utenti ip tracking
venerdì 20 Maggio 2022

Associazione di Promozione Sociale | Rivista di politica internazionale

Elezioni e stabilità in Libia: rinviate a data da destinarsi

In breve

  • Il cammino che ha portato a individuare il 24 dicembre 2021 come data per le elezioni presidenziali in Libia, le prime dal 2014, è stato lungo e tortuoso, pieno di conflitti, negoziazioni, alleanze e strategie.
  • Le elezioni però non si sono tenute e il rinvio fu sancito ufficialmente il 21 dicembre, quando l’Alta Commissione elettorale nazionale libica (Hnec) ha ordinato lo scioglimento dei comitati elettorali, sospendendo, di fatto, i preparativi per le elezioni.
  • A fronte di tale fallimento, nei giorni passati, Aguila Saleh, il Presidente della Camera dei rappresentanti con sede a Tobruck, ha convocato i suoi deputati per discutere della possibilità di rimpiazzare Dbeibah e il suo governo, sostituendolo con un esecutivo tecnico.

Dove si trova

Ascolta l'articolo

[speaker]

Caffè lungo Il 24 dicembre 2021 è il giorno in cui si sarebbero dovute tenere le elezioni presidenziali in Libia. Ciò, tuttavia, non è avvenuto. Quali sono le ragioni? Chi sono gli attori interni ed esterni che hanno partecipato a questo processo? Quali le implicazioni per i cittadini e le cittadine libiche?

GAME OF THRONES

Il cammino che ha portato a individuare il 24 dicembre 2021 come data per le elezioni presidenziali in Libia, le prime dal 2014, è stato lungo e tortuoso, pieno di conflitti, negoziazioni, alleanze e strategie.
Gli attori che lo hanno abitato, negli anni, sono stati molteplici.
Tra i protagonisti vi è Khalifa Haftar, generale, ex comandante dell’Esercito nazionale libico, che, dalla morte di Gheddafi, ha condotto un’opposizione militare contro, simultaneamente, le forze islamiste operanti in Libia, tra cui lo Stato Islamico, e le istituzioni governative, con sede a Tripoli.
In tale modo, Haftar e il suo esercito hanno preso il controllo delle principali aree della Cirenaica, tra cui Tobruck, diventando, in breve tempo, il braccio armato della  “Camera dei rappresentanti”, il nuovo parlamento eletto nel giugno 2014, sostenuto da Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Egitto e Russia. Ha inizio così la seconda guerra civile libica.
Nel corso del 2015 si svolgono i colloqui di pace tra il parlamento di Tobruck e il governo di Tripoli promossi dalle Nazioni Unite, le quali operano, sia sul fronte militare che su quello politico, tramite la Missione di sostegno in Libia (Unsmil).
Sotto l’egida dell’ONU, le due fazioni in lotta firmano, il 17 dicembre, un accordo, il Libyan Political Agreement, per la formazione di un governo di unità nazionale, alla cui presidenza viene posto l’imprenditore libico Fayez Al-Sarrāj.

A sostegno di Al-Sarrāj si è schierata, invece, la Turchia, che dispone di numerose postazioni militari da Zuwāra a Tripoli, a Misurata. Tale intervento fu ufficialmente stabilito nel 2019, in occasione della firma del Memorandum of Understanding (MoU) per la sicurezza e la cooperazione militare tra Turchia e Libia.
Per quanto concerne l’Italia, invece, nell’aprile 2021 il presidente del Consiglio Mario Draghi, in visita a Tripoli, ha riconfermato l’interesse per la situazione dell’ex colonia, sostenendo l’unicità del momento storico-politico “per ricostruire quella che è stata un’antica amicizia”. Amicizia che, tuttavia, ruota intorno a due dossier principali: migrazione ed economia.
Nel 2020, vi è un secondo tentativo di pacificazione sotto l’egida delle Nazioni Unite: a seguito di un cessate il fuoco tra le truppe governative di Al-Sarrāj e le milizie di Haftar, i 75 membri del Forum di Dialogo politico Libico, eleggono il nuovo capo di governo e il capo del Consiglio presidenziale: il primo, Abdul Hamid Dbeibah, imprenditore di Misurata; il secondo, Mohamed Ahmed al-Manfi, ex ambasciatore.

Obiettivo principale del nuovo esecutivo: traghettare la Libia alle elezioni del presidente, la cui data, secondo la road map stabilita in accordo con le Nazioni Unite, è il 24 dicembre 2021.

Embed from Getty Images

Fig.1- La città di Sirte, sotto il controllo delle truppe di Haftar, dicembre 2021.

PERCHE’ NON CI SONO STATE LE ELEZIONI IN LIBIA?

L’intenzione della comunità internazionale è risultata insufficiente al fine di svolgere le elezioni presidenziali il 24 dicembre.
Il rinvio fu sancito ufficialmente il 21 dicembre, quando l’Alta Commissione elettorale nazionale libica (Hnec) ha ordinato lo scioglimento dei comitati elettorali, sospendendo, di fatto, i preparativi per le elezioni.
L’accaduto è il risultato, in primo luogo, delle dispute legali e politiche inerenti alla possibilità e alla legittimità di elezione di alcuni candidati, a fronte delle quali la Commissione elettorale non è stata in grado di pubblicare la lista definitiva degli aspiranti presidente.
Su un totale di novantotto persone che hanno proclamato la propria candidatura, alcune figure sono particolarmente divisive, come Abdul Hamid Dbeibah, il primo ministro ad interim, che, nel corso dei negoziati sotto l’egida delle Nazioni Unite, aveva formalmente accettato l’impossibilità di candidarsi per le presidenziali; l’ex capo dell’Esercito nazionale libico, Khalifa Haftar, e il figlio minore di Gheddafi, Saif al Islam, riapparso sulla scena pubblica dopo dieci anni di silenzi.
Tali candidati hanno fortemente scosso il terreno libico, già fortemente polarizzato.
Il processo elettorale è stato, infatti, fin da subito percorso da tensioni e conflitti tra le parti, che si accusavano reciprocamente di corruzione e violenze.
La legge elettorale stessa, approvata a settembre, è stata oggetto di un’intensa controversia tra l’esecutivo di Tripoli e i rappresentanti del parlamento con sede a Tobruk, che continua a considerarla frutto di votazioni falsate.
Tutto ciò si esperì all’interno di un forte clima di repressione, che vide come protagoniste decine di milizie presenti sul territorio, le quali tentarono sia di impedire le elezioni stesse, tramite manifestazioni armate, avvenute soprattutto a Tripoli, sia di minare la libertà di espressione, arrestando e colpendo gli elettori di altri candidati politici, come riportato dal comunicato di Amnesty International, del 22 dicembre.

Embed from Getty Images

Fig.2 Il Primo Ministro Abdul Hamid Ddeibeh durante una conferenza a Tripoli, gennaio 2023.

UN CAMMINO INCERTO

Nonostante lo scenario profondamente precario , sono stati quasi 3 milioni i libici che si sono iscritti alle liste elettorali, per poter prendere parte alle votazioni. Proprio costoro, secondo Stephanie Williams, Consigliera speciale delle Nazioni Unite per la Libia, è necessario salvare le elezioni, e farlo presto, poiché un prolungato ritardo potrebbe incrinare il processo di pacificazione in atto.
Pertanto, essa è già al lavoro, insieme alle istituzioni libiche, per costruire una nuova road map al fine di garantirne l’esecuzione.
Da parte sua, l’Alta Commissione elettorale nazionale libica (Hnec) aveva proposto, come nuova data, il 24 gennaio 2022.
Tuttavia, anche in questo caso, non si è tenuta alcuna elezione. Già a dicembre, infatti, erano molte le voci che affermavano il proprio scetticismo nei confronti del rinvio di un mese, tra cui Ashraf Shah, ex membro dell’Alto consiglio di Stato, che ha sostenuto che “Né tra un mese né tra un anno si potranno tenere elezioni presidenziali in un simile scenario. L’unica strada percorribile è quella di tenere prima le elezioni parlamentari, per riunire le istituzioni libiche”.
A fronte di tale fallimento, nei giorni passati, Aguila Saleh, il Presidente della Camera dei rappresentanti con sede a Tobruck, ha convocato i suoi deputati per discutere della possibilità di rimpiazzare Dbeibah e il suo governo, sostituendolo con un esecutivo tecnico, che abbia come compito principale quello di portare il Paese alle elezioni.
A questo proposito si è espressa anche Stephanie Williams, la quale, invece, non ritiene necessario istituire un nuovo governo transitorio, ma adoperarsi affinché ne sia eletto uno democraticamente, entro fine giugno.
L’ostacolo principale rimangono, pertanto, le estreme divisioni interne, cavalcate e polarizzate dai numerosi gruppi armati presenti sul territorio, come dalle truppe straniere, entrambi, al momento, senza alcuna intenzione di liberare il campo.
L’attacco di metà dicembre al palazzo del governo da parte della milizia Brigata al-Salmoud, che ha circondato l’ufficio del primo ministro Dbeibah, pretendendo l’annullamento delle elezioni, non sembra un buon presagio.
Lungo e ripido, pare, dunque, il cammino per le elezioni libiche, affinché esse non rappresentino un esercizio vuoto e avulso dal contesto in cui si realizzano, ma rispondano concretamente alle volontà di un popolo che, da più di dieci anni, sopporta mani che prendono, senza dare indietro nulla.

Elena Rebecca Cerri

Immagine di copertina: “LIBIA_deag” by prince_volin is licensed under CC BY-SA


Elena Rebecca Cerri
Elena Rebecca Cerri

Varesina di nascita, ma con il cuore che viaggia tra Milano, Parigi e Bologna.

Nella prima città ho conseguito la laurea triennale in Sociologia, nella seconda ho vissuto tra caffè letterari e incontri femministi, mentre la terza ospita i miei attuali studi in Antropologia Culturale ed Etnologia.

Sono appassionata di letteratura e di scrittura, pratica, quest’ultima, che cerco di sviluppare sia come esercizio psicoterapeutico sia come voce per i miei interessi di ricerca, che vanno dalla storia alle relazioni di genere, dalla politica interna allo studio di contesti e società dell’area MENA, per poi approdare all’antropologia medica.

 

 

Ti potrebbe interessare
Letture suggerite