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lunedì 15 Agosto 2022

Associazione di Promozione Sociale | Rivista di politica internazionale

La politica estera kirghisa: il risultato di un’instabile politica domestica

In breve

  • La politica estera kirghisa è caratterizzata da molteplici relazioni flessibili con i maggiori giocatori nella regione dovute alla necessità del Kirghizistan di attingere a risorse finanziarie estere.
  • Dalla chiusura della base americana nel 2014 il Kirghizistan ha iniziato ad avvicinarsi sempre di più allo storico alleato russo e al nuovo alleato cinese.
  • La reazione del Kirghizistan alla recente presa di Kabul è basata su una politica di cordialità che promuove la risoluzione pratica delle preoccupazioni nell’Asia Centrale.

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In 3 sorsi La politica estera del Kirghizistan è caratterizzata da molteplici relazioni flessibili con i maggiori attori della regione centro-asiatica ed è il risultato di un panorama interno incerto e frammentato. 

1. LA MULTIVETTORIALITÀ DEL KIRGHIZISTAN

La politica estera del Kirghizistan è caratterizzata dalla multivettorialità di relazioni flessibili e consolidate con gli Stati vicini e con i maggiori attori regionali, dovuta dalla posizione geografica del Paese, dal passato con la Russia e dalla scarsità di risorse naturali presenti nel territorio. Il Kirghizistan, infatti, si trova nelle vicinanze di Cina e Afghanistan, che sono fonti di instabilità e, sin dalla sua indipendenza, ha avuto la necessità di trovare finanziatori e donatori esteri per poter far fronte ai problemi economico-sociali dettati dell’interesse passivo della Russia nella regione centro-asiatica, ma anche dalle poche risorse naturali. Nonostante il Kirghizistan fosse considerato il Paese più aperto in termini di multivettorialità tra tutti e cinque gli Stati dell’Asia Centrale, specialmente sotto la guida del Presidente Askar Akayev, che era riuscito a mantenere buone relazioni sia con gli Stati Uniti che con Boris Yeltsin, fattori esterni hanno contribuito all’avvicinamento del Paese alla Russia di Putin. Dopo la fuga di Akayev nel 2005 a seguito della rivoluzione colorata, la politica estera kirghisa si è spostata verso la Russia con la salita al potere del nuovo Presidente Kurmanbek Bakiyev. Nonostante gli sforzi di Washington e dopo una parentesi tendente al bilanciamento delle relazioni con Russia e Stati Uniti durante la breve presidenza di Rosa Otunbayeva, Almazbek Atambayev, che arrivò ai vertici istituzionali nel 2011, raggiunse il più alto livello di allineamento con la Russia nell’era post-sovietica del Paese tramite la chiusura della base americana di Ganci-Manas nel 2014. Al contrario, Sooronbay Jeenbekov, in carica dal 2017, ha posto un accento maggiore su una strategia di politica estera più bilanciata, con un’importante ottica di multi-vettorialità. Dopo le dimissioni forzate di Jeenbekov, nel 2021 è divenuto Presidente Sadir Zhaparov, una figura controversa che ha incentrato la politica estera sulle relazioni con Russia e Cina. 

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Fig. 1 – Il Ministro degli Esteri kirghiso Ruslan Kazakbayev durante il vertice della CSTO in Tagikistan dello scorso maggio

2. IL RIALLINEAMENTO CON LO STORICO ALLEATO RUSSO E CON LA CINA

Dopo la chiusura della base militare americana di Manas nel 2014, che ha dettato la fine della presenza statunitense nella ex Repubblica sovietica, le relazioni estere del Kirghizistan ruotano attorno a rapporti bilanciati con Russia e Cina. Entrambi gli Stati vogliono attrarre il Kirghizistan nella propria sfera d’influenza e sono avvantaggiati da, rispettivamente, legami storico-culturali ed economici. L’incidenza di Mosca nell’agenda kirghisa è strettamente legata al campo energetico, il quale vede come protagonista Gazprom. Grazie a una partnership strategica con l’alleato kirghiso, l’azienda russa consente al Kirghizistan di ricevere investimenti e modernizzare le infrastrutture del gas del Paese, rilanciando poi la Russia come fornitore mondiale di gas. Le relazioni con la Cina, invece, si sono intensificate dopo aver risolto le dispute territoriali sul confine, circostanza che contribuito a un aumento dei legami commerciali tra i due Stati. La turbolenta politica estera che il Kirghizistan ha intrapreso denota ormai una preferenza verso lo storico alleato russo e il nuovo alleato cinese, tralasciando i rapporti con gli Stati Uniti. 

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Fig. 2 – Il Presidente kirghiso Zhaparov (a destra) insieme ad Alexander Shokhin, Presidente dell’Unione degli industriali russi, durante la sua visita a Mosca dello scorso febbraio

3. L’APPROCCIO DIPLOMATICO VERSO IL NUOVO GOVERNO TALEBANO

La recente presa di Kabul da parte dei talebani ha generato tensioni negli Stati dell’Asia Centrale, che temono un aumento del radicalismo regionale e una crisi economica che potrebbe causare ondate di rifugiati e la perdita di investimenti importanti. Il Kirghizistan ha attuato una politica di cordialità verso il nuovo Governo talebano che mira a risolvere in modo pratico le preoccupazioni, specialmente attraverso aiuti umanitari per evitare un’ulteriore catastrofe che renderebbe l’Afghanistan più instabile. L’approccio diplomatico di Bishkek verso i talebani si basa sulla volontà di avere pace e stabilità nella regione e, quindi, spinge per la creazione di un Governo afghano inclusivo, ma senza dare una definizione chiara di inclusività. Inoltre il Kirghizistan nel suo approccio diplomatico verso Kabul tiene in considerazione gli interessi degli alleati Russia e Cina. Infatti il Presidente Japarov ha rifiutato l’idea di poter ristabilire una base statunitense nei propri territori per non creare turbamenti nelle relazioni con lo storico alleato russo. 

Alessia Scarmin

20141011_Kyrgyzstan_1280 Bishkek” by Dan Lundberg is licensed under CC BY-SA

Alessia Scarmin
Alessia Scarmin

Classe 1995, laureata in Philosophy, International and Economic Studies a Ca’ Foscari, grazie al quale mi sono appassionata al Centro Asia, arrivando così a scrivere la tesi triennale sulla politica estera attuata dal Kazakistan dopo aver ottenuto l’indipendenza dall’URSS. Successivamente ho deciso di studiare International Relations and International Organisations che mi ha permesso di avere un quadro più completo di geopolitica. Attualmente collaboro con una ONG che si occupa di tutela dei diritti dell’infanzia nelle Filippine e in India come Social Media Assistant.

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