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L’Ecuador è al buio

In 3 sorsi – L’Ecuador è alle prese con una crisi energetica senza precedenti tanto da costringere il Governo a effettuare dei blackout durante il giorno.

1. UN MESE DI BLACKOUT

Da più di un mese l’Ecuador è a corto di energia. Il persistente periodo di siccità ha determinato il prosciugamento di gran parte dei fiumi, come il Rio Coca e il Rio Paute, che alimentano le centrali idroelettriche. Di conseguenza il Paese si è trovato in estrema difficoltà nella produzione di energia. Per far fronte a questa situazione, a partire dal 26 ottobre, tramite un decreto presidenziale, sono iniziati i primi blackout a livello nazionale, della durata di quattro ore in alcune regioni, poi ridotti a circa due grazie ad alcune misure intraprese dal Governo. Non ci sono ancora risposte chiare in merito alla durata del periodo di razionamento, ma il Ministro dell’Energia, Fernando Santos, si augura che si possa tornare a pieno regime verso la metà di dicembre quando dovrebbero arrivare altri 460 megawatt di energia. Tuttavia, queste promesse non bastano. Decine di cittadini hanno protestato, lo scorso 14 novembre, davanti al Ministero dell’Energia, a Quito, per chiedere che le Autorità governative siano ritenute responsabili delle sostanziali perdite economiche generate dai blackout. Si stima che per ogni ora senza elettricità, il settore commerciale, a livello nazionale, perda circa 18 milioni di dollari.

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Fig. 1 – Un bambino disegna su un quaderno a lume di candela, per via del piano di razionamento energetico disposto dal Governo, Quito

2. LA PESANTE CRISI ENERGETICA

Il fabbisogno energetico in Ecuador si basa in larga parte sulla fonte idroelettrica e sull’energia termica. Nel 2022 il contributo delle centrali idroelettriche sparse in tutto il territorio era del 76%, ma la grave siccità, che si è registrata soprattutto nella regione meridionale e orientale, ha dimezzato il loro funzionamento, lasciando il Governo in preda alla crisi. Eppure i segnali che qualcosa non andasse c’erano già da tempo. Facendo riferimento ai dati del Ministero dell’Energia e delle Miniere, si può notare che tra il 2021 e il 2022 la produzione idroelettrica è diminuita del 3,7%, a causa della stagione secca nel corso degli ultimi mesi del 2022. Dall’altro lato, invece, si è registrato un sostanziale aumento della domanda di energia elettrica a livello nazionale pari al 4,2% rispetto al 2021. Si nota che le province con la maggiore domanda di energia elettrica sono Guayas e Pichincha, che insieme hanno avuto una domanda di 11.037 gigawattora, cioè il 49,9% del totale del Paese. Questa scarsa efficienza nel soddisfare la domanda è anche data dal fatto che il Governo non ha ancora portato a termine i progetti di sviluppo energetico, tra i quali il recupero del parco nazionale termoelettrico, l’interconnessione con la Colombia e l’espansione delle riserve di petrolio, in particolare nei giacimenti di Amistad e Sacha, nel sud-est del Paese.

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Fig. 2 – Vista della diga di Mazar, che alimenta una delle centrali idroelettriche più grandi dell’Ecuador.

3. LE SFIDE DEL NUOVO PRESIDENTE NOBOA

Nel bel mezzo della crisi energetica, l’Ecuador ha accolto il nuovo Presidente Daniel Noboa, che ha prestato giuramento giovedì 23 novembre, prendendo così il posto di Guillermo Lasso. Il giovane politico di 36 anni dovrà fare i conti con una situazione economica a dir poco delicata e dovrà farlo in meno di 18 mesi, quando terminerà il mandato presidenziale interrotto da Lasso. In merito all’emergenza energetica, il Presidente eletto dovrà trovare una soluzione rapida ed efficace per sostenere la mancanza di elettricità, anche in vista dei prossimi mesi. Le previsioni infatti non sono confortanti: l’imminente arrivo del fenomeno climatico, chiamato comunemente El Niño”, legato principalmente all’incremento delle temperature dell’Oceano Pacifico e previsto per la fine di novembre, potrebbe ritardare ulteriormente la stagione delle piogge, prolungando la siccità e la conseguente carenza di energia. A fronte di questo scenario, il Governo sta cercando di importare più elettricità dalla Colombia, anche se ciò implica pagare un prezzo più alto. Per affrontare l’attuale crisi, l’Ecuador ha bisogno di almeno 650 megawatt di energia. È per questo motivo che le centrali idroelettriche ancora funzionanti stanno lavorando alla loro capacità totale. Di fronte a questo quadro, con l’emergenza energetica da un lato e lo spettro dell’instabilità sociale dall’altro, Daniel Noboa è già chiamato a dare risposte concrete.

Valerio Caccavale

Eskom – they’re rolling blackouts, dammit” by Axel Bührmann is licensed under CC BY

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Perchè è importante

  • A causa di un forte periodo di siccità, l’Ecuador ha annunciato il 26 ottobre il razionamento dell’energia elettrica. I blackout dovrebbero durare fino a metà dicembre, ma i cittadini chiedono delle risposte concrete.
  • I segnali di questa crisi erano visibili già alla fine del 2022, quando la produzione idroelettrica era diminuita del 3,7% rispetto all’anno precedente.
  • Il nuovo Presidente Daniel Noboa, che ha prestato giuramento il 23 novembre, dovrà risolvere al più presto la crisi energetica, anche in vista del fenomeno climatico El Niño, che potrebbe ritardare la stagione delle piogge.

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Valerio Caccavale
Valerio Caccavale

Nato a Genova il 27 Novembre 2001. Frequenta la Facoltà di Scienze Politiche Internazionali di Genova. Tra un esame e l’altro scrive di politica e non solo. Ha collaborato con alcune testate giornalistiche sportive e di attualità. Segue e vive con passione le vicende internazionali con un occhio particolare per l’area dell’America Latina.

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