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martedì 4 Ottobre 2022

Associazione di Promozione Sociale | Rivista di politica internazionale

L’Afghanistan dimenticato: crisi umanitaria e repressione talebana

In breve

  • A un anno dal ritiro delle truppe americane dal suolo afghano, i talebani sono tornati al potere aprendo una pericolosa crisi umanitaria con devastanti conseguenze sotto il profilo sociale e politico.
  • Migliaia di afghani sono scappati in Iran e in Pakistan, soprattutto intellettuali invisi al Governo talebano, e altrettanti cercano rifugio in Europa, ma lasciare il Paese è difficile e spesso i corridoi umanitari sono bloccati a causa della burocrazia.
  • Nel mirino del Governo talebano ci sono anche e soprattutto le donne, le cui condizioni sono tornate a essere quelle precedenti al 2001.

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In 3 sorsi – L’Afghanistan sta affrontando la peggior crisi umanitaria di sempre. L’ascesa dei talebani ha fatto ripiombare il Paese nel caos e a subirne le conseguenze sono soprattutto le donne e l’ala più intellettuale della società, costretta a cercare rifugio negli Stati limitrofi o in Europa.

1. LA CRISI UMANITARIA IN CORSO

Il ritiro delle truppe americane ha avuto enormi ripercussioni sui cittadini afghani, che sono rapidamente ripiombati in una situazione di caos. Il ritorno dei talebani al potere nell’agosto 2021 ha cancellato anni di conquiste sociali, soprattutto per le donne, e ha aperto la peggiore crisi umanitaria mai vissuta dal Paese. Secondo l’ONU, infatti, il 95% della popolazione afghana versa in gravi condizioni di insicurezza alimentare e malnutrizione e quasi 10 milioni di bambini afghani soffrono la fame. Non solo perché da quando i talebani hanno riconquistato il Paese la comunità internazionale ha congelato i beni destinati allo sviluppo dell’Afghanistan per evitare di finanziare indirettamente il loro Governo, ma anche a causa della siccità e della guerra in corso in Ucraina, che ha contribuito a dirottare l’attenzione mondiale verso il Paese europeo sotto assedio. Inoltre la crisi umanitaria è probabilmente destinata a peggiorare a causa del recente terremoto nel sud-est del Paese, che ha provocato centinaia di vittime e distrutto o danneggiato migliaia di abitazioni.
Sebbene nell’agosto 2021 l’Unione Europea si sia impegnata a rivedere la politica migratoria europea per far fronte alla crisi in Afghanistan, sia attraverso l’elargizione di contributi economici ai Paesi limitrofi in cambio della loro ospitalità agli sfollati afghani, sia attivando dei corridoi umanitari verso i Paesi occidentali, la situazione non accenna a risolversi.  
Entrambi i provvedimenti hanno riscontrato problemi dettati principalmente dalla guerra in Ucraina, che sta rallentando il meccanismo di aiuti a favore dell’Afghanistan, e resi vani da cavilli burocratici che bloccano i corridoi umanitari e respingono al confine migliaia di profughi afghani.

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Fig. 1 – Alcuni bambini afghani rifugiati in Pakistan giocano insieme a Islamabad, 29 maggio 2022

2. CHI SCAPPA DAI TALEBANI

In questo clima di persecuzioni e paure instillate all’interno di un sistema istituzionale già di per sé fragile, sono in molti a voler lasciare il Paese.
In fuga dall’Afghanistan sono soprattutto docenti e studenti universitari, fortemente osteggiati dal regime talebano, e privati delle libertà accademiche e dei fondi per fare ricerca.
La maggior parte degli intellettuali afghani sceglie l’Iran e il Pakistan come meta di rifugio, ma solo pochi riescono a trovare l’appoggio necessario per ricostruirsi una vita in uno dei due Paesi vicini. Così come è estremamente difficile ricevere ospitalità in Europa, specialmente dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, che ha generato un nuovo esodo con il quale è alle prese l’UE.

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Fig. 2 – Alcune donne appartenenti all’Afghanistan’s Powerful Women Movement protestano contro l’obbligo di indossare il burqa, 10 maggio 2022

3. LE CONSEGUENZE PER LE DONNE

Nella morsa del regime talebano ci sono anche le donne, che hanno perso le libertà e i diritti duramente conquistati negli anni successivi all’intervento americano del 2001, in seguito alla dichiarazione di guerra di Washington ad al-Qaida e legato alla promessa di istituire la democrazia nel Paese centroasiatico, usato sino ad allora come base dall’organizzazione responsabile degli attacchi terroristici dell’11 settembre.
Nel giro di pochi mesi le donne in Afghanistan sono state escluse dalle scuole secondarie, costrette a lasciare incarichi governativi e impossibilitate a poter viaggiare da sole. Di recente è stato introdotto anche l’obbligo di indossare il burqa, l’abito che copre integralmente viso e corpo femminili, a completamento di un processo di cancellazione dell’identità femminile ormai evidente, nonostante le continue manifestazioni in strada di coraggiose attiviste afghane lasciate sempre più sole.

Alessia Ritardo

Photo by WikiImages is licensed under CC BY-NC-SA

Alessia Ritardo
Alessia Ritardo

Curiosa di esplorare ogni angolo di mondo, appassionata di geopolitica, giornalismo e sostenibilità, ho da sempre un grande interesse per le lingue e le culture che mi ha portata a conseguire una laurea in Mediazione linguistica e diplomazia, per poi approdare nel mondo della comunicazione attraverso un Master in Comunicazione per le relazioni internazionali, all’università IULM di Milano.
Con uno sguardo costantemente rivolto all’Asia, soprattutto al Medio ed Estremo Oriente, trascorro il mio tempo libero viaggiando, leggendo, e scoprendo.

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