sabato, 28 Gennaio 2023

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Pensare all’impensabile in Ucraina

In breve

  • Il Caffè Geopolitico ha eseguito una simulazione del processo decisionale dietro all’eventuale uso di un’arma nucleare tattica da parte della Russia.
  • Simulare questo processo permette di evidenziare aspetti tecnici altrimenti ignorati: una cosa è parlarne, un’altra pianificare attivamente – anche se solo per finta – un attacco di questo tipo.
  • Attività del genere confermano i dubbi circa l’effettiva utilità per la Russia dell’uso di un’arma nucleare, anche in caso di forti difficoltà sul campo.
  • Una simulazione può aiutare a capire le dinamiche in gioco, ma non può prevedere il futuro.

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AnalisiL’utilizzo di una simulazione per capire il processo decisionale dietro all’eventuale uso di un’arma atomica tattica in Ucraina. E per capire perché è più complesso di quanto si creda.

“Sei il Leader Supremo di un potente stato nucleare, chiamato semplicemente “lo STATO” (l’unico stato con piccole armi nucleari tattiche), e hai indetto una riunione…”

Comincia così il testo delle istruzioni per la simulazione chiamata “Kazbek”, creata da Tim Price (pseudonimo che cela vari esponenti del settore della difesa britannico e forse USA) su PaxSims, tradotta in Italiano e adattata dal nostro Lorenzo Nannetti per l’uso da parte del Caffè Geopolitico

LO SCENARIO

Nei giorni del ritiro russo dalla cittadina di Kherson, una parte del gruppo direttivo del Caffè è stata infatti impegnata in una questa attività che può essere definita un “gioco di comitato”, volto a esplorare le principali questioni coinvolte in un processo di decision making.
La simulazione prevede che i partecipanti (almeno 4) rappresentino il Presidente e i vertici delle Forze Armate di un Paese impegnato in una Operazione Militare Speciale che non sta andando come previsto. Il parallelismo con la Russia è evidente, pur non essendo mai citata esplicitamente.
I partecipanti sono stati:

  • Simone Pelizza, responsabile Desk Russia – nel ruolo del Presidente
  • Pietro Costanzo, tesoriere del Caffè Geopolitico ed esperto di difesa – nel ruolo del Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate
  • Emiliano Battisti, Segretario Generale e responsabile dei Desk Nord America e Spazio – nel ruolo di Comandante delle Forze Aerospaziali
  • Beniamino Franceschini, Vicepresidente e responsabile del Desk Africa – nel ruolo di Comandante delle Forza Navali
  • Lorenzo Nannetti, Senior Analyst ed esperto di wargaming ha coordinato la simulazione.

Nello scenario analizzato i vertici del Paese hanno deciso di utilizzare un’arma nucleare tattica per dare un segnale e cercare di ribaltare le sorti del conflitto. I partecipanti devono quindi decidere dove e come impiegare tale arma.
Può sembrare uno scenario estremo, tanto da far dubitare della necessità di ragionarci sopra: se riteniamo sia improbabile, perché occuparsene? Perché pensare all’impensabile – l’uso di un’arma nucleare? Non si rischia di spaventare chi legge? E che vantaggi si hanno a ragionarci sopra?

PERCHÉ UN GIOCO DI COMITATO

Lo scenario di un wargame o un gioco di comitato (come questo) spesso è un po’ “estremo” o estremizzato apposta, perché creato ad arte per obbligare i partecipanti a pensare a certi aspetti e fornire le risposte che cerchiamo. Si costringono i giocatori a sospendere l’incredulità e immaginarsi in un certo ruolo e in una certa situazione, per esplorare aspetti che questa situazione obbliga a portare alla luce.

Nel caso specifico, le domande a cui puntavamo erano:

  1. Per usare un’arma nucleare tattica basta semplicemente decidere dove e quando? O ci sono altri elementi da considerare?
  2. La valutazione di eventuali problemi di efficienza può alterare le valutazioni su dove e cosa colpire?
  3. Questi elementi potrebbero contribuire a rendere meno probabile l’impiego dell’arma nucleare (premesso che noi non siamo nella testa di chi deve decidere)?

Lo scenario può quindi essere irrealistico (entro certi limiti) ma aiuta a ottenere info utili sulla realtà: perché riteniamo che l’uso dell’arma nucleare sia improbabile? Cosa lo rende tale?

LA SIMULAZIONE

La situazione corrispondeva a quella dei giorni del ritiro russo da Kherson, portando i partecipanti a decidere di usare l’arma per fermare l’avanzata ucraina e mandare il messaggio che ulteriori avanzate avrebbero portato a escalation. Tuttavia, la preoccupazione principale è rimasta quella di combinare l’efficacia (il messaggio trasmesso tramite l’uso dell’arma) con l’evitare reazioni eccessive da parte dell’opinione pubblica.
L’obiettivo scelto dunque era un crocevia di strada e ferrovia (per fermare in un colpo due vie di comunicazione impiegabili dalle FFAA ucraine) relativamente vicino al fronte ma lontano dai grandi centri abitati per ridurre vittime civili.

Fig. 1 – Zona bersaglio proposta. Si ricorda che si tratta di una simulazione e la località è stata scelta a titolo esemplificativo, non si tratta di una reale prospettiva di uso in quella località | Fonte: Google Maps

È stata valutata la potenza (circa 10 chilotoni) i cui effetti sono stati valutati con l’app NUKEMAP (anche se i dati forniti sono ovviamente solo stimati). L’aspetto atmosferico (vento, pioggia) è stato considerato per evitare che il fallout potesse colpire le forze amiche e non quelle nemiche e dunque anche la scelta del giorno in cui attaccare può dipendere da fattori atmosferici e meteorologici spesso ignorati dall’opinione pubblica.

Fig. 2 – simulazione degli effetti dell’esplosione di un’arma nucleare tattica da 10kt sul bersaglio, con indicazione della direzione del fallout secondo una stima del vento | Fonte: NUKEMAP

Contemporaneamente è stato deciso di combinare l’uso dell’arma con una preventiva campagna mediatica e di influenza per provare a legittimare a livello internazionale il più possibile l’uso di una tale arma e ridurre così la successiva condanna internazionale.
Dal punto di vista tecnico la simulazione solleva il problema dell’affidabilità sia delle testate sia dei vettori che le trasportano (missili, bombe), che richiedono manutenzioni continue e sulle quali esistono numerosi dubbi. Che succede se l’arma non esplode, il missile viene abbattuto anzitempo o si verificano altri problemi? Il rischio è di non causare nessun effetto utile e, se scoperti, subire comunque la condanna internazionale.
In tale ottica è stato scelto un vettore lanciato da aerei (per “nascondere” il lancio in mezzo alle normali ondate missilistiche e saturare le difese antiaeree), con la possibilità di ripetere il lancio in caso di fallimento del primo tentativo. Un’esercitazione militare nucleare entro i propri confini avrebbe poi dovuto confondere gli osservatori.

RISULTATI

Al di là dei dettagli, spesso solo abbozzati, il debriefing post simulazione ha provato a rispondere alle domande iniziali.
Per quanto un partecipante abbia notato che le scelte effettuate risultavano comunque superficiali e non sufficientemente dettagliate, altri hanno evidenziato come essere costretti a pensare a questi aspetti abbia mostrato loro che non si tratti solo di “spingere un bottone e basta”:

Non è un semplice “schiaccio il bottone e scateno l’Armageddon”, come viene spesso dipinto sui media, ma un processo complicato e dominato da tanti fattori (tecnici, operativi, diplomatici ecc.). E alcuni di questi fattori, come quello meterologico o le reazioni del nemico, sono completamente al di fuori del controllo di chi intende utilizzare l’arma nucleare. Cosa che rappresenta sia un rischio che un freno all’escalation”

La necessità di dover pensare anche alla possibilità di fallimento tecnico (la bomba non esplode o viene abbattuta – ne lanciamo altre? Ne lanciamo subito più di una così almeno una andrà bene? E se poi funzionano tutte?) porta a rendere più reali i vincoli e gli aspetti tecnici (e non solo morali) coinvolti in una tale decisione.

“un conto è parlarne, un conto è trovarsi a dover fare una serie di what if tattici anche se in simulazione”.

Tra gli aspetti fondamentali che però non siamo riusciti ad analizzare per motivi di tempo (la simulazione ha tempi stretti per costringere a una discussione più serrata), ci sono la definizione precisa del Course of Action (la sequenza di azioni) e la discussione approfondita degli scenari post-evento (come reagiranno? Cosa possiamo fare per limitare la loro reazione?).
Al tempo stesso, ogni scelta fatta portava con sé automaticamente valutazioni circa il “dopo” e mostrava chiaramente la reticenza all’uso dell’arma che probabilmente sarebbe presente anche in almeno una parte della leadership russa perfino una volta presa la decisione. Tutti elementi che giocano a sfavore dell’uso dell’arma nella realtà.

limitare il danno sul campo è stata la prima preoccupazione”

Tale aspetto ha influenzato la stessa discussione

“credo che ci siano stati inconsciamente dei tentativi di porre dei limiti all’uso, sottolineando i problemi tecnici, i requisiti meteorologici, le necessità operative e comunicative ecc. Non ho visto particolare entusiasmo per la decisione di ricorrere all’arma nucleare, ma una sorta di rassegnazione al suo impiego e un certo sforzo per inquadrarlo in un contesto strategico razionale, con l’obiettivo di controllare un’eventuale escalation successiva”

Non siamo ovviamente nella testa della leadership russa, ma che tali valutazioni non siano irrealistiche è confermato da alcuni studi recenti, riportati dal New York Times e da alcuni documenti interni russi.
La conclusione finale è sempre la stessa: se potessimo scegliere, sarebbe meglio non usarla. Troppi problemi, troppe incognite, troppi rischi – per la Russia stessa. Nonostante ciò, è bene ricordare che una simulazione non può prevedere il futuro: può solo evidenziare le dinamiche in gioco che possono influenzarlo. È comunque già un risultato utile a chi studia questi aspetti.
La simulazione era molto semplice e aveva come obiettivo anche la familiarizzazione del team del Caffè Geopolitico con questa metodologia di analisi, in vista di future attività più complesse. Ha comunque confermato come il carattere immersivo di giochi professionali di questo tipo permetta di analizzare più in profondità alcune tematiche.

Lorenzo Nannetti

Immagine di copertina dell’autore.

Lorenzo Nannetti
Lorenzo Nannetti

Nato a Bologna nel 1979, appassionato di storia militare e wargames fin da bambino, scrivo di Medio Oriente, Migrazioni, NATO, Affari Militari e Sicurezza Energetica per il Caffè Geopolitico, dove sono Senior Analyst e Responsabile Scientifico, cercando di spiegare che non si tratta solo di giocare con i soldatini. E dire che mi interesso pure di risoluzione dei conflitti… Per questo ho collaborato per oltre 6 anni con Wikistrat, network di analisti internazionali impegnato a svolgere simulazioni di geopolitica e relazioni internazionali per governi esteri, nella speranza prima o poi imparino a gestire meglio quello che succede nel mondo. Ora lo faccio anche col Caffè dove, oltre ai miei articoli, curo attività di formazione, conferenze e workshop su questi stessi temi.

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