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giovedì 7 Luglio 2022

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RIMPAC 2022: una prova di forza collettiva rivolta alla Cina?

In breve

  • L’esercitazione militare collettiva RIMPAC, condotta dagli Stati Uniti a cadenza biennale, è dietro l’angolo.
  • L’obiettivo è dimostrare alla Cina (senza giungere a uno scontro militare diretto) che Washington è in grado di unire più Paesi sotto la propria influenza.
  • Tuttavia diversi dei Paesi coinvolti nell’esercitazione cercano di bilanciare l’influenza di Cina e Stati Uniti.

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Caffè lungoIl RIMPAC 2022, ovvero la grande esercitazione navale guidata dagli Stati Uniti che coinvolge tutti i Paesi dell’anello del Pacifico, è dietro l’angolo. Per Washington è l’occasione per rinsaldare le alleanze e mandare un segnale forte contro la Cina in una fase piuttosto delicata per gli equilibri regionali.

COS’È IL RIMPAC

Tra il 29 giugno e il 4 agosto si terrà la ventottesima edizione del RIMPAC, ovvero l’esercitazione dell’anello del Pacifico. Il Comando della Terza Flotta americana scrive che coinvolgerà 38 navi, forze di terra di 9 Paesi e 4 sottomarini, per un totale di 25mila uomini appartenenti a 26 Stati. Parteciperanno Australia, Brunei, Canada, Cile, Colombia, Danimarca, Ecuador, Francia, Germania, India, Indonesia, Israele, Giappone, Malesia, Messico, Olanda, Nuova Zelanda, Perù, Corea del Sud, Filippine, Singapore, Sri Lanka, Thailandia, Tonga, Regno Unito e ovviamente Stati Uniti. 
Il RIMPAC è un’esercitazione congiunta svolta a cadenza biennale, che ha come scopo principale quello di migliorare l’interoperabilità tra le forze armate del Pacifico per mantenere la stabilità regionale. Queste esercitazioni si tengono alle Hawaii e consistono di esercitazioni navali, di sbarco e di test per nuove tecnologie come droni o imbarcazioni ad alta tecnologia. 
Inoltre la presenza delle forze armate del Quad – l’alleanza strategica regionale composta da USA, Giappone, Australia e India – potrebbe dare l’occasione per rinsaldare i rapporti di Washington con Delhi, che dall’inizio del conflitto in Ucraina si è riavvicinata a Mosca, mettendo apparentemente a rischio gli sforzi diplomatici statunitensi per avvicinare il gigante indiano a sé. 
Tuttavia la parola chiave per identificare il vero obiettivo del RIMPAC 2022 è stabilità regionale, ovvero mandare un segnale alla Cina, considerata la maggior causa di instabilità nell’area dell’Indo-Pacifico. 

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Fig. 1 – Una corvetta della Marina taiwanese partecipa ad un’esercitazione vicino all’isola di Keelung, gennaio 2022

COINVOLGERE PER ARGINARE L’ESPANSIONE CINESE NEL PACIFICO

Osservando attentamente la lista dei Paesi invitati al RIMPAC è infatti intuibile come gli Stati Uniti mirino a coinvolgere non solo i Paesi che hanno questioni aperte con Pechino, ma anche tutte quelle nazioni che si affacciano sul Pacifico e che cercano di mantenersi in equilibrio tra la superpotenza americana e quella cinese.
Tra questi Paesi ci sono certamente le Filippine, che hanno un contenzioso territoriale sulle Isole Spratly nonostante una sentenza della Corte Permanente d’Arbitrato del 2016 che la Cina ha deciso di ignorare. Una situazione quasi analoga a quella delle Isole Senkaku che vede contrapposte Cina e Giappone.
Analizzando invece i Paesi che cercano di bilanciare i propri interessi tra le due potenze troviamo il Brunei, che cerca accordi commerciali con il Dragone, e la Thailandia, che acquista forniture di armi dalla Cina, ma è anche in stretti rapporti strategici con il Giappone, un alleato chiave degli Stati Uniti. Nel Pacifico c’è Tonga, che ha fatto parlare di sé per l’accordo con Pechino raggiunto qualche mese fa e che ha messo in allarme le cancellerie di Nuova Zelanda e Australia per la possibile vicinanza alle loro coste di un avamposto navale cinese. Anche nazioni nella sponda americana del Pacifico come il Messico o il Perù cercano di bilanciare la vicinanza agli Stati Uniti e i grandi investimenti che la Cina intende portare avanti in America Latina. Infine è da sottolineare la presenza di partner europei a questa iniziativa, che però non deve stupire, considerando l’importanza che quella regione sta assumendo a livello globale. L’Europa ha capito l’importanza dell’Indo Pacifico negli equilibri mondiali e alcuni dei suoi membri hanno cominciato a includere nella loro politica estera piani per l’Indo-Pacifico inclusa la partecipazione al RIMPAC.
C’è poi da considerare la questione Taiwan, che appare più rilevante che mai per due motivi. Il primo è che Taiwan non parteciperà al RIMPAC 2022 nonostante la minaccia di invasione cinese dell’isola sia la principale fonte di preoccupazione americana in Asia. Una mancata partecipazione che è andata contro una legge firmata da Biden, in cui il Congresso ne chiedeva l’inclusione. La motivazione potrebbe non essere dissimile da quella individuata da alcuni analisti due anni fa in occasione del RIMPAC 2020, ovvero non calpestare una linea rossa con Pechino e mandare un segnale di forza senza necessariamente scatenare un conflitto
Il secondo è proprio l’ambiguità americana, che è una costante nel triangolo di relazioni tra Taiwan, Cina e Stati Uniti. La recente uscita del Presidente Biden, il quale ha affermato che gli USA interverranno in caso di attacco cinese, cade in un vero e proprio campo minato diplomatico, con Washington che da un lato riconosce la Repubblica Popolare e appoggia la One China Policy (pur senza dichiarare quale sarebbe la sola e unica Cina che riconosce) e che dall’altro ha firmato diversi accordi in materia di difesa con Taiwan, di cui è il principale fornitore di armamenti. Inoltre, il Dipartimento di Stato americano ha deciso recentemente di smettere di usare mappe geografiche che indicano Taiwan come parte della Cina. 

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Fig. 2 – Veicoli d’assalto anfibi degli Stati Uniti in azione durante il RIMPAC del 2004

UNA PROVA DI FORZA

Il RIMPAC 2022 è la ripetizione di un pattern consolidato della politica estera statunitense ovvero coordinare sforzi strategici collettivi per avvalorare la posizione di superpotenza, sia tramite esercitazioni militari che con iniziative di stampo economico come la Indo-Pacific Economic Framework (IPEF), lanciata da Biden per cercare di porre rimedio all’abbandono da parte di Trump della Trans-Pacific Partnership (TPP). Washington ha bisogno di dimostrare che la propria egemonia nel Pacifico è ancora intatta ed è perfettamente in grado di unire numerosi Paesi sotto la propria egida per iniziative strategiche e commerciali.
Tuttavia il RIMPAC rientra in un trend definibile come una nuova Guerra Fredda nel Pacifico, combattuta da Cina e Stati Uniti. Anche se il Segretario di Stato americano Blinken ha esplicitamente respinto il termine “Guerra Fredda”, i Paesi che parteciperanno quest’anno al RIMPAC devono di fatto destreggiarsi tra le due superpotenze, non solo economicamente, ma anche militarmente, come nel caso della già citata Thailandia.
Uno scenario complesso e potenzialmente esplosivo, per il quale sarebbe auspicabile una risoluzione diplomatica delle questioni regionali e che invece si sta traducendo in un muro contro muro fatto di prove di forza militari, come le frequenti incursioni aeree cinesi sopra Taiwan. In questo delicato equilibrio regionale, analogamente al proverbiale vaso di coccio tra i vasi di ferro di Manzoni, ogni Paese dell’Indo-Pacifico deve muoversi con la massima cautela. 

Enrico Breveglieri

USS Coronado (LCS 4) launches harpoon missile during RIMPAC USS Coronado (LCS 4) launches harpoon missile during RIMPAC” by Official U.S. Navy Imagery is licensed under CC BY

Enrico Breveglieri
Enrico Breveglieri

Nato a Ferrara, ho studiato a Bologna Lingue, Mercati e Culture dell’Asia e a Torino, dove ho conseguito la laurea magistrale in Area and Global Studies for International Cooperation. Inizialmente mi ha spinto verso il Giappone la cultura contemporanea ma durante lo scambio Erasmus a Edimburgo una professoressa bravissima mi ha fatto appassionare alle relazioni internazionali e da allora seguo con entusiasmo la politica estera giapponese, a cui ho dedicato la tesi magistrale, e tutto ciò che è a tema Asia. Durante il corso di due tirocini presso altrettanti think tanks specializzati in relazioni internazionali mi sono interessato a Taiwan e ho fondato il “Bollettino giornaliero sulla politica estera di Taiwan” su Facebook.

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