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domenica 27 Novembre 2022

Associazione di Promozione Sociale | Rivista di politica internazionale

Il flagello della siccità in Somalia

In breve

  • In Somalia, entro maggio, 4,6 milioni di persone rischiano di soffrire un livello di sicurezza alimentare acuta a causa della peggiore siccità degli ultimi decenni.
  • La siccità sta distruggendo l’economia di sussistenza del Paese, oltre a essere concausa di fenomeni di violenze.
  • Mitigazione e adattamento hanno un ruolo fondamentale nell’alleviamento della crisi climatica.

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In 3 sorsi – La Somalia è alle prese con la peggiore siccità degli ultimi decenni, ma la carenza d’acqua è una piaga sempre più frequente, che causa conflitti e distrugge l’economia di sussistenza su cui si basa la vita di molti cittadini.

1. UNO SCENARIO CATASTROFICO

Pochi giorni fa si è celebrata la Giornata mondiale dell’acqua, istituita dalle Nazioni Unite nel 1992 per riflettere su un bene che per la sua importanza rientra anche nell’Agenda dei 17 Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile, ma che è spesso causa di conflitti geopolitici e sociali.
In Somalia l’assenza periodica e la scarsità d’acqua provocano frequentamente gravi crisi umanitarie ed economiche. Il Paese è purtroppo abituato ad affrontare la fame e la sete per lunghi periodi, però negli ultimi anni gli episodi di siccità sono sempre più ricorrenti, senza alcuna tregua per le popolazioni, costrette a una perenne sfida per la sopravvivenza – compresi violenti scontri per il controllo dei corsi d’acqua.
Secondo le previsioni quest’anno saranno 4,6milioni le persone ad affrontare un grave livello di insicurezza alimentare acuta (IPC3) entro maggio e già quasi la metà dei bambini somali di età inferiore ai cinque anni è seriamente malnutrita.
Lo scenario catastrofico si era già consumato nel 2011 e nel 2016, ma il timore è che questa volta sarà addirittura peggio, sia perché si stanno ancora contando i danni dell’invasione di locuste dei mesi scorsi, sia perché la politica mondiale, alle prese con la pandemia e la guerra in Ucraina, sta trascurando le crisi umanitarie della ragione – infatti, al momento, solo il 2,3% delle richieste delle Nazioni Unite è stato accolto dai donatori.

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Fig. 1 – Il principale corso d’acqua della città di Baidoa è ormai quasi scomparso

2. LE IMPLICAZIONI

La siccità genera un circolo vizioso di sofferenza e violenza che può portare a gravi conseguenze anche in ambito socio-politico.
In Somalia ampia parte della popolazione dipende dagli aiuti umanitari durante i periodi più aridi e soffre serie conseguenze alimentari, oltre che alla distruzione della propria economia di sussistenza e ai rischi per la sicurezza. Un clima così precario è spesso infatti amplificatore di violenze multidimensionali e conflitti per le risorse naturali.
Secondo Oxfam questo episodio di siccità è il più grave degli ultimi 38 anni, soprattutto nella parte meridionale del Paese, dove si sono registrati persino casi di suicidi tra gli agricoltori. Allo stesso tempo, però, il Corno d’Africa è interessato paradossalmente anche da fenomeni alluvionali estremi, a causa sia degli effetti della siccità sulla capacità di assorbimento dei terreni, sia dell’aumento della temperatura dei mari. Un rapporto pubblicato sulla rivista BioScience ha evidenziato che “la Terra è piena di emergenze climatiche” e l’Africa si sta rivelando essere il Continente più colpito da catastrofi ambientali, nonostante le sue emissioni di gas inquinanti siano minime.

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Fig. 2 – Un gruppo di persone in attesa della distribuzione di cibo e generi sanitari nel campo per sfollati interni di Baidoa

3. ESISTONO SOLUZIONI?

Mitigazione e adattamento sono le due principali armi di battaglia contro il cambiamento climatico. La prima consiste nella riduzione dell’impronta umana sull’ambiente: contribuendo a ridurre l’innalzamento delle temperature a livello globale, potrebbe diminuire la frequenza di fenomeni meteorologici anormali. L’adattamento, invece, richiede misure di prevenzione specifiche a seconda del territorio nel quale si opera. Nel caso somalo, per esempio, sono necessari ingenti investimenti nell’agricoltura e nell’allevamento sostenibili e innovativi, forniture di scorte di acqua potabile e il costante sostegno da parte del Governo per implementare i rapporti con gli altri Stati e promuovere nuove riforme socio-economiche a potenziamento della resilienza anche sociale. Oppure ancora, come ha affermato il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antònio Gutierres, “migliorare l’esplorazione, il monitoraggio e l’analisi delle risorse idriche sotterranee per proteggerle e gestirle meglio e aiutare a raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile”.

Alessandra De Martini

The remains of an animal in a dried up river bed, in drought-hit northern Kenya” by DFID – UK Department for International Development is licensed under CC BY

Alessandra De Martini
Alessandra De Martini

Classe 1996, mi sono laureata in Investigazione, Criminalità e Sicurezza internazionale presso l’Università degli Studi Internazionali di Roma. Sono appassionata di geopolitica, ma amo anche imparare nuove lingue e viaggiare. Durante il percorso universitario, ho cercato di combinare le mie passioni partecipando all’Erasmus, ad alcuni programmi di studio all’estero e ad un progetto di volontariato in Colombia. Nel tempo libero mi piace leggere thriller, fare jogging ma soprattutto giocare con il mio cagnolino!

 

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