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mercoledì 25 Maggio 2022

Associazione di Promozione Sociale | Rivista di politica internazionale

Myanmar, la visita di Hun Sen non risolve la crisi

In breve

  • Dopo il golpe di febbraio 2021 contro Aung San Suu Kyi la situazione in Myanmar è rimasta sempre tesa. La crisi è ormai un affare regionale che sta interessando da vicino tutto il blocco ASEAN.
  • La recente visita in Myanmar del Presidente di turno ASEAN il Primo Ministro cambogiano Hun Sen, non ha risolto nulla e ha alimentato solo critiche e proteste.
  • Le pressioni delle Nazioni Unite stanno spingendo la vicina Thailandia a intervenire più a fondo nella crisi per prevenire ulteriori violenze e fronteggiare la grave situazione umanitaria.

 

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In 3 sorsi A quasi un anno dal golpe contro l’Amministrazione di Aung San Suu Kyi, il Myanmar riceve per la prima volta un capo di Governo straniero, non senza proteste e disordini. Nonostante le promesse di ristabilire la pace da parte del Primo Ministro cambogiano Hun Sen, la situazione rimane ancora tesa.

1. L’ASEAN DISAPPROVA

Hun Sen, in qualità di Presidente di turno dell’ASEAN, ha visitato l’ex Birmania lo scorso 7 gennaio per implementare il Five-Point Consensus con cui si sta appunto cercando di mettere fine alla crisi nel Paese asiatico. Tuttavia da più fronti sono giunte critiche al suo viaggio birmano. Ad accogliere Hun Sen ci sono state poi vivaci proteste da parte dei dissidenti del Governo golpista birmano che non hanno dimenticato i metodi coercitivi con cui il leader cambogiano prese il potere nel 1997. Anche Saifuddin Abdullah, Ministro degli Esteri della Malesia, ha criticato Hun Sen in quanto alcuni Paesi dell’ASEAN avevano già espresso riserve sulla possibilità di una visita in Myanmar proprio perché sarebbe stata vista come  la legittimazione del colpo di Stato da parte di tutta l’Organizzazione. L’Indonesia si è aggiunta al gruppo dei contrari a causa della mancata nomina di un delegato ASEAN in visita a Suu Kyi, detenuta a partire dal golpe dello scorso anno.

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Fig. 1 – Il Primo Ministro cambogiano Hun Sen durante un summit ASEAN del 2019

2. HUN SEN CONTRO TUTTI

A ottobre l’ASEAN, nonostante la tradizionale neutralità verso le questioni interne dei Paesi membri, ha spinto su pressione delle Nazioni Unite per un decisiva applicazione del Consensus nel tentativo di porre fine alla crisi birmana. Il che sicuramente ha segnato un cambio di tendenza per l’Organizzazione, fino a quel momento fermamente ancorata al non interventismo. L’attuale Primo Ministro golpista del Myanmar, Min Aung Hlaing, è stato infatti escluso dalla riunione di ottobre con gli altri membri ASEAN per la sua incapacità di guidare il processo di dialogo nazionale e di garantire l’accesso degli aiuti umanitari nel Paese. Tuttavia già a ottobre Hun Sen creò una netta spaccatura con gli altri 10 Paesi ASEAN proprio per il suo voler ammettere comunque ai loro meeting i rappresentanti dell’attuale Governo birmano, ed è già da tempo che numerosi attivisti per i diritti umani in Myanmar, come Min Ko Naing, hanno denunciato quanto l’atteggiamento favorevole di Hun Sen verso il golpe avrebbe inasprito ancor di più la situazione e messo in cattiva luce l’intera ASEAN.

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Fig. 2 – Profughi birmani fuggiti in Thailandia dopo l’escalation di violenze delle scorse settimane, gennaio 2022

3. IL RUOLO CHIAVE DELLA THAILANDIA

Bangkok potrebbe risultare una pedina geopolitica decisiva nella gestione della crisi birmana. La Thailandia è infatti un Paese molto legato al Governo golpista birmano. Una vicinanza sottolineata proprio da Min Aung Hlaing che lo scorso febbraio si era rivolto al Primo Ministro thailandese Prayut Chan-o-cha chiedendo di “supportare la democrazia” proprio pochi giorni dopo aver rovesciato il Governo di Aung San Suu Kyi. Le Nazioni Unite quindi hanno recentemente richiesto esplicitamente la collaborazione thailandese per prevenire una possibile escalation in Myanmar e assicurare ai birmani che scappano dalla crisi un rifugio sicuro. Sarebbero infatti circa 50mila le persone che finora hanno abbandonato le proprie case a seguito dei combattimenti tra l’Esercito birmano e i ribelli del KNLA (Karen National Liberation Army) e delle PDF (People’s Defense Forces) nello Stato di Kayin, al confine con la Thailandia. Noeleen Heyzer, inviata delle Nazioni Unite per il Myanmar, si è rivolta così al Primo Ministro thailandese Prayut Chan-o-cha perché tenga unita l’ASEAN con l’obiettivo di riportare la pace nell’ex Birmania.

Massimiliano Giglia

Photo by Tony Wu is licensed under CC0

Massimiliano Giglia
Massimiliano Giglia

Sono cresciuto in Sicilia, la scrittura e le illustrazioni da sempre sono le mie più grandi passioni.
Mi sono laureato in Lettere all’Università di Catania e in Cooperazione Internazionale, tutela dei Diritti Umani all’Università di Bologna. Entrambe rappresentano per me due tappe fondamentali del mio percorso di crescita personale, oltre che di formazione. Conclusi gli studi mi sono trasferito a Londra e ad Harbin, in Cina, luoghi in cui ho potuto assaporare il gusto di trovarmi in un punto di vista diverso. Tutto questo mi ha inesorabilmente aperto gli orizzonti e ha certamente accentuato il mio interesse per gli affari esteri.

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