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mercoledì 30 Novembre 2022

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Spagna: i primi 100 giorni post-Rajoy

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In 3 sorsi – Dopo la mozione di sfiducia incassata da Mariano Rajoy, la guida della Spagna è passata al socialista Pedro Sánchez. Qual è il bilancio dei suoi primi 100 giorni?

1. POLITICA ESTERA: QUALI PRIME MOSSE?

Il primo giugno 2018 Mariano Rajoy, allora leader del Partito Popolare e Primo Ministro, è stato sfiduciato dal Parlamento spagnolo. La mozione di sfiducia è stata votata da quasi tutti i partiti dell’arco costituzionale, compreso il PSOE (il Partito Socialista). Proprio il leader di quest’ultima forza, Pedro Sánchez, ha assunto la carica di Primo Ministro. Appena insediatosi a Palazzo Moncloa, Sánchez ha dovuto affrontare una crisi internazionale sull’accoglienza dell’imbarcazione Aquarius, che ha visto coinvolte Francia, Italia e Malta. La diatriba è stata risolta dalla Spagna, che ha deciso di far sbarcare i 600 migranti dell’Aquarius nel porto di Valencia. Il nuovo Governo ha inoltre annunciato di voler raddoppiare gli aiuti umanitari destinati alla popolazione della Striscia di Gaza.
Nonostante alcuni tentennamenti, l’esecutivo ha infine mantenuto la decisione, presa dal precedente Governo, di vendere 400 bombe di precisione laser all’Arabia Saudita. Il ministro degli Esteri spagnolo, Josep Borrell, ha confermato quest’operazione per non compromettere i rapporti con Riad e per impedire la protesta dei lavoratori coinvolti. Infatti, nei cantieri dell’azienda Navantia (a Cadice), dove vengono prodotti questi ordigni, lavorano più di 6mila persone.

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Fig. 1 – L’ex primo ministro Mariano Rajoy

2. L’ECONOMIA RALLENTA

La Spagna post-2013 ha sperimentato diversi anni di crescita economica. Una crescita continua anche nel periodo di ingovernabilità, tant’è che si era diffusa l’idea (utopica) che un Paese potesse stare meglio senza Governo. Dal punto di vista economico non si registrano (ancora) grandi cambiamenti da parte del nuovo esecutivo, ma l’economia comincia a mostrare i primi segnali di rallentamento. Secondo le stime, per il 2018 è prevista una crescita del 2,7% (in calo rispetto al 3,1% del 2017). I principali fattori di questo rallentamento sembrano essere la diminuzione dei turisti in Spagna e il crollo delle esportazioni, specie verso gli USA. L’esecutivo guarda alla Legge di bilancio del 2019 per verificare la tenuta dell’alleanza con Podemos e scongiurare quindi un ritorno anticipato alle urne. Dalle prime indiscrezioni Sánchez, per ottenere l’approvazione del movimento di Iglesias, sembrerebbe concentrarsi su un incremento della tassazione per le imprese medio-grandi e su una stretta anti-evasione. Al vaglio anche l’introduzione di una tassa sull’e-commerce, calcolata sulla base del fatturato e quindi penalizzante per grossi colossi come Amazon.

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Fig. 2 – Il premier Pedro Sánchez (a destra) a colloquio con il leader di Podemos Pablo Iglesias (a sinistra)

3. QUALI SCENARI FUTURI?

Attualmente Sánchez non sta vivendo dei giorni tranquilli. L’approvazione di un decreto legislativo per la rimozione dei resti di Francisco Franco dal memoriale dedicato alle vittime della Guerra Civile ha scatenato aspre polemiche. Il leader socialista deve anche guardarsi dall’accusa di aver copiato la tesi di dottorato in economia. Per lo stesso motivo, in questi giorni, Carmen Monton si è dimessa da ministro della Sanità. Non è l’unica defezione che Sánchez ha dovuto subire. Infatti, dopo appena 11 giorni dall’inizio del mandato, si era dimesso il ministro della Cultura, Maxim Huerta, condannato per evasione fiscale. Ad oggi sembra difficile prevedere che l’esecutivo possa resistere fino al 2020, scadenza naturale della legislatura. Oltre alle accuse che vengono mosse a Sánchez sulla sua tesi, i principali dubbi scaturiscono dalla solidità dell’appoggio politico delle forze che hanno sfiduciato l’ex Governo. Questo nuovo esecutivo socialista sembra essere infatti nato soprattutto “contro Rajoy” piuttosto che sulla base di un programma condiviso.

Luca Rosati http://gty.im/1002982818

Luca Rosati
Luca Rosati

Laureato in scienze politiche e relazioni internazionali con specializzazione in affari europei. Attualmente frequento l’International Master in European Studies a Bruxelles.

Appassionato di Unione Europea, processi elettorali degli Stati membri e comunicazione politica.

 

 

 

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