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lunedì 28 Novembre 2022

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Botswana, confermata la legalità delle unioni LGBTQ+

In breve

  • La Corte d’Appello botswana ha confermato la sentenza del 2019 che legalizza le unioni omosessuali.
  • La decisione ha abrogato la legislazione precedente, che prevedeva fino a sette anni di carcere per i membri della comunità LGBTQ+.
  • Nel continente africano i rapporti omosessuali rimangono in gran parte punibili per legge.

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In 3 Sorsi La Corte d’Appello di Gaborone ha confermato la decisione della Corte Suprema del 2019 che depenalizza i rapporti omosessuali, respingendo il ricorso del Governo.

1. FALLISCE IL TENTATIVO DEL GOVERNO

All’unanimità, la Corte d’Appello del Botswana ha riconfermato il 29 novembre la sentenza emessa dalla Corte Suprema nel 2019 che legalizza le unioni omosessuali. Il Governo di Gaborone, infatti, si era appellato contro la decisione della Corte affermando che essa fosse incostituzionale, e che il Tribunale non avesse giurisdizione in materia, in un tentativo di ribaltare la decisione emessa due anni fa.
La sentenza, emessa in modo unanime dai 5 giudici della Corte, riafferma che la penalizzazione delle unioni omosessuali rappresenta una violazione dei diritti fondamentali dei membri della comunità LGBTQ+. Come sostenuto dal Presidente dalla Corte, Ian Kirby, la penalizzazione dei rapporti omosessuali era in chiara contraddizione con i diritti garantiti dalla Costituzione del Paese, in particolare in riferimento ai diritti a libertà, dignità e uguaglianza.

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Fig. 1 – Attivisti LGBTQ+ festeggiano per la sentenza favorevole del 29 novembre

2. UNA SVOLTA RADICALE

Prima della decisione della Corte Suprema i rapporti omosessuali in Botswana erano punibili fino a sette anni di carcere, in accordo con la legislazione nazionale, in vigore dal 1965, che vietava la “conoscenza carnale di ogni persona contro l’ordine della natura”. La sentenza cambia dunque in modo radicale il panorama di democrazia e diritti umani nel Paese, come afferma Sethunya Mosime, a capo del Lesbians, Gays, and Bisexuals of Botswana (LEGABIBO).
Riconosciuta dalla comunità internazionale come una vittoria per i diritti della comunità LGBTQ+ nel Paese, la decisione della Corte d’Appello riafferma la necessaria tutela di tutti i cittadini botswani a prescindere dal loro orientamento sessuale, rappresentando un passo chiave per il pieno riconoscimento della loro integrità e per il rispetto della libertà individuale.

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Fig. 2 – Il Presidente del Botswana, Mokgweetsi Eric Keabetswe Masisi

3. E IL RESTO DEL CONTINENTE?

Ad oggi la decisione della Corte Suprema del Botswana rimane purtroppo una rarità in Africa. Infatti le unioni omosessuali sono illegali e punibili per legge in gran parte del Continente.
Con la sentenza del 2019 il Botswana è entrato a far parte del gruppo di pochissimi Paesi africani ad aver legalizzato i rapporti omosessuali, insieme a Lesotho, Sud Africa, Mozambico, Angola e Seychelles. Sui 54 Stati che compongono il Continente, solo il Sud Africa ha legalizzato i matrimoni omosessuali, consentiti a partire dal 2006. Se in molti Paesi l’omosessualità è punibile con la carcerazione, in quattro, ossia Mauritania, Nigeria, Somalia e Sud Sudan, è punibile con la pena di morte.

Alessia Rossinotti

Photo by David_Peterson is licensed under CC BY-NC-SA

Alessia Rossinotti
Alessia Rossinotti

Classe 1994, da sempre appassionata di politica internazionale e diritti umani, con un particolare focus sul continente africano. Laureata in World Politics and International Relations presso l’Università di Pavia, ho svolto esperienze di tirocinio alla Rappresentanza Permanente d’Italia all’OSCE, e per una ONG che si occupa di pace e conflitti.

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