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mercoledì 25 Maggio 2022

Associazione di Promozione Sociale | Rivista di politica internazionale

Il Rubicone di Putin (e il nostro)

In breve

  • Putin non ha voluto sentire ragioni e ha provocato una guerra con Kiev.
  • Le conseguenze del conflitto rischiano di essere drammatiche per tutti, sia a livello economico che politico.
  • L’Ucraina paga i suoi errori politici e quelli di un Occidente diviso.
  • Per l’Europa è tempo di sviluppare una politica estera degna di questo nome.

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Editoriale Con l’attacco all’Ucraina Putin lancia la sua sfida finale all’attuale ordine internazionale e si imbarca in un’avventura dalle conseguenze imprevedibili. Per l’Europa è tempo di prendere decisioni importanti.

L’Ucraina è l’Iraq di Putin. Come George W. Bush nel 2003, il Presidente russo non ha voluto sentire ragioni, non ha accettato compromessi e ha deciso di lanciare un attacco militare contro un altro Paese per piegarlo ai suoi desiderata geopolitici. Ha mostrato disprezzo per il diritto internazionale e ha fabbricato pretesti per provocare una guerra con Kiev. E alla fine la ha avuta, dimostrando brutalmente la realtà della politica di potenza nel nostro XXI secolo, ancora pieno di illusioni e facile retorica sul trionfo della democrazia e la “fine della storia”.

Ora le conseguenze saranno gravi per tutti: oltre a morte e distruzione su scala considerevole, la destabilizzazione di una larga fetta dell’Europa orientale e dello spazio post-sovietico, una nuova crisi dei rifugiati per l’Unione Europea, uno shock pesante per il mercato energetico globale e una rottura completa e insanabile (almeno nel breve-medio periodo) tra Russia e Occidente. Non sono poi da escludere ricadute per la sicurezza alimentare di diversi Paesi mediorientali, che dipende da significative importazioni di grano sia ucraino che russo, e un’estensione delle tensioni europee in Asia, con la Cina al fianco della Russia (seppur ambiguamente), il trio Giappone-Taiwan-Singapore parte attiva del dispositivo sanzionatorio occidentale e l’India forse costretta a una difficile scelta di campo dopo tanti equilibrismi tra Mosca e Washington. La stessa Russia rischia pesanti ripercussioni per la sua “avventura” militare: come notato dallo studioso ucraino Volodymyr Ishchenko, Mosca non è in grado di sostenere un conflitto prolungato e un’occupazione armata dell’Ucraina. Non ha nulla da offrire agli ucraini, un Governo fantoccio non verrebbe riconosciuto a livello internazionale e le inevitabili sanzioni occidentali renderebbero impossibile un’adeguata ricostruzione post-bellica del Paese. Intoltre, come rilevato da diversi sondaggi, l’opinione pubblica russa non è favorevole al conflitto e il peso umano ed economico di esso – insieme a quello delle massicce sanzioni europee e americane – potrebbe alimentare il malcontento e destabilizzare il quadro politico interno. Putin ha quindi attraversato spavaldamente il suo Rubicone, ma sull’altra sponda potrebbe non esserci alcun trionfo cesariano. Solo una lunga e drammatica resa dei conti con conseguenze imprevedibili per tutti.

L’Ucraina dello sfortunato Volodymyr Zelensky paga il fatto di avere un vicino potente e paranoico, che rifiuta addirittura di concepire la sua esistenza come Stato indipendente. Ma paga anche i suoi errori politici (soprattutto sulla questione Donbass) e quelli ben più gravi dell’Occidente, incapace di integrare con successo i Paesi ex sovietici e di stabilire una relazione di vera fiducia e cooperazione con Mosca. Non solo: di fronte al revanchismo russo i Paesi occidentali si sono mostrati deboli e divisi, finendo per incoraggiare le ambizioni del Cremlino e spingerlo a iniziative sempre più audaci. Una performance disastrosa, dunque, che l’unità di intenti e la retorica accorata delle ultime ore non riesce del tutto a cancellare.

Da questo punto di vista, la guerra russo-ucraina rappresenta un monito soprattutto per l’Europa.  Il continente deve rivedere i suoi processi di integrazione, rendendoli più efficaci e realistici, e sviluppare finalmente una politica estera comune degna di questo nome, supportata da un adeguato strumento militare. Se non lo farà, dovrà affrontare nuove tragedie e subire le decisioni di altre potenze (oggi la Russia, domani chissà) che hanno ben pochi scrupoli nell’usare la forza per raggiungere i propri obiettivi. Sperare nell’eterna protezione degli Stati Uniti è una pericolosa illusione, visti anche i loro problemi interni e il crescente coinvolgimento in altre aree del pianeta (Asia in primis). Se non vogliamo essere solo spettatori o vittime, dobbiamo diventare protagonisti della nostra storia, accettando anche i rischi e gli oneri che ciò comporta. Dobbiamo anche noi attraversare il nostro Rubicone.    

Simone Pelizza

16/02/2022 Reunião com o Presidente da Federação Russa, Vladmir Putin” by Palácio do Planalto is licensed under CC BY

Simone Pelizza
Simone Pelizzahttp://independent.academia.edu/simonepelizza

Piemontese doc, mi sono laureato in Storia all’Università Cattolica di Milano e ho poi proseguito gli studi in Gran Bretagna. Dal 2014 faccio parte de Il Caffè Geopolitico dove mi occupo principalmente di Asia e Russia, aree al centro dei miei interessi da diversi anni.
Nel tempo libero leggo, bevo caffè (ovviamente) e faccio lunghe passeggiate. Sogno di andare in Giappone e spero di realizzare presto tale proposito. Nel frattempo ho avuto modo di conoscere e apprezzare la Cina, che ho visitato recentemente per lavoro.

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