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lunedì 24 Gennaio 2022

Associazione di Promozione Sociale | Rivista di politica internazionale

Le criptovalute come strumento e target del cybercrime

In breve

  • Le criptovalute permettono di effettuare transazioni senza l’intermediazione di un’istituzione finanziaria.
  • Le valute digitali sono emerse sia come principale strumento che target di illeciti informatici.
  • L’anonimato e il decentramento delle criptovalute facilita la commissione di crimini informatici.

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In 3 sorsi – L’introduzione delle criptovalute ha impattato notevolmente sull’evoluzione dei crimini informatici. Nonostante anonimità e decentramento facilitino la commissione di illeciti nel mondo digitale, le criptomonete costituiscono altresì il nuovo target del cybercrime.

CRIPTOVALUTE E  TECNOLOGIA BLOCKCHAIN

Le criptovalute sono mezzi di scambio digitale originatisi sulla rete internet e basate sui principi della crittografia, necessari per condurre e proteggere le transazioni. In tale sistema ogni singola operazione si basa su un messaggio crittografato e firmato digitalmente, il quale indica il trasferimento di una certa somma di valuta a un altro utente. Successivamente, questa viene iscritta in un registro pubblico decentralizzato noto come blockchain.
L’introduzione delle criptovalute risale al 2008, con l’annuncio in un paper accademico attribuito a Satoshi Nakamoto della creazione del Bitcoin, una versione puramente peer-to-peer (tra pari) del contante elettronico capace di inviare pagamenti online direttamente da un utente all’altro senza l’intermediazione di un’istituzione finanziaria.
Se da un lato la creazione, la distribuzione e il controllo della moneta all’interno della società è convenzionalmente regolata dallo Stato e dalle Banche centrali attraverso l’uso di politiche monetarie e precisi standard normativi, dall’altro lato le criptovalute sfidano la tradizionale convinzione che la pianificazione centralizzata sia precondizione per il funzionamento degli scambi di denaro.

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CRIPTOVALUTE E CRIMINI CIBERNETICI

Secondo le più recenti statistiche sulla cybersicurezza, nel 2021 i costi economici dei crimini informatici ammontano a sei miliardi di dollari. Entro il 2025 si stima che tale cifra raggiungerà i $10,5 miliardi. A tal proposito le criptovalute hanno svolto un ruolo fondamentale nell’evoluzione dei crimini cibernetici, emergendo sia come strumento che come target di attività illecite compiute nel mondo digitale. In particolare le criptovalute facilitano direttamente il pagamento da parte delle vittime di attacchi di estorsione denial of service – un attacco informatico in cui si fanno esaurire deliberatamente le risorse di un sistema informatico che fornisce un servizio ai client – e ransomware – un software dannoso che infetta una rete o un pc bloccando l’accesso al sistema o criptandone i dati – in una relazione cosiddetta “V2C- victim-to-criminal” con i criminali informatici.
Nonostante ciò il futuro utilizzo di criptovalute come mezzo di riscatto appare incerto a causa della loro estrema volatilità, che ne determina successive importanti fluttuazioni in termini di valore.
Allo stesso modo le criptovalute si sono confermate come principale metodo di pagamento “C2C- criminal-to-criminal” nel commercio elettronico di strumenti e servizi illeciti sul dark web. Il dark web è inoltre divenuto il teatro di un fenomeno relativamente nuovo concernente il riciclaggio di denaro cibernetico: esistono infatti servizi specifici di riciclaggio di criptovalute, che nel caso del bitcoin sono divenuti noti come “tumblers” e “mixers”, a indicare il processo di utilizzo di un servizio di terze parti per interrompere la connessione tra un indirizzo di invio Bitcoin e gli indirizzi di ricezione. In maniera analoga gli scambi di criptovalute e i processori di pagamento non risultano essere immuni da attacchi informatici: attività di hacking sono di fatto volte ad acquisire la chiave privata che funge da password di un wallet virtuale in cui sono contenute le criptovalute, al fine di “aprire” virtualmente il portafoglio e appropriarsi del suo contenuto.

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CRIPTOMONETE E INCENTIVO AL CYBERCRIME

Il decentramento delle criptovalute offre un’eccellente opportunità per i criminali informatici intenzionati a compiere attività illecite: livelli di regolamentazione intrinsecamente limitati e l’assenza di un governo da parte di un’Autorità centrale impedisce infatti un effettivo monitoraggio delle transazioni. Sebbene sia possibile ritracciare il flusso di uno spostamento di valuta, la mancanza di un collegamento effettivo a un indirizzo bancario ed elementi tali da indentificare l’identità degli utenti garantiscono tuttavia un elevato livello di anonimità delle transazioni e, di conseguenza, dei criminali informatici, prevenendone dunque l’identificazione. Lo scambio di criptovalute in una rete globale di computer permette infine transazioni immediate e completamente indifferenti alla collocazione fisica. 

Valentina Chabert

Photo by geralt is licensed under CC BY-NC-SA

Valentina Chabert
Valentina Chabert

Valentina Chabert è una laureanda in Relazioni Internazionali Comparate presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Ha vinto un Master in Global Marketing, Comunicazione e Made in Italy promosso dal Centro Studi Comunicare l’Impresa e dalla Fondazione Italia-Usa; i suoi interessi riguardano il diritto internazionale e in particolare il diritto internazionale dell’ambiente, la cyber security e la globalizzazione. Attualmente collabora con riviste e centri studi fra cui la European Youth Think Tank – Strasburgo, in cui si occupa di immigrazione ed innovazione.

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