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Wagner traballa in Libia, Roma teme il ritorno del caos

Analisi – È di nuovo centrale il tema della stabilità della Libia dopo che un bombardamento (con droni turchi?) ha colpito i miliziani russi del Gruppo Wagner in Cirenaica. Nonostante il tentativo di ribellione di Prigozhin, Putin non vuole rinunciare ai mercenari nel teatro africano. L’Italia sta a guardare e teme il ritorno del caos nell’ex Quarta Sponda. 

WAGNER BOMBARDATA IN CIRENAICA

Il 30 giugno un misterioso raid ha colpito le forze della compagnia militare privata Wagner in Libia, nella base aerea di al-Kadhim, situata nella parte orientale del Paese a 150 chilometri da Bengasi. Siamo nel cuore della Cirenaica, controllata di fatto dall’Esercito di Liberazione Nazionale (LNA) di Khalifa Haftar, coadiuvato dai mercenari di Yevgeny Prigozhin. Non è ancora chiara la dinamica del bombardamento, ma Eekad, una piattaforma OSINT del Medio Oriente con sede negli Stati Uniti, ha ipotizzato possa essere stato effettuato da un drone turco Bayraktar Akinci, partito da Tripoli e in grado di percorrere fino a 6mila chilometri. Secondo le immagini satellitari diffuse da Eekad, quello distrutto sarebbe un aereo da trasporto di fabbricazione russa, Il-76, utilizzato da Wagner in Libia e nei teatri africani in cui è impegnata. Sebbene il raid non abbia provocato vittime, ha una forte valenza simbolica. La base di al-Khadim è uno snodo logistico importantissimo per Wagner: qui arrivano i rifornimenti dalla Russia e partono gli aerei carichi di aiuti militari per i ribelli del Sudan. Qualche ora dopo la notizia del bombardamento, Mohamed al Haddad, Capo di Stato Maggiore delle forze militari vicine al Governo di Unità Nazionale (GNU) con sede a Tripoli, si è affrettato a smentire la responsabilità dell’attacco, aggiungendo “nessuno dei nostri droni ha preso di mira siti militari nella regione orientale”. La nebbia attorno al bombardamento non si è ancora diradata, ma lo spettro del ritorno della violenza in Libia preoccupa non poco i nostri decisori politici.

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Fig. 1 – Il Capo di Stato Maggiore delle forze militari vicine al Governo di Unità Nazionale (GNU) Mohamed al-Haddad, 19 aprile 2023

COSA CI FA LA WAGNER IN LIBIA

Africa, Medio Oriente, Ucraina, Venezuela: la Wagner ha operato e opera in diversi teatri a supporto degli obiettivi geopolitici di Mosca, incline a occupare i vuoti di potere per espandere la propria influenza a livello internazionale. I miliziani della Wagner iniziano le prime operazioni militari in Libia nel 2019, ma la loro presenza nell’ex colonia italiana risale al 2015. Abili a sfruttare il caos della guerra civile del 2014, i contractor finanziati dal Cremlino capiscono subito come essere utili al neo-costituito Governo di Tobruk, nato in opposizione all’esecutivo con sede a Tripoli, quest’ultimo riconosciuto dalla comunità internazionale. Le attività non mancano: addestrare l’LNA a utilizzare le armi di fabbricazione sovietica e fornire assistenza medica ai suoi soldati; sminare le aree di Bengasi e Derna; garantire la sicurezza dei pozzi petroliferi dell’est del Paese. La Russia sceglie il cavallo Haftar e si insedia, attraverso gli uomini di Prigozhin, in Cirenaica. Le azioni militari del Gruppo Wagner nell’ex Jamahiriya di Gheddafi si iniziano a vedere nel 2019, quando si contano i primi morti Wagner caduti sul campo di battaglia. L’offensiva dell’LNA verso Tripoli per scalzare il premier Fayez al-Serraj, capo dell’allora Governo di Accordo Nazionale (GNA), finisce in un bagno di sangue grazie alla micidiale azione dei droni Bayraktar TB2 forniti dalla Turchia, di fatto già stanziata nell’ovest della Libia a supporto delle Autorità tripoline con l’aiuto di migliaia di jihadisti provenienti dal fronte siriano di Idlib. Durante la ritirata, i miliziani Wagner ripiegano a est insieme agli uomini fedeli ad Haftar, perdendo la base aerea di al-Watiya e la città di Tarhuna. Costretti alla difensiva, impegnati a respingere gli attacchi dei combattenti filo-turchi pro-Serraj su Sirte, mentre la battaglia infuriava anche nella zona dei terminal petroliferi dell’Est.

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Fig. 2 – Membri del GNA all’esterno della base aerea di al-Watiya dopo averla strappata alle forze di Haftar, 18 maggio 2020

DALL’UCRAINA ALL’AFRICA: WAGNER IN DIFFICOLTÀ?

Negli ultimi mesi il Gruppo Wagner sta vivendo un periodo alquanto turbolento. A gennaio il portavoce del Consiglio di Sicurezza Nazionale della Casa Bianca, John Kirby, aveva annunciato la classificazione della compagnia militare privata come organizzazione terroristica. A giugno, sempre gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni a gruppi affiliati ai miliziani Wagner e al suo fondatore Yevgeny Prigozhin in Repubblica Centrafricana, Emirati Arabi Uniti, Russia e Mali. Quella con sede a Dubai finita sotto sanzioni USA è la società di distribuzione Industrial Resources General Trading, accusata dal Dipartimento del Tesoro americano di lavorare insieme alla Diamville SAU, una società di esportazione di diamanti direttamente collegata a Prigozhin. Ricordiamo che in Libia gli Emirati Arabi Uniti hanno finora sostenuto il generale Haftar (adesso il supporto si sta affievolendo), proprio come la Russia tramite la Wagner, in buona compagnia dell’Egitto e della Francia, sebbene ultimamente anche quest’ultima abbia raffreddato i rapporti con l’uomo forte della Cirenaica. Non da ultimo la clamorosa azione da parte di Prigozhin e dei suoi uomini qualche settimana fa in Russia – occupando la città di Roston sul Don e tentando di assaltare la capitale Mosca – non ha prodotto gli effetti sperati. Se, come minimo, l’obiettivo della prova di forza del cosiddetto “ex cuoco di Putin” era quello di ottenere la testa del ministro della Difesa russo Sergej Shoigu e del capo di Stato Maggiore generale delle Forze Armate russe Valerij Gerasimov, essa è stata un fallimento. Putin ha offerto ai miliziani della Wagner di essere inquadrati nell’esercito russo oppure di riparare in Bielorussia, ipotesi che già allarma le cancellerie europee.

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Fig. 3 – L’uomo forte della Cirenaica, Khalifa Haftar, dopo un comizio a Bengasi per il 71esimo anniversario dell’indipendenza della Libia dall’Italia, 24 dicembre 2022

L’ITALIA TEME IL RITORNO DEL CAOS IN LIBIA

Il bombardamento contro la Wagner in Cirenaica solleva la questione del ritorno della violenza in Libia. La calma apparente tra il GNU di Tripoli, sostenuto dalla Turchia e dall’Italia (e riconosciuto dall’ONU), e le Autorità in Cirenaica regge soprattutto perché le varie milizie hanno progressivamente consolidato le proprie posizioni e non vogliono perdere i propri interessi e privilegi. Si tratta però di una tregua molto fragile: per il ruolo svolto dalle potenze esterne; per i ricatti incrociati degli attori locali; per la presenza delle centinaia di milizie coinvolte in traffici illeciti e corruzione. Uno status quo che nessuno ha il coraggio di rompere, ma che rischia di saltare al minimo accenno di instabilità. Il sentore di una presunta debolezza del Gruppo Wagner potrebbe innescare l’azzardo delle milizie di Tripoli e spingerle a tentare delle avventure verso est per conquistare qualche posizione. Anche per questo motivo il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha annunciato che Wagner, seppur quasi totalmente dismessa dal fronte ucraino, andrà avanti a operare nel teatro africano. Finché il gruppo paramilitare russo continuerà a essere il garante della sicurezza delle Autorità dell’est del Paese, sarà difficile immaginare un ritiro delle loro truppe dal teatro libico. Inoltre tensioni tutte interne alla pletora di milizie che sostengono il Governo tripolino rischiano di far traballare anche il Primo Ministro Dabaiba. Un quadro generale in cui il caos sembra essere sempre dietro l’angolo e in cui le tanto famigerate elezioni politiche sembrano essere non solo una chimera, ma anche di dubbia utilità. Persa l’influenza sul nostro estero vicino nel 2011, all’Italia non rimane che essere in balìa degli eventi. Nella speranza di spegnere sul nascere l’incendio che potrebbe divampare in Libia da un momento all’altro.

Vittorio Maccarrone

Immagine di copertina: “ECHO/DDG – Mine clearance Sirte” by EU Civil Protection and Humanitarian Aid is licensed under CC BY-ND

Dove si trova

Perchè è importante

  • Il 30 giugno un misterioso raid ha colpito i miliziani del gruppo Wagner in una base aerea della Cirenaica.
  • La Wagner è presente in Libia da diversi anni per sostenere l’uomo forte dell’est del Paese, Khalifa Haftar.
  • Dopo il tentativo di golpe di Yevgeny Prigozhin, la Wagner sembra in difficoltà, ma Putin non ha intenzione di dismettere i suoi miliziani dal teatro africano.
  • È il preludio del ritorno della violenza in Libia? L’Italia guarda con preoccupazione l’evolversi della situazione.

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Vittorio Maccarrone
Vittorio Maccarrone

Catanese di nascita, ho conseguito la laurea specialistica all’Università di Pavia (città d’adozione) in World Politics and International Relations con tesi sulla guerra in Siria. Durante il periodo accademico colgo l’opportunità fornita dal progetto Erasmus per ben tre volte: Atene e Budapest sono le mete che scelgo per due tirocini in organizzazioni internazionali e non governative, mentre Gent mi accoglie per il periodo di studio all’estero. Seguo molto sia la politica interna che quella estera. Nelle dinamiche internazionali pongo particolare attenzione al martoriato Medio Oriente. Sono un accanito sostenitore del Calcio Catania, un fervente amante dello sport, appassionato di fotografia, aspirante giornalista e sì… bevo una modesta quantità di Caffè giornaliera!

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