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mercoledì 25 Maggio 2022

Associazione di Promozione Sociale | Rivista di politica internazionale

Il Premier giapponese Kishida in India per riallineare e rinforzare l’alleanza

In breve

  • Il 19 e 20 marzo scorsi il premier giapponese Fumio Kishida si è recato in India per rafforzare l’alleanza militare ed economica con Delhi.
  • I due Paesi rappresentano alleati fondamentali per la strategia USA nell’Indo-Pacifico, volta a contenere le ambizioni della Cina, ma sulla crisi ucraina l’India ha espresso una posizione divergente rispetto a Tokyo e Washington.
  • Il viaggio di Kishida ha comunque confermato la solidità della partnership indo-giapponese e il suo impegno a difesa dello status quo regionale.

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In 3 sorsi Il premier giapponese Fumio Kishida si è recato in visita in India il 19 e 20 marzo per il 14esimo forum bilaterale tra i due Paesi. Per Kishida è stata l’occasione per fare il punto della situazione con un importante alleato regionale, che resta ambiguo nei confronti della questione ucraina e il cui atteggiamento nei confronti di Pechino sembra in fase di mutazione.

1. INDIA E GIAPPONE, ASSE FONDAMENTALE PER WASHINGTON IN ASIA

Stando a studiosi come Shuvaloy e Kumar, l’alleanza tra Giappone e India rappresenta un asse fondamentale per l’egemonia di Washington nel Pacifico, specialmente in funzione anti-cinese: entrambe le nazioni sono membri del Quadrilateral Security Dialogue o Quad, nominata la NATO del Pacifico, ovvero un’alleanza militare tra USA, India, Giappone e Australia con esercitazioni militari congiunte svolte regolarmente tra i quattro Paesi. India e Giappone sono poi capisaldi della cosiddetta Indo-Pacifc Strategy, ovvero l’ultima frontiera della strategia americana nel Pacifico fatta di accordi commerciali sostenuti dai cardini quali il diritto internazionale come unico mezzo di risoluzione delle dispute e sicurezza di navigazione. La Indo-Pacific Strategy è considerata la risposta all’influenza della Nuova Via della Seta cinese nella regione. Entrambi i Paesi hanno inoltre questioni territoriali aperte con la Cina (nello specifico le dispute territoriali tra Cina e India sono persino sfociate in una guerra nell’ottobre 1962). Inoltre, come indica Casolari, il progressivo allineamento del Pakistan (uno Stato storicamente avverso all’India) alla Cina per via dei progetti legati alla Belt and Road Initiative (BRI) cinese ha spinto l’India verso l’influenza statunitense, che nel 2006 ha legittimato lo status di potenza atomica dell’India senza che questa dovesse aderire al trattato di non-proliferazione. Inoltre nel 2020 i due Paesi hanno firmato un accordo bilaterale che punta ad aumentare la loro cooperazione militare nel corso dei prossimi dieci anni.

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Fig. 1 – Il premier giapponese Kishida e quello indiano Modi firmano nuovi accordi di cooperazione, 19 marzo 2022

2. GLI INTERESSI DI DELHI E IL SUO DIFFICILE POSIZIONAMENTO

La posizione indiana però non si è dimostrata granitica nei confronti della condanna all’aggressione russa all’Ucraina. L’India si è difatti astenuta alla votazione presso le Nazioni Unite, richiamando le parti alla cessazione delle ostilità, ma appunto senza condannare formalmente la Russia per l’aggressione. La motivazione per questa decisione è da trovarsi in diversi fattori, tra cui il ruolo della Russia come fornitore di armi all’India (citato dal Sole24 Ore) e la possibilità di acquistare a prezzo stracciato gas e petrolio russi, come riportato il 16 marzo dal WSJ. Quest’ultimo punto è fondamentale per alimentare l’economia indiana e mantenere le promesse di crescita fatte dal premier Narendra Modi.
Inoltre, a seguito del recente meeting tra i Ministri degli Esteri cinese e indiano, è emersa la volontà dei due Paesi di mettere temporaneamente da parte le controversie territoriali per far valere la loro voce collettiva e unitaria in Asia e nel mondo. Tuttavia il Ministro degli Esteri indiano Subrahmanyam Jaishankar ha immediatamente allontanato la prospettiva di un consistente avvicinamento tra i due Paesi, per il quale è fondamentale un accordo sulla questione dei confini.

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Fig. 2 – Modi insieme a Vladimir Putin durante l’ultima visita del Presidente russo in India, 6 dicembre 2021

3. UN ALLINEAMENTO CHE SEMBRA REGGERE

Nel comunicato rilasciato al termine dell’incontro tra Modi e Kishida, l’allineamento tra Dehli e Tokyo sembra comunque solido. Per quanto riguarda la situazione in Ucraina, nonostante Kishida abbia messo enfasi sulla necessità di condannare la Russia, i due Paesi concordano di fatto solo sulla necessità di condurre una de-escalation. Inoltre sembrano compatti nel mantenere gli obiettivi del Quad e della Indo-Pacific Strategy, ovvero garantire la stabilità e l’attuale status quo nella regione dell’Indo-Pacifico. Il Giappone ha anche annunciato un enorme piano di investimenti in India per l’equivalente di 42 miliardi di dollari, affermando così il proprio ruolo come uno dei principali partner economici indiani.
In buona sostanza Kishida si è assunto l’onere di “ricordare” al suo corrispettivo indiano qual è il suo posto negli equilibri regionali e riaffermare l’appartenenza dei due Paesi ad una determinata visione geopolitica, diversa da quella portata avanti dalla Cina. Il comportamento dell’India non può essere semplicemente liquidato come opportunistico, ma sente il peso di decenni di politica estera condotta da Paese non allineato fortemente influenzato da Unione Sovietica prima e Russia poi, e che solo di recente si è riavvicinato a Washington.

Enrico Breveglieri

PM meets Minister of Foreign Affairs, Fumio Kishida, in Tokyo” by narendramodiofficial is licensed under CC BY-SA

Enrico Breveglieri
Enrico Breveglieri

Nato a Ferrara, ho studiato a Bologna Lingue, Mercati e Culture dell’Asia e a Torino, dove ho conseguito la laurea magistrale in Area and Global Studies for International Cooperation. Inizialmente mi ha spinto verso il Giappone la cultura contemporanea ma durante lo scambio Erasmus a Edimburgo una professoressa bravissima mi ha fatto appassionare alle relazioni internazionali e da allora seguo con entusiasmo la politica estera giapponese, a cui ho dedicato la tesi magistrale, e tutto ciò che è a tema Asia. Durante il corso di due tirocini presso altrettanti think tanks specializzati in relazioni internazionali mi sono interessato a Taiwan e ho fondato il “Bollettino giornaliero sulla politica estera di Taiwan” su Facebook.

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