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    PSOE e Podemos, la Legge di Bilancio 2019 diventa l’inizio di un’alleanza?

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    Puoi leggerlo in 3 min.

    In 3 sorsiLo storico partito spagnolo della socialdemocrazia e quello della sinistra radicale di Pablo Iglesias scrivono insieme la legge di bilancio 2019, una manovra che assume i contorni di un manifesto politico per le importanti misure sul welfare contenute al suo interno. Sarà l’inizio di un’alleanza di governo?

    1. LA COMPOSIZIONE DEI “PRESUPUESTOS 2019”

    Lotta all’evasione fiscale, aumento del salario minimo interprofessionale da 735 a 900 euro mensili, misure di lotta alla povertà e alle disuguaglianze, educazione e provvedimenti sulla sostenibilità ambientale. Sono questi gli elementi costitutivi dell’accordo che Pedro Sánchez e Pablo Iglesias hanno siglato l’11 ottobre scorso nel Palazzo della Moncloa di Madrid, dando vita alla legge di bilancio 2019 da inviare a Bruxelles.
    Misure “progressiste” che prevedono un aumento della tassazione sui redditi superiori ai 130mila euro, introducono la patrimoniale per i capitali superiori ai 10 milioni di euro, incentivano la ricerca con un aumento dei fondi al 6,7% e riconoscono l’equiparazione dei permessi di paternità a quelli di maternità. In molti si sono chiesti come si possano raggiungere tali obiettivi, che si potrebbero ritenere all’apparenza troppo ambiziosi. La risposta del PSOE (Partito socialista e operaio spagnolo) e quello della sinistra radicale e della lotta Unidos Podemos l’hanno data attraverso due strumenti: aumento della tassazione sui grandi patrimoni e richiesta all’Europa di ampliare il deficit del 2019 dall’1,3% all’1,8% per finanziare la manovra. Nonostante le difficili tappe che il decreto dovrà superare, sia riguardo alla maggioranza da ottenere in Senato, sia per il vaglio della Commissione Europea, il valore simbolico dell’accordo sottolinea la possibilità di una politica economica improntata al welfare e alla redistribuzione, piuttosto che alle sole politiche di austerity.

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    Fig. 1 – Il leader del PSOE Pedro Sánchez insieme al presidente della Commissione Europea Juncker

    2. LE MOTIVAZIONI DELL’ALLEANZA

    La principale domanda che è sorta dopo l’annuncio dei Presupuestos 2019 (questo il nome della Legge di Bilancio) è se quello che per ora è un accordo sulla legge di bilancio possa trasformarsi in un’alleanza di governo, che significherebbe l’inizio di una nuova stagione politica per il Paese iberico.
    In passato i due leader avevano mostrato chiare divergenze, non solo di programma politico, ma anche di azione. È opportuno ricordare che Pablo Iglesias, a marzo 2016, aveva rifiutato di dare il suo appoggio a Pedro Sánchez e al PSOE per creare una coalizione di governo che potesse ottenere la maggioranza in Parlamento e ciò significò l’inizio del secondo mandato Rajoy.
    Definito da Podemos come «l’uomo delle oligarchie e dei poteri forti», Sánchez riuscì poi a maggio 2017 a essere rieletto segretario generale del Partito Socialista.
    L’attuale Governo si trova in una posizione delicata: senza una maggioranza reale e con il Partito Popolare spagnolo (PP) che chiede elezioni immediate. Così il premier tenta di arginare il ritorno della destra e dei partiti nazionalisti guardando al giovane partito di Iglesias.

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    Fig. 2 –  Pedro Sánchez (sulla sinistra) e Pablo Iglesias (sulla destra) al Palazzo della Moncloa di Madrid per l’incontro sulla Legge di Bilancio 2019

    3. LE POSSIBILI EVOLUZIONI DELL’ACCORDO

    Tra le fila del PSOE non tutti brindano a un’effettiva alleanza politica tra i “morados” di Podemos (dal nome del colore viola con cui si identificano) e lo storico partito socialista, che resta la principale forza politica nei sondaggi, ma che ancora non riesce a raggiungere la maggioranza assoluta in Parlamento (i seggi parlamentari del PSOE sono 84 su 350 totali).
    Ciò nonostante, l’alleanza tra i due partiti potrebbe estendersi anche alle prossime elezioni delle Comunità autonome e municipali. Ma quello che il leader di Podemos, Pablo Iglesias, ha tenuto a sottolineare è la spinta e la direzione che il suo partito sta dando al capo di Governo, soprattutto in merito alle politiche sul welfare per le quali il gruppo di sinistra radicale si è sempre battuto negli ultimi anni. Senza proclami espliciti né dichiarazioni di intenti prive di fondamenta concrete, Pablo Iglesias afferma di volersi basare esclusivamente sugli accordi e sulle decisioni politiche che il Governo sceglierà di adottare: sarà questo il suo metro di giudizio per una futura alleanza. «Ciò che è fondamentale non è il nome, ma gli accordi con cifre», ha dichiarato il leader di Podemos.
    E d’altro canto al Primo Ministro l’appoggio di un partito come Podemos servirebbe per arginare la possibilità di elezioni anticipate, consentendogli di arrivare alla fine della legislatura, prevista per l’anno 2020.
    Se poi questo, oltre a evitare la necessità di sostegno politico da parte dei partiti di centrodestra come Ciudadanos, riuscisse a dar vita a una coalizione “di sinistra” progressista, quello che per ora è solo un accordo sulla Legge di Bilancio potrebbe realmente aprire una nuova stagione politica tutta di izquierda.

    Rachele Renno

    Rachele Renno

    Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all’Università “L’Orientale” di Napoli, dopo un’esperienza Erasmus in Spagna all’Università di Jaén decido di tornare in terra iberica per specializzarmi in Relazioni Internazionali con un Master post-laurea a Madrid. Sono appassionata di politica europea e ho svolto uno stage di ricerca presso il think-tank “Real Instituto Elcano” nel campo della “Politica dell’Unione Europea e della Spagna”.
    Tra i miei principali interessi la lingua e cultura spagnola e la tutela del patrimonio artistico e culturale, motivo per il quale sono socia dell’associazione UNESCO Giovani.
    Un detto spagnolo recita: “Compartir es vivir” (Condividere è vivere) e per me scrivere per il Caffè Geopolitico significa proprio questo: condividere con i lettori la mia passione per la politica internazionale.

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