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lunedì 28 Novembre 2022

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Crisi in Ucraina: i limiti della diplomazia

In breve

  • I colloqui diplomatici tra Occidente e Russia si sono conclusi senza risolvere le divergenze su Ucraina e sicurezza globale.
  • L’ammissione di Kiev e Tblisi nella NATO era stata promessa molti anni fa, ma senza specificare quando o come.
  • La Russia preme per ridurre l’espansione della NATO in Europa orientale, e in particolare in Ucraina.
  • L’Europa gioca un ruolo secondario in una crisi che la dovrebbe vedere come attore principale.

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Analisi I negoziati tra Russia, USA, alleati della NATO e membri dell’OSCE, non avrebbero risolto la crisi che minaccia l’Ucraina, con Mosca che continua a ventilare un’azione militare se l’Occidente non soddisferà le sue richieste, inclusa la garanzia che Ucraina e Georgia non aderiranno mai alla NATO.

POCO SPAZIO PER UN ACCORDO

Una serie di colloqui diplomatici di alto profilo tra Occidente e Russia non è riuscita a disinnescare le tensioni nell’Europa orientale né a ridurre la minaccia di un’invasione russa su vasta scala dell’Ucraina. Trattative sicuramente complesse in virtù delle aspettative completamente diverse dei partecipanti: da una parte il blocco occidentale (costituito da Stati Uniti, NATO e OSCE), il quale avrebbe voluto dissuadere il Cremlino dall’invadere l’Ucraina (attività apparsa imminente nelle ultime settimane) e disarmare ogni eventuale minaccia di un confronto globale; dall’altra la Federazione Russa, che avrebbe voluto aprire un tavolo di trattative teso a ottenere l’accettazione delle richieste di sicurezza (anche parziali) presentate alla controparte. In base a tali richieste, Stati Uniti e NATO dovrebbero interrompere ogni tipo di attività militare in Europa orientale e in Asia centrale, concordando con il Cremlino un’ampia proposta con la quale stabilire un accordo di sicurezza. In cambio Mosca si impegnerebbe a effettuare tutte le attività necessarie per la de-escalation della crisi.
I colloqui si sono conclusi senza ottenere un accordo utile alla risoluzione della crisi, mettendo anche in parziale dubbio una futura ripresa dei negoziati diplomatici, in quanto i funzionari russi non avrebbero rinunciato a valutare opzioni di tipo militare.

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Fig. 1 – Il Ministro degli Esteri russo Lavrov dopo il suo ultimo incontro con il Segretario di Stato USA Blinken a Ginevra, 21 gennaio 2022

UNA AMMISSIONE DIBATTUTA

La disputa sull’ammissione dell’Ucraina nella NATO è un problema che si trascina da circa 25 anni. Già nel 1997, infatti, l’ex Ministro degli Esteri russo Primakov annunciò ai propri omologhi occidentali che l’eventuale decisione di ammettere l’Ucraina come membro della NATO sarebbe stata interpretata come una violazione di quel patto del 1990 (mai ufficialmente sottoscritto) con il quale Gorbachev e il Segretario di Stato statunitense, James Baker, si erano accordati per inibire un’ulteriore espansione della NATO e prevenire quindi una crisi globale. Gli eventi si susseguirono fino a raggiungere l’apice nel corso del vertice della NATO di Bucarest nel 2008, quando l’Amministrazione Bush pose in essere una serie di sforzi per la concessione dei piani d’azione per l’adesione di Ucraina e Georgia, rappresentati dalle tabelle di marcia denominate MAP. Alla fine dei lavori l’Alleanza decise l’adozione di un compromesso insolito, nel quale da una parte veniva annunciata la futura inclusione di Kiev e Tblisi (senza però precisare la reale tempistica esecutiva), e dall’altra non si autorizzava l’applicazione del MAP indispensabile per l’avviamento del percorso di ammissione nell’organizzazione. Una dichiarazione diplomatica nella quale non veniva fornita maggiore sicurezza all’Ucraina e alla Georgia, e al contempo veniva rafforzata l’opinione di Mosca secondo cui la NATO era determinata a incorporarle.

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Fig. 2 – Conferenza stampa del Presidente statunitense Joe Biden sulla crisi russo-ucraina, 20 gennaio 2022

UNA VISIONE DIFFERENTE

Il Cremlino considera l’attuale architettura di sicurezza in Europa come inaccettabile e pericolosa per la Russia, in quanto manifesta una serie di strette relazioni militari, politiche ed economiche tra Ucraina e Occidente. Pertanto l’assetto vigente viene ritenuto pericoloso, non tanto per le odierne relazioni, ma per il potenziale che potrebbe raggiungere: una forza combinata in grado di contrastare gli interessi russi con i Paesi confinanti o causare la destabilizzazione della Russia stessa modellando un diverso tipo di regime. L’obiettivo che il Cremlino vorrebbe raggiungere è pertanto un rilassamento delle citate relazioni che attualmente esistono tra Ucraina e Occidente. Mosca, cosciente di poter esercitare solo una limitata influenza commerciale sull’Occidente, nel tentativo di provare a fermare il percorso di integrazione dell’Ucraina verso l’Occidente, ha iniziato a esplorare nuove opzioni coercitive, alternando l’uso della forza militare a minacce di aggressione “ibrida” per costringere l’Alleanza a ridurre al minimo l’impegno profuso nei confronti dell’Ucraina.
Europa e Stati Uniti, nel corso dei recenti colloqui, hanno fornito a Mosca una informazione fondamentale: l’Occidente non combatterà e non morirà per l’Ucraina. Tale informazione ha fornito alla Russia un vantaggio nei negoziati, poiché l’Occidente fa molto più affidamento sull’esito diplomatico della situazione rispetto alla Russia. Mosca pensa che Europa e USA non rischieranno di scoprire se Putin stia bluffando, ma al contempo anche la minaccia di nuove sanzioni economiche minacciata dal blocco occidentale potrebbe influenzare il Cremlino, in quanto quest’ultimo ha ipotizzato un completo collasso delle relazioni con gli USA qualora la minaccia sanzionatoria venga attuata.

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Fig. 3 – Una donna ucraina rende omaggio a suo figlio e agli altri soldati caduti nella guerra contro i separatisti filo-russi del Donbass, 21 gennaio 2022

EUROPA AI MARGINI

Ad oggi la diplomazia non è riuscita a disinnescare le pericolose tensioni geopolitiche sulla frontiera ucraina, in quanto Mosca crede che l’integrazione euro-atlantica di Kiev rappresenti una minaccia esistenziale per la Russia stessa ed è determinata a invertire questo processo, anche se ciò significasse un’escalation drammatica della sua campagna militare contro il Paese vicino.
Secondo quanto affermato da Mosca l’attuale ordine di pace per l’Europa risulterebbe essere obsoleto: dalla sottoscrizione della Carta di Parigi del 1990, con la quale si garantiva l’integrità territoriale di tutti gli Stati partecipanti, numerosi accordi sul rafforzamento della fiducia, sul disarmo e sul controllo degli armamenti hanno consolidato questo pensiero. In tale contesto ciò che dovrebbe preoccupare particolarmente l’Europa è che anche l’Amministrazione Biden stia incoraggiando questo cambiamento epocale, almeno in termini formali. Stati Uniti e Russia hanno discusso i contorni dell’ordine di sicurezza europea a Ginevra senza la partecipazione dei Paesi europei e dell’Ucraina. Non è di consolazione che poi Biden abbia cercato (con successo) di multilateralizzare formalmente il dialogo USA-Russia attraverso le riunioni della NATO e dell’OSCE. Questi hanno avuto solo un significato simbolico e non hanno tenuto conto dei veri input europei. Uno dei pochi politici europei ad aver riconosciuto questo deficit reclamando pubblicamente un ruolo europeo più forte è stato l’Alto Rappresentante dell’UE per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza Josep Borrell. Ma in materia di politica di sicurezza, l’UE ha un peso troppo limitato per essere ascoltata.
Il silenzio dei membri europei della NATO è poi allarmante, nonostante le loro molteplici assicurazioni di voler rafforzare il pilastro europeo dell’Alleanza come forum di consultazione politica. La conclusione raggiunta alla fine della presidenza Trump secondo cui l’Europa non poteva più fare affidamento sulla leadership degli Stati Uniti sembrerebbe essere stata dimenticata. Il compito non risulta facile, ma l’Europa, senza un adeguato coordinamento delle proprie posizioni di politica estera, rischia un’ulteriore emarginazione in termini di sicurezza internazionale.
Pertanto la politica estera russa di questi giorni non sorprende gli addetti ai lavori, in quanto Putin vede la Russia come una potenza mondiale alla pari degli Stati Uniti. Gli Stati europei (sia come UE che come NATO) non sembrano avere alcun ruolo nei suoi piani di grande potenza e il leader russo persegue attivamente una politica che porta alla loro divisione. Così Putin avrebbe discusso le richieste russe che dovrebbero porre fine all’espansione della NATO con il Presidente turco Erdogan, per avere in Ankara un forte alleato e rendere piū difficile il consenso della NATO.
L’adesione dell’Amministrazione Biden ai colloqui (con i membri europei esclusi) è stata una concessione alla Russia che ha fornito peso politico e legittimità alle preoccupazioni di quest’ultima. Questo dovrebbe preoccupare profondamente quegli alleati della NATO che da tempo temono (e non ingiustificatamente) di essere stati emarginati dagli Stati Uniti a favore di altre priorità. Un messaggio importante è trapelato nel corso del primo giorno di colloqui a Ginevra: mentre Stati Uniti e Russia negoziavano tra loro quelle che potrebbero diventare le pietre miliari della futura architettura della sicurezza europea, i Paesi europei (diretti interessati) venivano marginalmente consultati da Washington. Ciò ricorda il tipico modus operandi della Guerra Fredda e appare in netta contraddizione con l’annuncio di inizio mandato del Presidente Biden di un ritorno degli Stati Uniti a un multilateralismo “sostanziale”.  I Paesi europei, se vorranno che l’Europa torni a essere percepita come una potenza geopolitica e non diventi quindi la pedina di grandi potenze rivali, dovranno cercare di rappresentare i loro interessi in modo più solido. Sicuramente una voce forte e chiara dal pilastro europeo della NATO sarebbe un inizio.

Fabrizio Lombardi

SETC17: Ukraine” by 7th Army Training Command is licensed under CC BY

Fabrizio Lombardi
Fabrizio Lombardi

Fabrizio Lombardi, classe 1971, laureato in Musicologia e Beni Musicali presso il Conservatorio “Refice” di Latina. Ho studiato per anni la lingua russa (sia in Italia che presso l’Istituto di Cultura Russa a San Pietroburgo), la cui conoscenza ho approfondito anche attraverso una esperienza lavorativa pluriennale (in qualita’ di Sottufficiale dell’Esercito Italiano) in Russia, Armenia, Georgia, Bielorussia, Ucraina e Turkmenistan. Sono appassionato di geopolitica, con particolare interesse alle dinamiche ed agli sviluppi inerenti il mondo della difesa e del diritto internazionale

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