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lunedì 3 Ottobre 2022

Associazione di Promozione Sociale | Rivista di politica internazionale

Il trionfo del ‘rechazo’ colpisce il Governo Boric in Cile

In breve

  • Domenica 4 settembre i cileni sono stati chiamati alle urne per votare sulla proposta della nuova Costituzione, risultato di un processo di riforma iniziato nel 2020. Il 38% dei cileni ha promosso il testo, consegnando la vittoria al fronte del “rifiuto”, che ha registrato il 62% delle preferenze.

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Ristretto Domenica 4 settembre il 62% dei cileni ha bocciato l’adozione del nuovo testo elaborato dall’Assemblea costituente. Il Presidente Boric ha però intenzione di proseguire sulla strada verso una nuova Costituzione. 

Domenica 4 settembre il popolo cileno è stato chiamato alle urne per votare sulla proposta della nuova Costituzione, risultato di un processo di riforma iniziato nel 2020 e fortemente desiderato proprio dai cittadini. Infatti, nell’ottobre di quell’anno, l’80% dei cileni aveva votato a favore della stesura di una nuova Costituzione. Ora invece la tendenza sembra essersi capovolta: al referendum del 4 settembre solo il 38% dei cileni ha promosso il testo, consegnando la vittoria al fronte del “rifiuto” con il 62% delle preferenze. La spiegazione a tutto questo pare trovarsi proprio nel testo. Il risultato della votazione in realtà rappresenta un “rechazo”, un rifuto, alla proposta così elaborata, che ha generato una spaccatura tra i cittadini, e non alla volontà di cambiare la Costituzione. In particolare i temi più controversi sono quello della definizione dello Stato come plurinazionale e la trasformazione del Senato in una camera rappresentativa delle regioni. Il testo ha creato delle profonde divisioni: per alcuni questa poteva essere una delle Costituzioni più progressiste al mondo, per altri spostava gli equilibri del Paese troppo a sinistra. Il trionfo del “rechazo” ha colpito duramente l’attuale Governo: il Presidente Boric era stato eletto proprio con un programma politico di importanti riforme, che comprendeva anche il proposito di portare a termine il processo costituente. La prima conseguenza del voto è stata la decisione di apportare dei notevoli cambiamenti al gabinetto presidenziale. Sono stati sostituiti ben sei ministri, tra cui quello degli Interni, passato da Izkia Siches a Carolina Tohá, del Partito per la Democrazia, e la Segreteria Generale della Presidenza passata ad Ana Lya Uriarte, del Partito Socialista. In questo modo il Governo sposta gli equilibri verso il centrosinistra, dando più spazio all’ala moderata, in linea con le richieste emerse dalle urne. Il Presidente non ha però abbandonato il desiderio di portare avanti la stesura di una nuova Costituzione: già il 7 settembre infatti sono iniziati gli incontri al Congresso tra Governo e opposizione per delineare un nuovo processo. Intanto a Santiago gli studenti hanno ricominciato a organizzare proteste, riportandoci indietro alle immagini del 2019 che davano inizio all’estallido social

Erika Pozzuto

Cambio de Gabinete” by Vocería de Gobierno is licensed under CC BY-SA

Erika Pozzuto
Erika Pozzuto

Nata nel verde Molise nel 1995. Dalla quinta elementare avevo già una posizione politica e attendevo con impazienza il mio diritto di voto. Amo leggere i classici, il mio libro preferito è “Per la pace perpetua” di Kant.
Ho conseguito la laurea triennale in Scienze Internazionali e Diplomatiche e quella magistrale in Studi Europei con una tesi sulle relazioni tra Europa ed America Latina. In Spagna e poi in Sudamerica ho finalmente sentito di aver trovato la mia casa e la sensazione di appartenere a quella cultura non mi ha più lasciata. “Yo no hablo español, mi corazón late en español.”

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