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domenica 25 Settembre 2022

Associazione di Promozione Sociale | Rivista di politica internazionale

Che fine ha fatto la scuola in Ucraina?

In breve

  • Nelle zone libere dell’Ucraina le lezioni online hanno assunto un ruolo salvifico. Nelle zone occupate i soldati di Putin hanno già tentato di imporre un curriculum di studio russo, senza successo.
  • Le Nazioni Unite hanno stanziato 5 milioni di dollari per sostenere gli studenti ucraini. La Commissione dell’UE ha realizzato un manuale per regolare l’introduzione dei rifugiati nei sistemi scolastici dei Paesi UE.
  • Il Ministero dell’Istruzione ucraino ha introdotto due iniziative: la piattaforma All-Ukrainian Online Schools e il progetto di broadcasting TV Learning without borders.

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Caffè lungo – Le lezioni online, con tutte le difficoltà del caso, hanno assunto un ruolo salvifico in Ucraina. Le Nazioni Unite e la Commissione dell’UE si sono adoperate per fornire sostegno agli studenti ucraini. Il Ministero dell’Istruzione ucraino ha introdotto due iniziative: la piattaforma AOS e il progetto di broadcasting TV Learning without borders.

ZONE LIBERE E ZONE OCCUPATE

Sul sito di news LB.ua la giornalista ucraina Nastja Ivantsiv sostiene che il mondo dell’istruzione appare ormai come un’eco dei tempi di pace. Si domanda: si può pensare di mandare i propri figli a scuola quando, alzando gli occhi al cielo, i missili russi sembrano piombare sulla propria testa?
È vero infatti che, in tempi di guerra, l’educazione dei figli rischia di diventare l’ultima delle preoccupazioni dei più. Fondamentale è salvarsi la pelle. Nonostante ciò, la macchina scolastica ucraina si sta piano piano rimettendo in moto. Le lezioni online, di cui gli insegnanti avevano potuto far pratica durante il lockdown da Covid-19, sono state un’ancora di salvezza.
A seguito dell’invasione russa del 24 febbraio, il Ministero dell’Istruzione ha indetto due settimane di “vacanza” in tutte le scuole di ogni ordine e grado del Paese. A partire dal 14 marzo le lezioni hanno ripreso il loro corso regolare. La modalità (da remoto o in presenza) viene decisa a livello regionale, valutando la sicurezza dell’area. Se online, molti dei bambini rifugiatisi all’estero o in altre zone del Paese si collegano alla loro classe virtuale.
Unicef Ucraina sottolinea alcuni dei principali problemi riscontrati. Per disposizione del Ministero dell’Istruzione, la durata delle lezioni online è stata ridotta a 30 minuti. Talvolta 15, se ritenuto necessario. Ai bambini e ragazzi non vengono sottoposte verifiche o compiti da svolgere e, spesso, le sessioni da remoto si tramutano in puro sostegno psicologico. Olena Yurchenko, 24 anni, insegnante in una scuola privata a Kiev, ha raccontato al New York Times che la sua più grande paura è trovare un modo per rispondere “a tutte le domande che i bambini potrebbero porre”. Teach for Ukraine, partner della rete globale Teach for All, si è adoperata in tal senso, proponendo training specifici su come gestire le difficoltà psicologiche degli studenti. In soccorso di maestre e professori vengono proposti esercizi per l’umore e la respirazione. Per esempio, iniziando la lezione, è piuttosto comune vedere nello schermo una schiera di bambini con pollici alzati o abbassati, in segno di espressione di felicità o tristezza. A tali sfide si aggiunge la mancanza di materiale scolastico e le sirene antiaeree, che rischiano di interrompere senza preavviso le già brevi lezioni.
Ma l’istruzione è fondamentale per formare i giovani del futuro. E i russi lo hanno ben compreso. Nelle zone occupate a est hanno cercato di imporsi, intimando un ritorno in presenza e un cambiamento di curriculum sulla falsariga di quello russo. Fino ad ora, grazie alla pronta ed efficace risposta ucraina, non ci sono riusciti.

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Fig. 1 – Vasyl, un bambino ucraino di 12 anni rifugiatosi a Cracovia (Polonia), si collega virtualmente con la sua scuola a Kiev, 7 aprile 2022. A 10 minuti dall’inizio, suonano le sirene antiaeree e l’insegnante a Kiev è costretta a rifugiarsi nel seminterrato della scuola e a cancellare la lezione

IL SUPPORTO DELLA COMUNITÀ INTERNAZIONALE

Education Cannot Wait, un fondo globale associato alle Nazioni Unite, ha stanziato 5 milioni di dollari per aiutare i bambini ucraini tramite servizi di apprendimento e aiuto psicologico.
Seppure una buona parte dei rifugiati di guerra decida di seguire le lezioni online elargite dalla propria scuola di origine ucraina, altrettanti vengono inseriti nei sistemi scolastici dei Paesi ospitanti. Fondamentale diventa quindi emanare delle linee guida comuni, che i vari Stati possano seguire per facilitare l’inserimento degli studenti. Ci ha pensato la Commissione dell’Unione Europea, la quale, tramite un manuale disponibile in inglese, propone un approccio comprensivo che combina gli elementi di sette aree diverse: iscrizione, inclusione degli studenti, inclusione degli insegnanti ucraini, attività specifiche, comunicazione con le famiglie, misure a lungo termine e supporto finanziario. Nel manuale viene più volte sottolineata l’importanza di mantenere una continuità con il curriculum ucraino, procurandosi materiali in lingua. In Polonia, il Paese che ha visto arrivare il maggior numero di rifugiati, sono state create delle classi composte interamente da bambini e insegnanti ucraini. Anche l’Italia ha fatto la sua parte: è diventato virale il video in cui due studenti ucraini vengono accolti da una folla di bambini in festa che li applaudono sulle scale della scuola.
La principale barriera da sfondare rimane quella linguistica. Nei Paesi facenti parte dell’ex URSS, come Moldova, Lituania o Estonia la lingua dell’aggressore potrebbe diventare la nuova frontiera di comunicazione. Difatti la maggior parte dei bambini in Ucraina studia il russo come lingua straniera a partire dalla VI classe o proviene da famiglie interetniche ucraine-russe. Tutti sanno il russo. Esiste addirittura una varietà dialettale, chiamata Surzhik, che mescola vocabolario russo con pronuncia e grammatica ucraina. Nei Paesi ospitanti, le generazioni nate durante il periodo di dominazione sovietica conoscono altrettanto bene la lingua russa. 
All’interno degli altri Stati, i bambini dovranno invece fare affidamento sulla loro sviluppata (grazie alla giovane età) capacità di ricezione linguistica e sulla fornitura di materiale scolastico in lingua ucraina.

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Fig. 2 – Una classe distrutta dai bombardamenti russi nel villaggio di Kukhari, non lontano da Kiev, 16 aprile 2022

LE INIZIATIVE DEL MINISTERO DELL’EDUCAZIONE UCRAINO

Numeri preoccupanti hanno spinto il Ministro dell’Istruzione ucraino, Shkarlet Serhiy, a proporre iniziative tempestive ed efficaci. All’11 aprile 900 scuole su territorio ucraino risultavano distrutte o danneggiate, 13mila erogavano lezioni online e 1.100 si trovavano in aree in cui il processo educativo risulta sospeso a causa dei bombardamenti.
Prima di tali iniziative è la piattaforma AOS (All-Ukrainian Online Schools). Fondata nel 2020, in piena pandemia, è stata riadattata all’attuale contesto di guerra. Propone ben 2.200 video-lezioni per lo studio indipendente di ragazzi dai 10 ai 18 anni (dalla V all’XI classe). Sono altresì disponibili manuali in italiano, francese, inglese, tedesco, romeno e ungherese che spiegano il funzionamento della piattaforma. Il Ministero dichiara che presto saranno aggiunte versioni anche in polacco, spagnolo, ceco, lituano, lettone, estone e portoghese.
Il secondo progetto è Learning Without Borders: il piano prevede la trasmissione di video lezioni su diversi canali TV, secondo una programmazione ben precisa.
Ci troviamo senza dubbio di fronte a iniziative innovative che hanno rimesso al centro della discussione (come è giusto che sia) l’istruzione dei bambini e ragazzi ucraini.

Giulia Mocchetti

Russia Ukraine War – Day 49: Surrounded by rubble, Ukrainians mourn” by manhhai is licensed under CC BY

Giulia Mocchetti
Giulia Mocchetti

Classe 1997, amo scrivere e viaggiare. A novembre 2021 ho conseguito la laurea magistrale in Lingue Straniere per le Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, con lingue di specializzazione inglese e russo. Negli ultimi anni mi sono interessata agli sviluppi politici e culturali dello spazio post-sovietico, dedicando la mia tesi magistrale all’approfondimento del conflitto in Nagorno-Karabakh.
Per due anni e mezzo ho lavorato come docente di lingua inglese in una scuola per bambini, dove ho perseguito un unico obiettivo: rendere chiaro ciò che può sembrare complesso, che è quello che mi prefiggo di fare anche per il Caffè Geopolitico.

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