lunedì, 4 Dicembre 2023

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Una vita senza luce: gli impatti del load-shedding in Sud Africa

In breve

  • Per limitare la crisi energetica il Sud Africa ha avviato una politica di load-shedding, ossia di interruzioni programmate dell’elettricità.
  • Le conseguenze dell’assenza di elettricità hanno modificato la quotidianità dei sudafricani, ma sono aumentati anche gli episodi di criminalità.
  • Nonostante le proteste dei cittadini, al momento non si intravedono soluzioni né dal Governo, né dall’azienda pubblica Eskom.

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In 3 sorsiIl load-shedding in Sud Africa non è solo una difficoltà da affrontare, bensì uno stile di vita dettato dalle numerose conseguenze che ne derivano. Tra resistenza e sofferenza, i sudafricani affrontano la quotidianità tra i blackout a intermittenza.

1. LA RITMICITÀ DEI BLACKOUT

Proteste, accettazione, abitudine. I cittadini sudafricani vivono in uno stato di perenne lotta e accettazione. Da una parte, infatti, sono molte le proteste che si svolgono all’interno del Paese come, quelle nelle grandi città di Cape Town e di Johannesburg. In quest’ultima, la gente urla a squarciagola il motto “Enough is enough”. Dall’altra parte, invece, si segnala la disillusione generale che sta spingendo la popolazione ad accettare la situazione nella quale si vive come una sorta di normalizzazione dell’anormalità. D’altronde la maggior parte dei cittadini non nutre alcuna fiducia in un ipotetico miglioramento a causa dei recenti sviluppi. Domenica 19 febbraio la Eskom ha dichiarato che lo stage 6 sarà applicato ininterrottamente e che alcune unità di produzione elettrica hanno subito dei guasti e sono attualmente fuori servizio. Barcamenandosi tra varie dichiarazioni fallaci, la popolazione ha imparato a vivere ciclicamente nel buio. Servendosi di un’applicazione che controlla i loro ritmi di vita, i sudafricani conoscono bene quante ore giornaliere hanno a disposizione per utilizzare l’energia. All’attuale stadio 6, si hanno a disposizione ciclicamente quattro ore di energia e quattro di blackout. A Johannesburg, per esempio, le ore di energia del 23 febbraio sono 4,00-8,30; 12,00-14,30; 20,00-22,30.
Ad aggravare la situazione, oltre alle costanti variazioni giornaliere, c’è anche una differenziazione tra le zone all’interno della città in cui si vive. Si tenga presente, infatti, che tutte le città sudafricane presentano generalmente due tipi di aree: le zone residenziali e le townships. Se nelle prime la popolazione ovvia a questa situazione utilizzando i generatori di energia o, addirittura, vanta il privilegio di essere esclusa dal load-shedding per ragioni ufficialmente poco chiare, nelle altre la situazione è completamente opposta, in quanto gli abitanti non hanno le risorse finanziare per affrontare tale spesa.

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Fig. 1 – Una manifestazione a Johannesburg del partito di opposizione Democratic Alliance contro le politiche energetiche del Governo, 25 febbraio 2023

2. GLI IMPATTI DEL ‘LOAD-SHEDDING’ NELLA QUOTIDIANITÀ

Le conseguenze di questa costante situazione sono numerose e intaccano sia il vivere comunitario che la vita del singolo cittadino. Nonostante la presenza di un’applicazione che cadenza la quotidianità, restano dei grandi limiti che hanno plasmato le abitudini della popolazione come, per esempio, la gestione degli spazi comuni. La vita nel Paese si sviluppa soprattutto in aeree private, dove si incontrano perlopiù amici e parenti. Si prediligono luoghi definiti, come case, bar e centri commerciali, discriminando così passeggiate in strada. Uno dei motivi di questo comportamento è il load-shedding, che ha favorito lo sviluppo della criminalità, il malfunzionamento di sistemi di vigilanza e di sicurezza nelle case private e l’aumento dei furti. A questo si aggiunge il problema del traffico. Durante le ore di blackout totale, infatti, i semafori non sono esenti dallo spegnimento. Lo scenario, dunque, è catastrofico e le strade restano un vero pericolo a causa dei numero incidenti. Il contesto più disastroso è rappresentato, però, dalle townships e dalle farms, nelle quali il problema più grande è l’acqua. È difficile fidarsi della qualità dell’acqua dei rubinetti e i residenti sono ormai abituati a bollirla a causa dei blackout che hanno colpito drasticamente gli impianti di depurazione e pompaggio dell’acqua. La mancanza di acqua ha condotto alcune compagnie, come la Johannesburg Water, a lamentarsi della qualità dei propri servizi a causa della stessa Eskom.

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Fig. 2 – Un bambino legge un libro con la luce di una torcia elettrica durante un’interruzione programmata di elettricità a Città del Capo

3. LE AZIONI POLITICHE INCONCLUDENTI

Di fronte al Paese in deriva la politica si dimena fra varie azioni e dichiarazioni, che però sembrano fare parte soltanto di uno sforzo inconcludente senza mai fine. Recente è il discorso in Parlamento del ministro delle Finanze Enoch Godongwana, il quale parlando di bilancio ha anticipato l’introduzione di un incentivo fiscale per chi deciderà di istallare i pannelli solari sui tetti delle proprie abitazioni. Ad essere d’accordo certamente potrebbe essere la responsabile del credito presso Futuregrowth Asset Management, Olga Constantatos, che in un’intervista precedente aveva già preannunciato di non essere più tollerante nei confronti dei ritardi di azione da parte della Eskom e aveva spinto quest’ultima ad adottare misure urgenti e coraggiose che, però, non si intravedono neppure all’orizzonte.

                                                                                                                    Francesca Bianculli

Eskom – they’re rolling blackouts, dammit” by Axel Bührmann is licensed under CC BY

Francesca Bianculli
Francesca Bianculli

Classe 1998. Laureata il Lingue e Culture Straniere presso l’Università degli Studi di Perugia e studentessa del corso Crossing the Mediterranean: towards investment and integration presso l’Università Ca’ Foscari e l’Université de Paul-Valéry, sono sempre stata appassionata di politica, religioni, sicurezza e terrorismo, migrazione e diritti umanitari. Parlo correntemente l’italiano, l’inglese, il francese e lo spagnolo, mentre in work in progress vi sono l’arabo e il giapponese, l’uno legato all’amore per la regione MENA e per il Medio Oriente, l’altro per una curiosità del tutto artistica e linguistica. Con il naso all’insù, gli occhi ricolmi di curiosità e una valigia sempre piena di critiche e di speranze per il mondo di oggi e per quello che verrà, ho vissuto in Tunisia, Francia e Sud Africa, ove attualmente ricopro il ruolo di tirocinante presso l’Istituto Italiano di Cultura sotto la reggenza dell’Ambasciata d’Italia a Pretoria. Se c’è qualcosa di cui non riesco a fare a meno è la musica, elemento fondamentale anche per bere un buon caffè geopolitico con voi!

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