla Corea del Nord alla Cina per la Corea del Sud, finiscono nelle mani di trafficanti che le obbligano a prostituirsi.

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Fig. 3 – Lavoratori stranieri in Corea del Sud protestano contro le discriminazioni provocate dall’emergenza Covid-19, giugno 2020

UN FENOMENO MONDIALE?

Il gioco del calamaro è una forma di gentrificazione culturale, una selezione gerarchica che esclude chi non ha gli strumenti socio-economici per farne parte“, dice Massimo Sideri. La chiave del successo della serie risiede quindi nel suo essere profondamente coreana, ma universalmente comprensibile: il debito privato è un problema, in misura diversa, in molti Paesi del mondo (in primis negli Stati Uniti, per esempio), e le vite della maggior parte delle persone sono segnate dall’individualismo, dalla competitività, dalla ricerca estrema del successo e da una spasmodica necessità di “affermarsi”. La critica al capitalismo lascia ben poco all’interpretazione: non c’è metafora meno velata di una gigantesca palla dorata, piena di denaro, sospesa sopra alle teste dei partecipanti, indebitati e allo stremo, che stanno rischiando la loro vita, mentre un gruppo di personaggi mascherati li guarda dalla comodità del loro lusso, in uno spettacolo quasi gladiatoriale. 
Fortemente ironico è dunque l’impatto economico della serie. Squid Game potrebbe essere infatti la serie che fa superare a Netflix il limite simbolo dei 1.000 miliardi di dollari di valore, contando che, secondo Bloomberg, la serie avrebbe fatto salire di 19 miliardi di dollari il valore di mercato di Netflix. Non ci si è però fermati qui, perché la casa produttrice sta tentando di spremere fino all’ultima goccia il successo della serie, vendendo felpe, magliette e ogni tipo di gadget immaginabile. L’effetto a cascata ha colpito anche altri brand, come Vans, per esempio, che ha visto la vendita delle sue slip-on bianche (che si vedono nella serie) aumentare del 7.800%. 
Squid Game ha offerto un importante momento di riflessione sulla società nella quale viviamo e sulle ingiustizie del capitalismo. La sua mercificazione sembra però mostrare come, similmente a quanto è successo con S.K.Y. Castle, l’impatto del messaggio risulti tanto incandescente quanto temporaneo.

Natasha Colombo

Squid Game Maastricht” by hans s is licensed under CC BY-ND

Natasha Colombo
Natasha Colombo

Nata e cresciuta in Italia, ho potuto trascorrere diversi periodi di studio e lavoro negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Corea del Sud. Tali esperienze mi ha portato ad interessarmi alla politica americana e asiatica, con particolare focus sulla Corea del Sud e la Corea del Nord. Ho appena conseguito la laurea magistrale in Relazione Internazionale Comparate presso l’Università Ca’ Foscari  di Venezia, focalizzandomi sulla politica americana. In seguito, ho potuto svolgere un tirocinio come analista politico presso l’Ambasciata Italiana a Seoul.

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