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domenica 25 Settembre 2022

Associazione di Promozione Sociale | Rivista di politica internazionale

Perché i soldati russi hanno compiuto atrocità?

In breve

  • È difficile definire ragioni precise per le quali i soldati russi si siano macchiati di crimini di guerra.
  • La mancanza di una classe sottufficiali sufficientemente professionale e professionalizzante è tra le cause.
  • È una dinamica che le Forze Armate russe si portano dietro dai tempi sovietici e che evidentemente non è stata ancora sufficientemente invertita.

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Editoriale Difficile rispondere, ma possiamo fare qualche riflessione su come le Forze Armate guadagnano professionalità – o perché alcune non riescano a farlo.

La guerra ovviamente fa uscire il peggio dagli uomini e dalle donne, e aspetti come stress, stanchezza, orrori visti, perdite personali (amici, parenti, ecc…) portano a volte a fare cose che normalmente non si farebbero. Ma riguardo ai crimini di guerra da parte di un esercito c’è un aspetto che possiamo provare a sottolineare.

Semplificando all’estremo, e quindi con qualche approssimazione, ogni forza armata si basa sul fatto di fornire legalmente a un gruppo più o meno vasto di ragazzi (e ragazze) diciamo tra i 18 e i 25 anni (parlo dei militari ai gradi più bassi) armi letali, insegnando loro come usarle per uccidere in maniera efficiente.

Se pensate alla mentalità media di giovani di quella età ovviamente si può trovare di tutto, ma non stiamo parlando di persone al picco della maturità. È chiaro, perché sono fasce selezionate per essere al picco della capacità fisica (dati i rigori e le fatiche dell’attività militare). Come fare perché non usino queste armi e questa conoscenza in maniera errata?

Che questi ragazzi diventino soldati e non banditi che adoprano le armi per fare altro è possibile – generalmente, almeno da noi, funziona – perché questi ragazzi vengono inseriti progressivamente in un sistema complesso più grande di loro nel quale vengono inculcate oltre alle abilità tecniche di combattimento anche due altri macroelementi (che ovviamente hanno una marea di aspetti specifici, ma come detto semplifichiamo per arrivare al punto): disciplina e orgoglio di appartenenza.

Servono entrambi. Ci devono essere entrambi. La disciplina ovviamente occorre perché aderiscano a una serie di norme di comportamento e utilizzo delle armi che li renda “controllabili” e in definitiva efficienti, e non cani sciolti o sbandati. L’orgoglio di appartenenza (misto di spirito di corpo, tradizioni, principi, senso di appartenenza alle Forze Armate, ecc…) fa sì che la durezza della disciplina diventi accettabile, perché sanno che tramite essa e tramite l’addestramento diventano parte di un qualcosa di più grande (quasi “speciale”) che ha un ruolo fondamentale per la sicurezza del Paese e delle persone che ci vivono. Il fatto di avere limiti a quello che possono fare con quelle armi e quell’addestramento diventa quindi motivo di orgoglio proprio perché li distingue da banditi o altro. Le due cose insieme forniscono loro quei principi morali che sempre dovrebbero guidarli. Questo ovviamente in teoria – sappiamo che non sempre è così, ma dovrebbe esserlo.

Come detto, questi due aspetti devono esserci entrambi. Da soli non funzionano. Se c’è solo disciplina e niente orgoglio di appartenenza il servizio militare diventa unicamente una sofferenza, da cui andarsene il prima possibile. Non ti interessa farne parte, anzi, meglio non entrarci mai, un po’ come veniva vissuta la naja in passato o come molti vedono le Forze Armate oggi. Se c’è solo orgoglio di appartenenza e niente (o insufficiente) disciplina, il rischio è trasformarsi in un gruppo analogo a una cricca mafiosa o a una gang. Lo vediamo nei comportamenti predatori di molti eserciti soprattutto in Paesi con problemi di governance o di corruzione.

La capacità di trasmettere efficacemente entrambe queste cose dipende molto da una “classe” di militari che spesso vediamo nei film USA in maniera quasi caricaturale e senza renderci conto del ruolo fondamentale che hanno: i sottufficiali. Sono coloro che sono principalmente responsabili dell’addestramento giornaliero e sono esempio vivente del livello di professionalità cui i soldati devono aspirare, venendo addestrati loro stessi a essere leader efficaci. Così facendo sono fondamentali nell’evitare che l’intero peso di questi aspetti ricada sui giovani ufficiali che, appena usciti dalla formazione, rischierebbero di essere ancora inesperti o soverchiati da troppi compiti.

Un sistema di sottufficiali professionalmente formati e addestrati aumenta la capacità di un esercito di funzionare efficacemente (come abilità) e professionalmente (come atteggiamento). Non è un caso, come afferma il Generale Mark Hertling (ex-comandante delle forze USA in Europa, ora in pensione), che oltre a una professionalizzazione del corpo ufficiali l’Ucraina abbia enormemente beneficiato negli anni proprio da una professionalizzazione del corpo sottufficiali, passando perciò da una struttura tipicamente di stampo sovietico a una di stampo occidentale.

L’esercito russo durante la Guerra Fredda e almeno fino al 2008 invece aveva rinunciato ad avere un corpo sottufficiali, preferendo che i giovani ufficiali fossero direttamente responsabili dell’addestramento e della disciplina dei loro sottoposti. Un ruolo che molti hanno notato fosse eccessivo (per le troppe incombenze) e peraltro male eseguito: nel periodo sovietico era comune che a sera l’ufficiale tornasse a casa e lasciasse l’unità nei dormitori, dove a quel punto i soldati “anziani” spadroneggiavano. Durante la Prima e Seconda Guerra Cecena i problemi di disciplina delle unità in combattimento (scarso addestramento dei soldati di leva causato anche da ufficiali troppo inesperti) sono stati particolarmente rilevanti.

Tra le riforme successive (dal 2008) c’è stata l’introduzione di soldati di professione e di un corpo sottufficiali professionale che, si pensava, avrebbe potuto ovviare a questi problemi. Eppure gli eventi in Ucraina ci dicono che probabilmente questa riforma non ha avuto il successo che a Mosca speravano. Lo spirito di corpo e di appartenenza forse c’è, ma è evidente che manchi l’altra metà dell’equazione. Oltre a scarso addestramento e scarsa motivazione, abbiamo visto saccheggi, uccisioni di civili e violenze. Eventi su così ampia scala possono anche essere ordinati dall’alto, ma più spesso sono specchio di Forze Armate alle quali manca quel senso di disciplina e di principi morali cui sono chiamate ad aderire.

Non saprei dire se sia a causa di un addestramento insufficiente dei sottufficiali (che quindi rimangono incapaci di assolvere al loro compito o a cui non viene chiesto si svolgerlo in questo modo) o se sia un problema di numeri (troppi pochi sottufficiali formati) e se e come la corruzione esistente agli alti livelli abbia tolto risorse alla formazione. Probabilmente c’è una combinazione di questi elementi. Ma l’esercito russo paga in efficienza e anche in disciplina tutta una serie di errori che vengono da lontano… e che evidentemente non sono mai stati risolti. Aggiungiamoci la costante denigrazione del nemico da parte della propaganda (sono nazisti, quindi nessuna pietà) e gli usuali fattori di stress da guerra… e il risultato è una popolazione ucraina che paga il prezzo finale.

Intendiamoci, non tutti i soldati russi hanno commesso crimini e non tutti si sono comportati in maniera non professionale (come raccontato anche dalle testimonianze raccolte). Ma si tratta di scelte di singoli soldati o singoli reparti… segno di un sistema non sano nel quale questi aspetti sono lasciati troppo alla buona volontà dei singoli soldati o comandanti e non sono cultura militare comune.

Tali problemi esistono in parte anche per l’Occidente: possiamo citare casi eclatanti di violazioni di diritti da parte di militari (My Lai in Vietnam, Abu Ghraib in Iraq… per richiamare i più famosi) e nessuno può dirsene immune, soprattutto in guerra. Anche gli ucraini non sono certo santi. E sappiamo bene che esistono eccessi anche sul come impartire disciplina (Marines USA…). Ma c’è una differenza nella scala di intensità e di frequenza di questi casi e non è casuale.

La formazione dei sottufficiali in Occidente (e nelle Forze Armate NATO) è infatti considerata fondamentale proprio per mantenere alto il livello delle truppe, non solo in termini di addestramento, ma anche perché diventino e rimangano appunto “soldati” e non banditi. E in Russia sembra che tutto questo sia largamente mancato.

Lorenzo Nannetti

Fonti:

Immagine di copertina: ritaglio della copertina del volume “The Russian Way of War”

Lorenzo Nannetti
Lorenzo Nannetti

Nato a Bologna nel 1979, appassionato di storia militare e wargames fin da bambino, scrivo di Medio Oriente, Migrazioni, NATO, Affari Militari e Sicurezza Energetica per il Caffè Geopolitico, dove sono Senior Analyst e Responsabile Scientifico, cercando di spiegare che non si tratta solo di giocare con i soldatini. E dire che mi interesso pure di risoluzione dei conflitti… Per questo ho collaborato per oltre 6 anni con Wikistrat, network di analisti internazionali impegnato a svolgere simulazioni di geopolitica e relazioni internazionali per governi esteri, nella speranza prima o poi imparino a gestire meglio quello che succede nel mondo. Ora lo faccio anche col Caffè dove, oltre ai miei articoli, curo attività di formazione, conferenze e workshop su questi stessi temi.

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