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martedì 29 Novembre 2022

Associazione di Promozione Sociale | Rivista di politica internazionale

Le performance del settore fotovoltaico globale

In breve

• La produzione di energia rinnovabile continua a crescere su scala globale, trainata in particolar modo dal settore fotovoltaico nel continente asiatico.
• La ripresa post-Covid europea è stata accompagnata dall’espansione della produzione di energia derivante da sorgenti solari, rafforzando gli obiettivi delineati dal “green deal” UE.
• Il settore solare è dominato dalla Cina, seguita a stretto giro da Stati Uniti ed Europa, delineando i contorni di una sfida strategica globale che vede emergere nuovi attori in poderosa ascesa.

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Analisi Il significativo contributo delle fonti solari all’espansione delle energie rinnovabili trova conferma nelle statistiche che evidenziano l’oggettivo impegno dei principali Governi mondiali nel perseguire l’obiettivo della transizione energetica. Sfida ecologica e strategica che nel corso dell’ultimo decennio ha rivoluzionato il settore dell’industria fotovoltaica globale, mutandone struttura e leadership.

L’ESPANSIONE DELL’ENERGIA SOLARE

Nel corso del 2021 le energie rinnovabili hanno contribuito a produrre su scala globale poco più di 3.600 Terawatt-ora (TWh), circa 2.750 TWh in più rispetto a volumi generati nel 2011. Poco meno del 30% della produzione mondiale di energia rinnovabile deriva da sorgenti fotovoltaiche, la cui rilevanza continua a crescere in maniera sostenuta. Solo nel corso dell’anno appena trascorso, la produzione di energia solare è cresciuta del 22% rispetto al 2020. E se è vero che circa il 50% delle emissioni di CO2 registrate nel 2021 è stato prodotto in Asia, è altrettanto vero che più del 50% dell’energia fotovoltaica complessivamente prodotta su scala globale è stata generata sempre nello stesso continente, prevalentemente in Cina, Giappone, India, Vietnam e Corea del Sud. Per comprendere meglio i valori di scala è sufficiente accennare al fatto che nel corso del 2021 la produzione di energia solare cinese (581 TWh) è stata circa tre volte superiore a quella generata dagli Stati Uniti o dall’intero continente europeo. Nello specifico, le sostanziose performance cinesi hanno registrato un incremento del 28% rispetto ai volumi prodotti nel 2020, tasso di produzione annuale di poco superiore a quello statunitense (25%). Numeri tanto contraddittori quanto significativi, che descrivono bene tutta la complessità del panorama energetico globale, dove alcuni dei principali inquinatori si configurano contemporaneamente come i Paesi leader della transizione energetica alle fonti pulite. Dimensione ecologica mediaticamente prioritaria, ma rafforzata dal non meno rilevante obiettivo di conseguire il prima possibile quell’indipendenza energetica la cui rilevanza è ben messa in evidenza dalle recenti turbolenze di mercato che stanno condizionando negativamente le prospettive economiche europee e globali.

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Fig. 1 – Un impianto per la produzione di energia solare nella Francia meridionale, settembre 2022

LA REALTA’ SOLARE EUROPEA

Nel corso del 2021 la produzione aggregata del continente europeo ha contribuito per il 18% ai volumi di energia fotovoltaica prodotta su scala globale. Il 25% di questi volumi è stato prodotto in Germania (49 TWh), principale produttore di energia solare del continente, seguita da Paesi come Spagna, Italia, Francia, Turchia, Regno Unito e Olanda. Nell’arco dell’ultimo anno, la produzione di energia solare continentale è aumentata dell’11% rispetto al 2020, coerentemente agli auspici che la Commissione UE ha esplicitato nel suo “green deal”. Particolarmente performanti sono risultati i Paesi centro-nord europei come Polonia, Estonia, Ungheria, Svezia e Finlandia, la cui produzione ha registrato significativi tassi di crescita annui che vanno dal 40 al 100%, anche se a fronte di volumi non certo all’altezza dei Paesi di riferimento del continente. Solo per fare un esempio idoneo a rappresentare le proporzioni di questa realtà statistica, basti rilevare che a fronte dei 0.5 TWh di energia fotovoltaica prodotta, Cipro ha riscontrato un tasso di crescita del 60%, mentre un Paese come l’Italia, a fronte di una produzione annua prossima ai 25 TWh, lo ha incrementato di appena il 2.4%. Statistiche che nel caso di Slovenia, Regno Unito, Lituania, Repubblica Ceca e Romania hanno palesato tassi di produzione solare negativi rispetto all’anno precedente, evidenziando bene le ineludibili condizionalità che l’incostanza e l’imprevedibilità della produzione di energia rinnovabile continuano a gravare sulla sostenibilità del processo di transizione alle fonti pulite, ribadendo la necessità di potenziare la resilienza sistemica attraverso investimenti mirati allo sviluppo delle tecnologie di storage energetico. Obiettivo che non può prescindere dal potenziamento dell’industria fotovoltaica continentale, i cui limitati volumi produttivi sono alla base della consistente dipendenza dalle preponderanti esportazioni asiatiche.

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Fig. 2 – Installazione di pannelli solari sul tetto di una casa a Barcellona, settembre 2022

UN DECENNIO CHE HA RIVOLUZIONATO IL SETTORE

Nel corso dell’ultimo decennio, la corsa alla transizione energetica ha sicuramente vissuto una forte accelerazione, delineando i tratti di una competizione infrastrutturale di portata globale che ha contribuito ad incrementare gli appena 72 Gigawatt (GW) di capacità fotovoltaica installati nel 2011 fino agli 843 GW del 2021. All’inizio del 2011, il Paese titolare della principale capacità di energia solare installata era di gran lunga la Germania, con quasi 26 GW di potenza fotovoltaica implementata, seguita dai 13 GW dell’Italia e dai 5 GW degli Stati Uniti. Situazione rapidamente modificata dalla poderosa espansione infrastrutturale della Cina, capace di scavalcare gli Stati Uniti nel 2013, l’Italia nel 2014, e la Germania nel 2015, conquistandosi la leadership assoluta del settore solare, confermata dai ben 306 GW di capacità fotovoltaica installata a conclusione del 2021, approssimativamente il triplo di quella statunitense. Primato cinese confermato anche sul piano industriale, vantando circa l’80% della produzione globale di pannelli fotovoltaici. Il decennio appena trascorso ha mutato drasticamente il settore fotovoltaico globale, attribuendone la leadership a Cina e Stati Uniti, archiviando di conseguenza la posizione di rilievo di Germania e Italia, la cui capacità aggregata rimane comunque rilevante su scala europea, contribuendo ai 191 GW di capacità installata nel vecchio continente, seppur contraddistinta da un tasso di crescita inferiore a quello registrato da Paesi in decisa ascesa come Portogallo, Polonia, Svezia, Spagna, Austria, Olanda e Francia. Statistiche che pur confermando tutta la loro contraddittorietà, mettono ben in evidenza il ruolo determinante del resto dei Paesi europei nel colmare il gap che li separa dai Paesi leader di un settore reso sempre più competitivo dall’ingresso di nuovi importanti attori come il Giappone, l’India, la Corea del Sud e il Vietnam. Va infine considerata la poderosa espansione di Paesi emergenti come Russia, Giordania, Brasile, Turchia, Sud Africa e Argentina, che per quanto caratterizzati da modesti volumi di produzione solare, nell’ultimo decennio hanno incrementato significativamente la propria capacità di generazione fotovoltaica, registrando tassi di crescita esponenziali che vanno dal 100 al 200%. Statistiche che esplicitano l’effettivo grado di impegno dei principali player globali rispetto a quella che oramai considerano la sfida del secolo, evidenziando anche ai più scettici tutta la rilevanza ecologica e strategica del processo di transizione energetica.

Antonino Spina

Photo by mrganso is licensed under CC BY-NC-SA

Antonino Spina
Antonino Spina

Siciliano, laureato in Scienze politiche e delle relazioni internazionali presso l’Università degli studi di Catania. Appassionato di storia e geopolitica. Seguo con particolare interesse la politica internazionale, soprattutto le dinamiche e gli sviluppi inerenti il mondo dell’energia e della difesa.

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