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lunedì 15 Agosto 2022

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Messico, obiettivo autosufficienza energetica: dal 2023 stop alle esportazioni di petrolio

In breve

  • Secondo quanto reso noto dal nuovo Rapporto Pemex, tra il 2022 e il 2023 il Messico ridurrà e da ultimo interromperà le esportazioni di petrolio greggio, al fine di raggiungere l’indipendenza energetica.
  • Tale obiettivo, già espresso dal Presidente Obrador e di fatto anticipato nel Piano Nazionale di Raffinazione del 2018, segna un punto di svolta rispetto alle disposizioni introdotte nel 2013 dal Governo di Peña Nieto, le quali aprirono il settore energetico agli operatori stranieri e privati.
  • Il ritiro del Messico dal mercato petrolifero internazionale pone molteplici sfide: l’effettivo miglioramento della capacità di raffinazione e l’espansione della produzione interna, il ruolo delle raffinerie site in Asia che assorbono più di un quarto delle esportazioni di greggio messicano e la posizione finanziaria di Pemex sono alcuni dei punti da monitorare e attenzionare maggiormente.

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In 3 sorsi – Il nuovo Rapporto Pemex enuclea le azioni volte al raggiungimento dell’autosufficienza energetica in Messico. Tra queste lo stop alle esportazioni di greggio pone molteplici sfide sia sul piano internazionale che domestico.

1. IL RAPPORTO PEMEX PER L’INDIPENDENZA ENERGETICA

Durante una conferenza stampa tenutasi lo scorso 28 dicembre nella cornice di Palazzo Nazionale, l’amministratore delegato di Petróleos Mexicanos (Pemex) Octavio Romero Oropeza e la Segretaria all’Energia Rocío Nahle García hanno presentato un rapporto sulle azioni predisposte dall’azienda petrolifera statale al fine di raggiungere l’indipendenza nel mercato domestico dei combustibili. Il nucleo del piano prevede la riduzione delle esportazioni di greggio a 435mila barili al giorno (b/d) nel corso del 2022, per poi interromperne la vendita a operatori stranieri l’anno successivo. Si tratta di un progetto ambizioso – a tratti di dubbia fattibilità, secondo alcuni – che contribuisce all’obiettivo già espresso dal Presidente Andrés Manuel López Obrador (AMLO) di espandere la produzione interna e arrestare l’importazione di prodotti raffinati quali benzina e diesel. Il nuovo modello di distribuzione sarà supportato dalle raffinerie già operative – Madero, Salamanca, Cadereyta, Minatitlán, Tula, Salina Cruz, – alle quali si aggiungeranno Dos Bocas, Cangrejera e il nuovo stabilimento Deer Park a Houston, Texas. Da ultimo si prevede una percentuale di utilizzo del Sistema di Raffinazione Nazionale (SRN) pari all’86%, a fronte del 50% attuale.

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Fig. 1 – Logo di Petróleos Mexicanos (Pemex), principale compagnia petrolifera statale attiva in Messico

2. IL MESSICO NEL MERCATO PETROLIFERO INTERNAZIONALE

Al presente i dati relativi alla produzione e all’esportazione di petrolio messicano confermano il trend di declino osservato nell’ultima decade. Ciononostante nel 2020 il Messico restava uno dei protagonisti del mercato petrolifero internazionale, posizionandosi 13esimo in quanto produttore di greggio e 21esimo per riserve, la maggior parte delle quali costituite da varietà pesanti concentrate in giacimenti offshore a sud del Paese.
Alcuni dei propositi enunciati pochi giorni fa erano stati di fatto anticipati nel Piano Nazionale di Raffinazione del 2018, volto a garantire la sicurezza energetica, obiettivo il cui conseguimento passò per la riconfigurazione delle raffinerie oggi gestite da Pemex. Allora Oropeza osservò che non ci sarebbero state ulteriori privatizzazioni, le quali, invece, erano state il nodo centrale dei cambiamenti legislativi intervenuti nel settore energetico durante la presidenza di Enrique Peña Nieto, quando si decise l’apertura ai capitali stranieri, concludendo il lungo monopolio di Pemex. Quello che si prefigura, dunque, è un cambio di rotta notevole, ma non del tutto inaspettato. Malgrado il suo ruolo da esportatore, infatti, il Messico è un importatore netto di prodotti raffinati – nel 2020 per 593.400 b/d – provenienti in larga parte dagli Stati Uniti. Questi ultimi, inoltre, sono la destinazione principale del greggio messicano, soprattutto della varietà pesante Maya, che viene processata nelle raffinerie statunitensi lungo la Costa del Golfo. Diversamente le miscele leggere ed extra-leggere Istmo e Olmeca sostengono i consumi sul mercato interno.

Fig. 2 – Valore delle esportazioni di petrolio greggio messicano in USD correnti, 2010-2020. Le aree di destinazione seguono la classificazione delle Regioni adottata da Pemex

3. QUALI CONSEGUENZE?

Mentre il mercato petrolifero si appresta a perdere uno dei suoi maggiori attori, pare lecito domandarsi cosa comporterà il raggiungimento dell’autosufficienza energetica in Messico, tanto sul piano domestico quanto su quello internazionale. Da una parte si prevede che le raffinerie site in Asia – soprattutto Corea del Sud e India – ne risentiranno notevolmente, dacché ad oggi assorbono più di un quarto delle esportazioni di greggio proveniente dal Messico. Dall’altra la politica energetica odierna pone una serie di sfide, prima fra tutte quella di raggiungere effettivamente una capacità di raffinazione tale da garantire la produzione di greggio pesante e leggero, così da tagliare le importazioni del secondo. Lo scetticismo rispetto a tale obiettivo deriva, tra gli altri, dallo stato di indebitamento in cui verte Pemex, nonché dall’ipotizzabile carenza di investimenti diretti esteri che seguirà le limitazioni alle esportazioni. Nel frattempo il gas naturale – normalmente secondo al petrolio nella pianificazione energetica nazionale – figura nel nuovo rapporto, il quale prevede un aumento della produzione tra il 2022 e il 2024, sostenuto dai complessi Nuevo Pemex e Cactus, e dal recupero di Campo Lakach nelle acque profonde del Golfo del Messico.

Annagrazia Caricato

Pemex” by rutlo is licensed under CC BY

Annagrazia Caricato
Annagrazia Caricato

Classe 1998, di origini meridionali ma profondamente legata a Bologna, dove ho conseguito la laurea in Lingue e Letterature Straniere. Attualmente sono impegnata in un programma di doppio titolo magistrale in Relazioni Internazionali tra l’Università di Torino e la Tongji University di Shanghai. Mi affascina l’America Latina, riscoprirla in ogni parola letta e descriverla attraverso gli occhi di una sinologa.

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