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lunedì 28 Novembre 2022

Associazione di Promozione Sociale | Rivista di politica internazionale

Cittadinanza armata in Myanmar: i Pyusawhti, milizia pro-regime

In breve

  • Il conflitto in Myanmar è caratterizzato dall’elevata presenza di milizie ed eserciti irregolari.
  • Tra questi, i Pyusawhti sono formati da gruppi di civili pro-regime che svolgono azioni di contro-insurrezione.
  • Gli scontri armati tra i Pyusawhti e gli insorti sono all’ordine del giorno e hanno portato a un inasprimento del conflitto.

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Caffè lungoIl regime militare birmano ha affiancato all’esercito una milizia di cittadini, i Pyusawhti, nel tentativo di frenare le offensive degli insorti. I Pyusawhti costituiscono un’ottima fonte di intelligence più che un valido supporto militare. Gli scontri armati tra le forze pro-giunta e le forze di resistenza hanno causato un’escalation di violenze che sembra non avere soluzione.

IL CONFLITTO IN MYANMAR E L’USO DI UNITÀ IRREGOLARI

Il conflitto in Myanmar non si ferma. Dal 1° febbraio 2021, giorno del golpe militare guidato da Min Aung Hlaing, ad oggi si sono registrate 5.646 vittime civili secondo le stime più recenti. Un bilancio “senza precedenti,” in quanto “le morti civili sono le più alte mai registrate nell’era post-indipendenza”, ha commentato un ricercatore dell’Institute for Strategy and Policy (ISP) con sede a Yangoon. Il numero delle vittime è aumentato negli ultimi mesi in seguito a un incremento degli scontri armati tra diversi protagonisti. I due belligeranti principali sono l’esercito regolare birmano (Tatmadaw) e i paramilitari delle People’s Defence Forces (PDFs), ala armata del Governo di Unità Nazionale (NUG) in esilio. Entrambe le fazioni si affidano inoltre a milizie cittadine e cercano il supporto delle peculiari ethnic armed organizations (EAOs). Le EAOs sono unità paramilitari inquadrate e ben armate, esponenti delle minoranze etniche del Paese, che puntano all’auto-determinazione o a forme di federalismo etnico. Al contrario, le milizie cittadine sono formate da sbandati e criminali comuni in cerca di un compenso, e sono caratterizzate da una scarsa organizzazione, un addestramento precario o inesistente, e un armamento primitivo. Tra queste, una delle più attive è la milizia Pyusawhti, composta da civili pro-regime e supportata più o meno celatamente dalla giunta militare di Min Aung Hlaing.

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Fig. 1 – Soldati della Ta’ang National Liberation Army (TNLA), organizzazione armata etnica alleata con i ribelli anti-regime, presidiano un trinceramento nello Stato di Shan, gennaio 2022

I PYUSAWHTI

L’uso delle milizie da parte del Governo birmano ha origine dopo l’indipendenza dalla Gran Bretagna (1948). Il Paese era nel caos, con diversi gruppi di ribelli che controllavano grosse fette di territorio e con un esercito impotente falcidiato da migliaia di ammutinamenti. Al fine di ristabilire l’ordine, il Governo approvò la creazione di milizie formate da civili, facilmente equipaggiabili vista la larga presenza di armi rimaste al termine della seconda guerra mondiale. Nel 1956 il Governo birmano implementò una serie di strategie difensive che prevedevano lo schieramento di volontari per coadiuvare il Tatmadaw nelle operazioni di contro-insorgenza nelle zone rurali. Questo gruppo di comuni cittadini prese il nome di Pyusawhti, un semi-leggendario principe guerriero birmano. La milizia Pyusawhti era perlopiù formata da nullatenenti o delinquenti comuni in cerca di denaro. Il loro compito principale era quello di difendere i villaggi dalle incursioni dei ribelli e proteggere gli abitanti, talvolta anche qualche politico che utilizzava la milizia come esercito privato. I Pyusawhti erano addestrati ed equipaggiati dal Tatmadaw, con risultati piuttosto scarsi. I membri non avevano né un’uniforme né un’attrezzatura militare specifica, ed erano armati con vecchi fucili spesso rubati ai ribelli. La storia di questa milizia è proseguita fino ad oggi, con ben poche differenze nei mezzi e nei fini. Attualmente i Pyusawhti sono formati da poveri e da sbandati, con l’aggiunta di qualche cittadino pro-regime che si unisce per proteggersi dalle rappresaglie dei ribelli. Il loro precario addestramento è ancora affidato al Tatmadaw e il loro armamento è rimasto primitivo: le armi da fuoco sono poche e molto datate, mentre vengono predilette mazze, bastoni e fionde. La milizia, i cui membri indossano abiti civili per confondersi con la popolazione, viene chiamata in causa per reprimere le proteste di piazza anti-giunta e per cooperare con le forze di sicurezza nella ricerca, cattura o uccisione degli insorti nelle zone rurali del Myanmar. L’aiuto dei Pyusawhti si sta rivelando prezioso grazie alla capacità dei suoi membri di mimetizzarsi tra la gente comune e reperire informazioni. Inoltre la loro conoscenza di territori remoti e impervi è importante per facilitare i movimenti all’esercito regolare. Negli ultimi mesi si sono verificati molti scontri tra i Pyusawhti e gruppi di ribelli. Azioni di guerriglia urbana ed extraurbana, sabotaggi, provocazioni, rappresaglie e omicidi mirati sono aumentati drasticamente.

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Fig. 2 – Bambini Karen in un campo per rifugiati in Thailandia, aprile 2022

OCCHIO PER OCCHIO

La “guerra difensiva del popoloinvocata il settembre scorso dal Governo di Unità Nazionale per “ribellarsi al giogo dei terroristi militari” ha esacerbato il conflitto tra le forze di sicurezza e gli insorti negli ultimi mesi. Secondo un report dell’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, “il Myanmar sta affrontando violenze su vasta scala”. Da una parte, il Tatmadaw e i Pyusawhti sono accusati di arresti arbitrari, uso ingiustificato ed eccessivo della forza, assassinii extragiudiziali e tortura. Dall’altra parte le People’s Defense Forces e le varie milizie ribelli intraprendono attacchi di rappresaglia contro quelle townships sotto controllo del regime, situate soprattutto negli Stati di Kachin, Kayin e Shan. Numerosi sono anche gli attacchi verso singole persone, spesso rappresentanti di spicco di una o dell’altra fazione. Questi omicidi mirati non fanno altro che alimentare una spirale di vendette e ritorsioni. Per esempio, nel settembre 2021 un gruppo di ribelli ha ucciso due persone vicine agli ambienti pro-giunta nel villaggio di Pauk. Le forze di sicurezza e alcuni membri del Pyusawhti, in cerca di rivalsa, hanno incendiato un intero villaggio a qualche chilometro di distanza, causando due morti e lasciando un migliaio di persone senzatetto. Di queste offensive e contro-offensive se ne contano centinaia e la maggior parte degli analisti e giornalisti parlano di escalation del conflitto. Infatti, la natura prettamente “asimmetrica” di questa guerra, la sua portata geografica (si combatte ovunque in Myanmar) e il network di alleanze formato dai tantissimi gruppi ribelli rendono difficile trovare una soluzione. L’utilizzo della milizia Pyusawhti da parte dell’esercito pro-regime per combattere le forze della resistenza ha “aiutato a perpetuare un circolo vizioso di uccisioni per vendetta”, come sottolineato da un report dell’International Crisis Group.

Andrea Pezzati

Kalaw Myanmar Flag” by CMoravec is licensed under CC BY-SA

Andrea Pezzati
Andrea Pezzati

Nato a Genova ma bolognese di adozione, mi interesso di geopolitica, sicurezza internazionale e storia militare. Ho collaborato come scrittore freelance per varie riviste online, scrivendo prevalentemente di Sudest asiatico. Dopo aver conseguito una laurea in Sviluppo e Cooperazione Internazionale e una laurea magistrale in International Relations presso l’Università di Bologna, attualmente frequento un Master of Letters in Strategic Studies presso la University of St Andrews, Scozia. Puoi trovarmi su Twitter.

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