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martedì 29 Novembre 2022

Associazione di Promozione Sociale | Rivista di politica internazionale

Il partenariato in campo energetico tra Italia e Algeria: un privilegio per chi?

In breve

  • La crisi algerino-marocchina dell’agosto 2021 ha comportato la chiusura del gasdotto Maghreb-EU, che ha ridotto l’approvvigionamento di gas algerino alla Spagna e ha aperto nuovi spazi per l’Italia.
  • L’opportunità è stata colta da Eni, che grazie ai rapporti intessuti nel corso degli anni con i Paesi del Sud mediterraneo ha condotto l’Italia a un partenariato privilegiato in campo energetico con l’Algeria.
  • Il partenariato rischia tuttavia di adagiare l’Italia sugli allori, sviandola dall’affrancamento energetico che passa per lo sviluppo delle fonti rinnovabili e conduce a una politica estera realmente indipendente.

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Caffè lungo La crisi energetica, abbinata agli sviluppi diplomatici algerino-marocchini che travolgono la Spagna, potrebbero fare dell’Italia il nuovo hub d’Europa. La svolta geopolitica passa però da una maggiore dipendenza dal Sud, il cui equilibrio permane instabile.

LE CRISI A FAVORE DELL’ITALIA

La crisi energetica, indotta dalle carenze nell’approvvigionamento di gas verso l’Europa causate dalle ritorsioni russe esercitate per mezzo del gasdotto baltico Nord Stream 1, spinge l’Italia a cercare nuovi partner energetici che potrebbero rendere la Penisola il nuovo centro di smistamento europeo del gas. Complice anche l’insanabile relazione marocchino-algerina. Proprio Algeri nell’agosto 2021 aveva accusato il Marocco di sostenere il MAK, Movimento per l’autodeterminazione della Cabilia (regione del nord algerino), e il Rachad, movimento islamista radicale, colpevoli — secondo le Pouvoir — di aver appiccato i roghi che avevano devastato la regione. I presunti tentativi marocchini finalizzati a destabilizzare l’Algeria conducevano a ritorsioni di quest’ultima verso il Royaume, di cui avrebbe fatto le spese la Spagna. A ottobre, infatti, Algeri decideva di non rinnovare i contratti per il gasdotto del Maghreb-EU, che unisce direttamente i giacimenti di Hassi R’Mel (Algeria) con Tarifa (Spagna) transitando per il Marocco, lasciando aperto solo il Medgaz, che porta da Hassi R’Mel ad Almería (Spagna). Nonostante le rassicurazioni algerine alla Moncloa riguardo all’aumento delle capacità di quest’ultimo a 10 miliardi di metri cubi, l’incremento non consentiva di ripristinare i livelli di fornitura precedenti, che si aggiravano attorno ai 15 miliardi di metri cubi l’anno, costringendo Madrid a ripiegare sul GNL (gas naturale liquido) a un prezzo maggiore, e a fare affidamento sui suoi sei rigassificatori. La chiusura del gasdotto rischiava tuttavia di ritorcersi contro la stessa Algeri, la cui decisione andava in netta controtendenza rispetto al rialzo globale dei prezzi del gas che avrebbe potuto attenuare la forte crisi economica algerina in corso.

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Fig. 1 – Impianti di trattamento del gas naturale a Hassi R’Mel

IL PARTENARIATO ENERGETICO ITALO-ALGERINO

La disponibilità ad aperture verso l’Italia era stata sondata da Claudio Descalzi, AD di Eni, che nell’aprile 2022 aveva visitato il Primo Ministro algerino Aimen Benabderrahmane e Toufik Hakkar, AD di Sonatrach, compagnia energetica algerina, aprendo al vertice della settimana seguente presieduto da Mario Draghi. Qui i due paesi si erano accordato su forniture ulteriori di gas — tramite il gasdotto Transmed — per raggiungere i 9 miliardi di metri cubi l’anno nel 2023-2024, da sommarsi ai 21 miliardi di metri cubi che l’Algeria già esporta verso l’Italia. Algeri si è legata così all’Italia per un totale di 30 miliardi di metri cubi di gas l’anno, divenendo il suo primo fornitore di metano e facendo di quest’ultima la propria porta d’ingresso verso i mercati europei. Tre mesi dopo l’Algeria avrebbe comunicato all’Italia un’accelerazione degli accordi di aprile tramite la fornitura di 4 miliardi di metri cubi di gas aggiuntivi per l’anno 2022 erogati a partire da fine luglio, confermando il “partenariato privilegiato in campo energetico”. È possibile tuttavia che le scelte di Algeri non siano state dettate interamente da un attacco d’ira nei confronti del Marocco. Sfruttando l’imminente scadenza dei contratti riguardanti il gasdotto Maghreb-EU, Algeri potrebbe aver voluto deviare parte del proprio gas verso il Transmed — direttamente collegato al nord Europa, — portando a pieno regime la sua capacità di 30 miliardi di metri cubi l’anno e aumentando il proprio peso nel continente. Inoltre, se la Spagna importa dalla Russia meno del 10% del suo fabbisogno, anche grazie ai forti investimenti nelle rinnovabili, l’Italia ne importa il 40% e dunque sarebbe stata più propensa a concludere contratti a lungo termine — proteggendo così l’Algeria dalla transizione energetica in Europa — pur di far fronte all’emergenza. In questo modo l’Algeria avrebbe condotto gli spagnoli ad aumentare il proprio acquisto di GNL — fermo a 1 miliardo di metri cubi l’anno — massimizzando i propri profitti.

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Fig. 2 – Claudio Descalzi (AD Eni) firma l’accordo sul gas assieme al proprio omologo di Sonatrach Toufik Hakkar l’11 aprile 2022. Alle loro spalle il Primo Ministro italiano Mario Draghi e il Presidente algerino Abdelmadjid Tebboune

ALGERIA, PARTNER AFFIDABILE?

Rendersi dipendenti dal Sud non è certo meglio che esserlo nei confronti della Russia. Non solo per una questione d’instabilità che affligge la regione — di cui il conflitto algerino-marocchino è l’aspetto meno preoccupante, — ma perché si rende necessario un maggiore impegno europeo nella regione che passi per una rivisitazione della Politica Europea di Vicinato e dunque della gestione dei flussi migratori. È infatti probabile che così come la Russia anche i Paesi del Sud usino il gas come “merce di scambio“, sia per ottenere concessioni sul regime dei visti verso l’Europa, che per far “chiudere un occhio” su questione politiche interne come le frequenti violazioni dei diritti umani. L’avvicinamento italo-algerino rende inoltre Roma più dipendente dalla sempre più instabile Tunisia, da dove il gasdotto Transmed transita per giungere a Mazara del Vallo. La recente scelta del Palazzo di Cartagine di avvicinarsi ad Algeri sembra in questo senso favorire l’Italia. Con forti rapporti politici e di sicurezza con la Russia e legami economici con l’Europa, a breve potrebbe toccare anche all’Algeria scegliere da che parte stare. Una soluzione algerina è dunque accettabile solo nel breve termine, dopodiché è opportuno mirare a un’indipendenza energetica europea tramite fonti rinnovabili che tenga conto anche dei rischi che ciò implica per un’economia come quella algerina, basata interamente sulla vendita di gas e petrolio da cui dipende la sua precaria stabilità sociale.

Pietropaolo Chianese

Immagine di copertina: “Saipem 7000 (I)”, by Horrapics is licensed under CC BY

Pietropaolo Chianese
Pietropaolo Chianese

Nato nel 1994, Livornese, ho studiato Relazioni Internazionali presso l’Università di Pisa e l’Università degli studi di Firenze. Durante i soggiorni di studio e ricerca all’Università NOVA di Lisbona e quella di Carthage a Tunisi ho potuto approfondire i miei interessi per le relazioni transatlantiche e il Nord Africa.

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