sabato, 28 Gennaio 2023

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Dovremmo parlare dei mondiali di calcio a Idlib

In breve

  • Sono passati 11 anni dall’inizio della guerra in Siria, causa di una delle più gravi crisi umanitarie della storia moderna. Oltre un milione di siriani si trova oggi sfollato nella provincia di Idlib, controllata dai ribelli.
  • Tra gli sfollati anche molti bambini con scarse possibilità di accesso all’istruzione, di cui alcuni costretti a lavorare.
  • Violet, una ONG locale, ha organizzato una versione ridotta della Coppa del Mondo 2022 con ragazzi tra i 14 e i 17 anni.

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In 3 sorsiLa Coppa del Mondo di calcio si è svolta in Qatar senza impedimenti, se non qualche episodio di protesta minore. In parallelo, un altro torneo calcistico sta avendo luogo in Siria su modello di quello mondiale in Qatar. Le squadre sono le stesse, ma i giocatori sono bambini provenienti dalla città occupata di Idlib.

1. COPPA DEL MONDO SIRIANA

Sabato 19 novembre, nello stadio comunale di Idlib, in Siria, si è tenuta la cerimonia d’apertura dei mondiali dei ragazzi, con un giorno di anticipo rispetto a Doha. Il torneo vede la partecipazione di 300 bambini tra i 14 e i 17 anni che vanno a formare 32 squadre, corrispondenti alle nazionali presenti in Qatar. Di queste, 25 squadre sono composte da bambini che vivono nei campi d’accoglienza di Idlib, le restanti 7 sono formate da bambini impiegati nella zona industriale della regione. Alcuni dei giovani calciatori si sono presentati indossando le maglie delle nazionali qualificate che rappresentano, entusiasti di cominciare a giocare dopo aver superato un processo di selezione e sei mesi di allenamento. Rispecchiando il noto torneo FIFA, la prima partita ha visto scontrarsi Qatar ed Ecuador. Intervistato da una testata giornalistica locale, Ibrahim Mashar, 14 anni, che lavora per un’officina di elettrotecnica e ha preso delle ore libere per poter giocare con la sua squadra, il Brasile, racconta che tramite il calcio vuole “dire al mondo che non rinunceremo ai nostri passatempi e sogni per la guerra”. Il padre di uno degli atleti, che preferisce restare anonimo, ha accolto la competizione come una maniera per i cittadini di Idlib di concentrarsi su qualcosa di diverso dalle circostanze difficili in cui vivono.

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Fig. 1 – La squadra di calcio vincitrice festeggia il proprio trionfo durante la Coppa del Mondo organizzata dalla ONG Violet, Idlib, 17 dicembre 2022

2. IDLIB

La città Idlib è situata nel nord-ovest della Siria, a 60 chilometri da Aleppo e a meno di 50 dal confine meridionale turco. Nell’estate del 2018, settimo anno di conflitto, le regioni ribelli intorno alla città capitolarono sotto la controffensiva del regime di Assad. I ribelli si arresero in cambio di un passaggio sicuro fino a Idlib. A ottobre dello stesso anno un accordo negoziato tra Russia e Turchia implementò una buffer zone, ovvero una zona cuscinetto neutra, intorno alla provincia di Idlib. L’obiettivo era quello di ridurre le possibilità di un nuovo attacco del Governo nel territorio ribelle. Oggi la provincia di Idlib è controllata dal gruppo di opposizione Hay’at Tahrir al-Sham ed è una delle poche zone del Paese a restare fuori dal controllo del regime. La regione è abitata da 3 milioni di persone, metà delle quali è “displaced. L’UNHCR descrive una displaced person, traducibile “sfollato” in italiano, come una persona che è stata deportata da, o obbligata a lasciare, il proprio Paese d’origine o luogo di residenza ed è impossibilitata a farvi ritorno in condizioni di sicurezza. In questo caso specifico parliamo di internally displaced person, ovvero persone che sono sfollate nel loro stesso Paese. Un totale di 1,8 milioni di persone vive in 1.600 campi d’accoglienza nella provincia di Idlib e poco oltre il confine con la regione di Aleppo, sempre una zona controllata dai gruppi d’opposizione. 

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Fig. 2 – Campo profughi, confine turco, Idlib, Siria, dicembre 2022

3. PERCHÉ I MONDIALI A IDLIB?

Questo curioso torneo calcistico che segue il format dei mondiali 2022 in Qatar è stato organizzato dalla ONG Violet. Ibrahim Sarmini, coordinatore del programma di protezione dell’organizzazione, vuole che la competizione incoraggi i bambini locali a praticare sport e spera di attratte l’attenzione internazionale su tutti i minori sfollati e costretti a lavorare. Mohammad Hallag, direttore del Syrian Response Coordination Group, un’altra organizzazione attiva nell’area, racconta che il 35% dei giovani tra i 14 e i 17 anni che vivono nei campi d’accoglienza lavora. Il lavoro minorile costituisce un problema primario, insieme allo scarso accesso all’istruzione. Il 67% dei campi nel nord ovest della Siria non ha né scuole né strutture educative di alcun tipo, prosegue Hallaj. Non è la prima volta che Violet ricorre allo sport e alle più importanti competizioni mondiali per attirare l’attenzione pubblica internazionale. Oltre a una versione della European Champions League, nel 2022 si sono anche svolte delle Olimpiadi invernali, in parallelo a quelle di Pechino. 

Alice Durì

Immagine di copertina: Photo by Khaled Akacha is licensed under CC0

Alice Durì
Alice Durì

Cresciuta al confine italo-sloveno, probabile origine della mia passione per le relazioni internazionali e la geopolitica. Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche all’Università di Trieste (sede di Gorizia) e laureanda in Development and International Cooperation Sciences curriculum Economics for Development all’Università di Roma La Sapienza. Gli studi a Gorizia mi hanno permesso di approfondire in particolar modo la storia del Medio Oriente e dell’Europa Orientale, entrambe aree di mio grande interesse, ma ho successivamente scelto di seguire la mia passione per l’economia per la scelta del corso di laurea magistrale. Raramente mi fermo a lungo nella stessa città, infatti le migliori esperienze di questi cinque anni di studio sono state i due Erasmus a Madrid e Lione e il tirocinio presso il desk office per il Senegal di una ONG milanese. Non riesco a rassegnarmi all’esistenza di ingiustizie e ineguaglianze e penso che l’informazione partecipi al loro processo di eliminazione.

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